giovedì, 21 Gennaio, 2021
Società

Perché il futuro, in finanza, è sempre più “Disruptive”

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Il futuro? Disruptive, non c’è dubbio.

Questo quanto emerge dagli orientamenti degli uffici studi delle più prestigiose case d’investimento mondiali. Come spesso accade, dietro quello che può sembrare un termine di moda c’è una questione di sostanza. E che sostanza. Ma andiamo con ordine.

La «disruptive innovation» per il professore di Harvard Clayton Christensen che ha coniato il termine, è la conseguenza di una nuova tecnologia, e/o di un nuovo modo di operare su un modello di business, che porta a stravolgere o modificare completamente la logica fino a quel momento presente nel mercato, introducendo comportamenti e interazioni nuove e rivoluzionando quindi i paradigmi ricorrenti. L’impatto di una innovazione di rottura è, sempre per Christensen, in qualche modo imprevedibile e da riconoscere con lo specchietto retrovisore: puoi definirla “disruptive” solo dopo che ne hai visto riconoscere in modo diffuso il valore e portare reali cambiamenti nel modello in cui si è inserita.

Secondo la Harvard Business Review, sulle cui pagine nel 1995 si è parlato per la prima volta di “disruptive innovation”, “In our experience, too many people who speak of “disruption” have not read a serious book or article on the subject. Too frequently, they use the term loosely to invoke the concept of innovation in support of whatever it is they wish to do. Many researchers, writers, and consultants use “disruptive innovation” to describe any situation in which an industry is shaken up and previously successful incumbents stumble. But that’s much too broad a usage.”

Il mondo è cambiato, come riportato anche in questa sede, sempre più connesso, complesso e strettamente correlato da quelle che sono le implemntazioni tecnologiche, che stanno avendo un impatto “disruptive” su ogni aspetto della vita. E, come sappiamo, il mondo degli investimenti spesso anticipa quanto sta avvenendo nel mondo “reale”.

Mentre viene riconfermato l’aspetto conservativo di molti risparmiatori (o la giusta tendenza a mediare e diversificare nel portafoglio tra sicurezza e guadagno) i  rendimenti dei Bot semestrali toccano un nuovo minimo storico con  i titoli con scadenza 31 maggio 2021 che sono stati assegnati al rendimento medio negativo dello 0,518%, in calo di 4 punti base rispetto all’ultima asta, con il ministero dell’Economia che ha offerto il Bot semestrale 31/05/2021 per un controvalore di 6 miliardi e con  la domanda che è stata superiore ai 13,3 miliardi, con un rapporto di copertura quindi di 2,22, nel giro di pochi mesi abbiamo vissuto cambiamenti epocali, accelerati dalla pandemia: pensiamo a quanti pagamenti e a quanta parte del lavoro abbiamo effettuato on line durante il lockdown. L’innovazione organizzativa, di mercato, di prodotto, accelerata dalla pandemia, è stata originata da alcune aziende, mentre altre, pur con modelli organizzativi e produttivi tradizionali, sono riuscite ad innovarsi. Pensiamo al mondo delle automobili: il cambio del paradigma dai modelli tradizionali a quelli elettrici è irreversibile e sotto gli occhi di tutti. Pensiamo ad Amazon, che ha riscritto il modello dei consumi mondiali; o alla Walt Disney che dopo l’avvento di Netflix ha saputo approfittare ed adattarsi e non subire questo cambiamento.

Vafa Ahmadi, responsabile azioni tematiche globali di CPR AM (Gruppo Amundi) spiega in un’intervista a Financialounge.com come l’investimento tematico mira a identificare le tendenze strutturali in grado di generare un incremento di valore a lungo termine. Secondo Ahmadi, “L’investimento tematico consente di cogliere le opportunità presentate dai trend strutturali, investendo in società che sono esposte a tali trend e possono quindi beneficiare di questo supplemento di crescita a lungo termine. Quindi apporta una potenziale sovraperformance attraverso l’esposizione a fattori di crescita a lungo termine.

In uno scenario con maggiore instabilità economica causata dalla crisi Covid, può essere saggio per un investitore a lungo termine privilegiare nel proprio portafoglio attività esposte a una crescita di lungo periodo, che in un certo senso consente di superare imprevedibili fluttuazioni e la volatilità del momento. La pandemia probabilmente confermerà l’importanza di un approccio di investimento a lungo termine e lungimirante che fa affidamento su tendenze strutturali che resisteranno alle crisi. Questo è esattamente ciò che fa l’investimento tematico. Offre inoltre diversificazione, deviando dai benchmark e dagli indici tradizionali, fornendo al contempo un’esposizione alle componenti più promettenti dei mercati azionari. Ad esempio, il nostro fondo tematico sull’istruzione mostra una sovrapposizione solo del 6% con l’indice MSCI All Country World (rappresentativo dei mercati azionari globali)”.

Ma cos’è la Disruption?

Le aziende disruptive sono quelle che sfidano i paradigmi esistenti, creando esse stesse dei mercati nuovi. in grado di innovare e creare nuovi mercati, che sfidano i modelli di business esistenti. Questa qualità innovativa, dirompente, appare oggi più che mai decisiva per essere tra i protagonisti del mondo di domani, e per domani non si intende tra un lustro, ma domani, nel senso quasi letterale del termine.

Una delle qualità principali della disruption è che è “interdisciplinare”, se così si può dire. Secondo molti analisti questa caratteristica copre molti sottotemi, per Ahamadi più di 30, che riunisce in quattro sottodimensioni: Economia digitale, Salute e scienze biologiche, Industria 4.0 e Pianeta. Sempre secondo l’analista “ Le aziende disruptive mostrano profili altamente diversificati, da “protagonisti” all’origine del cambiamento a player storici che si adattano con successo al cambiamento. Pertanto un portafoglio disruptive ha un profilo di rischio/ rendimento bilanciato in grado di resistere a varie condizioni di mercato e di fornire molteplici fonti di performance”.

Quali sono i megatrend disruptive del prossimo futuro?

Se si è d’accordo nel considerare il Covid-19 come un potente acceleratore tecnologico, un vero punto di svolta per il prossimo decennio, allora un tema trasversale come la “New Home Economy”, alimentato dall’accelerazione della digitalizzazione della nostra vita quotidiana nell’ultimo periodo, potrebbe rappresentare un interessante tema di approfondimento, ad esempio.

Altri di cui della Disruption, come tecnologia, cybersecurity, cloud, e-commerce, fintech… dovrebbero davvero crescere di importanza come componenti di un mondo post-Covid. Il cloud, in particolare, sarà fondamentale per la sopravvivenza del business e guiderà la crescita futura.

Un altro aspetto fortemente accelerato dal Covid, è stata nel campo della salute e delle scienze biologiche, dove le piattaforme mediche e la telemedicina sono state importanti durante il lockdown. Si tratta di una tendenza forte dalla quale non si tornerà indietro. L’accelerazione della telemedicina e l’aumento delle piattaforme di salute digitale basate sui dati faciliteranno l’accesso alle cure, contribuiranno a gestire meglio le malattie croniche e ridurre i costi.

Infine, Tecnologie come Internet delle cose (IoT), Cloud computing, 5G, intelligenza artificiale (AI), stampa 3D e robotica rivestono un ruolo fondamentale per le reti di fornitura digitale del futuro. Allo stesso tempo, il contesto lavorativo in rapida evoluzione rende tutte queste innovazioni tecnologiche ancora più indispensabili.

Nel grafico sottostante, tratto dall’Harvard Business Review, è riportato in maniera esemplare come il cambiamento di paradigm da “mainstream” a “disruptive” cambi notevolmente le performance (in questo caso dei prodotti).

E nei nostri portafogli? Come sempre diversificare ma non tralasciare “il mondo che cambia”.

Fonte: Harvard Business Review

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