giovedì, 21 Gennaio, 2021
Società

Cala (apparentemente) l’odio online: la Rete inizia a moralizzarsi?

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L’Italia che odia lo fa scegliendo Twitter: su questa piattaforma, negli ultimi anni, è letteralmente esplosa l’avversione contro migranti, musulmani ed ebrei. Roma e Milano i principali centri del disprezzo, anche se la stupidità dei leoni da tastiera pervade l’intera nazione.

Sono questi alcuni dei dati contenuti nell’ultima Mappa dell’Intolleranza, il progetto ideato da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, Sapienza – Università di Roma e IT’STIME dell’Università Cattolica di Milano.

Giunto al suo quinto anno di rilevazione, la mappatura dei sentimenti ostili è stata redatta estraendo dal popolare social ideato da Jack Dorsey tutti i tweet contenenti alcune parole considerate sensibili, identificando anche la zona geografica dove l’intolleranza è maggiormente diffusa tramite la geolocalizzazione delle infamie.

Questa ultima rilevazione, che ha preso in esame il periodo tra marzo – settembre 2020, raccoglie e analizza un totale di 1.304.537 “cinguetii”, dei quali 565.526 negativi (il 43% circa vs. 57% positivi). Quello che emerge, rispetto al 2019, è una decrescita significativa dei tweet negativi rispetto al totale dei tweet raccolti, sintomo che qualcosa di buono sta accadendo.

Lo scorso anno, infatti, un hater su tre si scatenava contro gli stranieri, ebrei e musulmani. Non andava bene nemmeno alle donne, in cima alle classifiche 2019 dell’odio online, ancora più colpite se in tandem con le persone omosessuali. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Tutto bene dunque? Pare di no. Dalle rilevazioni di quest’anno, sottolineano gli esperti di Vox, si odia in modo diverso, più radicato e radicale, anche se quantitativamente – è vero – il fenomeno appare in diminuzione. Gli studiosi, però, rimangono preoccupati da questa incisività di intolleranza nel mondo online. Le categorie più vituperate rimangono sempre le donne e i migranti.

Entrando più nel dettaglio, si evidenzia una ridistribuzione dei tweet negativi totali; nel 2019 infatti i cluster più colpiti erano migranti (32,74%), seguiti da donne (26,27%), islamici (14,84%), disabili (10,99%), ebrei (10,01%) e omosessuali (5,14%). Nel 2020, occupano i primi due posti donne (49,91%) ed ebrei (18,45%), seguiti da migranti (14,40%), islamici (12,01%), omosessuali (3,28%) e disabili (1,95%).

Guardando ai singoli territori, Piemonte, Lombardia, Roma e Napoli si aggiudicano il triste primato di odio antisemitico, quasi tutto il nord Italia in relazione alla xenofobia e alla misoginia, così come l’omofobia, ampiamente diffusa livello nazionale, ma con concentrazioni in Puglia e Sicilia. Una triste graduatoria da cancellare al più presto.

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