lunedì, 26 Luglio, 2021
Economia

Il Paese dei prodotti e profitti bio. È record di crescita, fatturato e incentivi in agricoltura. Ma è tutto naturale?

Un Paese che crede nel bio, o meglio nelle etichette biologiche. Non si comprende altrimenti la corsa che si è innescata verso ciò che viene annunciato come prodotto naturale, come esempio di coltivazioni senza pesticidi, o allevamenti privi di bombe antibiotiche per gli animali. Difficile però credere che sia tutto così naturale, pulito e sostenibile. Un primo dubbio forse affiora dai dati di importazione, perché molte materie prime arrivano da lontano, e con controlli scarsi.

Affinando le ricerche, infatti, emerge una contraddizione. Le richieste di etichette bio sono state 13 mila in un solo anno, nel contempo, tuttavia, gli acquirenti vogliono prodotti di alta qualità da acquistare negli hard discount, a prezzi super scontati. È possibile questo mercato? Stando ai costi di produzione non può essere, in quanto la filiera di un qualsiasi prodotto biologico, da una crema, ai tessuti di un capo abbigliamento, fino al vasto mondo alimentare, ha costi non indifferenti. Quindi avere qualità a prezzi stracciati non può valere per tutto. C’è qualcosa che si spaccia per bio pur non essendolo, e questo è un danno per il consumatore e per il mercato. Sul fronte dei prodotti di qualità, invece, le cose vanno a gonfie vele. Il Covid, ad esempio, ha spinto i consumi domestici di alimenti bio al record di 3,3 miliardi di euro grazie alla svolta green degli italiani costretti in casa dalla pandemia. A dare una mano anche la politica con l’approvazione da parte della Commissione Agricoltura del Senato alla proposta di legge che prevede, tra le altre misure, l’introduzione di un marchio per il bio italiano. Un passo importante per porre quelle regole da rispettare a tutela dei consumatori contro frodi e raggiri. Che il mercato sia in forte crescita, che ci sia un maggiore interesse verso il prodotto “naturale”, lo certificano anche i dati Ismea relativi all’anno 2020.

Cifre che fanno prevedere un nuovo balzo, perché  tutti i prodotti biologici ottenuti da materie prime italiane potranno essere valorizzate sul mercato con l’indicazione “biologico italiano” e come tali protetti contro le usurpazioni, imitazioni e  evocazioni. Altro capitolo sarà la tracciabilità dei prodotti per garantire una piena informazione circa la loro provenienza. Così come saranno certe le sanzione contro le frodi. Che il biologico sia una etichetta con un prodotto di qualità ha risvolti positivi per le imprese, per il Made in Italy e per i consumatori. Tuttavia c’è anche da riflettere sul fatto che incentivi, agevolazioni e fondi siano dati a sostegno di metodi di agricoltura biodinamica che contraddistingue imprese e prodotti in base a caratteristiche differenziate di sostenibilità.

Il 2021 sarà l’anno che permetterà all’Italia di affermare la sua leadership europea sui prodotti alimentari. Quello che magari desta sorpresa sapere che siamo il Paese europeo che ha la più alta concentrazione di aziende agricole biologiche, ora se ne contano oltre 80 mila, Mentre le superfici agricole coltivare con metodi bio sono oltre due milioni di ettari. Possibile? Forse si, ci sarebbe però da spiegare da dove nasce il miracolo italiano dal momento che importiamo molte materie prime da Paesi dove i controlli non sono certo severi come in Italia. Importiamo cereali, caffè, zucchero, tè e spezie, cacao. A sottolinearlo è anche la Coldiretti che parla di “vera e propria invasione”. Un import che rende ancora più urgente dare la possibilità di distinguere sullo scaffale i veri prodotti biologici Made in Italy ma anche rafforzare i controlli sui cibi bio importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli Europei.

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