martedì, 7 Dicembre, 2021
Società

Marinerie a rischio di fallimento

“Per le imprese e le flotte di pesca sarà ancora un anno di sacrifici, di attese, di utili economici ridotti. Tra stop alla pesca per il fermo biologico scaglionato per zone. Eppoi i limiti di pesca imposti con giornate di blocco; un import che diventa sempre più invadente, gli adempimenti burocratici; le attività di pesca si riducono, i margini di guadagno sono da tempo al minimo. In queste condizioni diventa difficile, se non impossibile, andare avanti”. Paola d’Angelo, delegata nazionale di Fedeagripesca, (la federazione che unisce agricoltura e pesca) vice presidente per l’Abruzzo, elenca i problemi che assediano pescatori e armatori. Categorie che in Italia vivono momenti difficili stretti tra burocrazia, norme nazionali e riduzione del fatturato commerciale. “Eppure siamo un settore vivo, che da lavoro, che è conoscenza del mare, che è tutela dell’ambiente, innovazione e che sostiene turismo ed enogastronomia”.

Allora perché siete così stretti da tanta burocrazia che da anni provoca la riduzione delle imprese?
“Dare una sola spiegazione non è facile, ci sono condizioni storiche ma anche attualissime. Se guardiamo al passato c’è il disimpegno dei governi verso le politiche del mare, lo sviluppo e la tutela delle imprese di pesca che sono una categoria esposta a numerosi problemi; se analizziamo l’oggi vediamo che non siamo stati difesi abbastanza in Europa e le marinerie di pesca italiane ne pagano conseguenze pesanti. Siamo una categoria marginalizzata che ha dovuto subire tagli e ridimensionamenti di flotta”.

Come possiamo sintetizzare le “penalizzazioni” che il settore della pesca ha subito?
“In termini numerici, ad esempio, abbiamo ora una flotta che può lavorare per il 60% delle giornate utili, perché oltre al fermo biologico obbligatorio e scaglionato per comparti, ci sono le giornate di stop imposto. Poi ci sono le tasse, gli adempimenti burocratici, la concorrenza, le carte da riempire che comprendono molte cose tra cui la tracciabilità del pescato”.

Per la pesca c’è poi il grande tema della sostenibilità delle risorse ittiche e dell’ambiente. Cosa proponete?
“Sono problemi che stanno particolarmente a cuore alle imprese di pesca. Siamo noi infatti i primi a dire che il mare deve essere tutelato, ed abbiamo aderito al progetto ‘plastic free’, ed inoltre da anni ci sottoponiamo al fermo biologico. Abbiamo sensibilità e impegno, per questo vorremmo avere una maggiore attenzione. Noi facciamo sforzi che devono esserci riconosciuti. Per le imprese non è uno scherzo, siamo da tempo a rischio di sostenibilità economica”.

Le marinerie hanno lanciato il loro SOS, ma c’è qualcuno disposto a raccogliere le vostre richieste?
“Sono in atto degli incontri a livello governativo per cercare di verificare come la categoria possa andare avanti. Noi siamo disposti ad ascoltare e verificare le proposte, ma non possiamo più accettare tagli al settore già ridotto al minimo. Se l’Europa chiedere ulteriori riduzioni significa far scomparire il settore della pesca, significa voler far morire in attività che invece ha notevoli potenzialità di crescita”

In che settori?
“Ricordo che siamo da traino alla ristorazione, alla enogastronomia, sl turismo. È un comparto quello della pesca che significa professionalità, conoscenze, innovazione, qualità, prodotto nazionale”.

C’è un crescente timore per la concorrenza di altri mercati?
“Si è un altro aspetto del problema. Molte qualità ittiche sono di importazione, a discapito del prodotto locale. C’è poi da registrare un cambio di abitudini del consumatore che iniziano a preferire taglie grandi di pesce, mentre i nostri prodotti hanno una tipologia diversa”.

Cosa chiedete al Governo?
“Di darci una mano a vincere le sfide che abbiamo davanti, che ci sia una politica più attenta, con maggiori risorse, con incentivi e sostegni dovuti alle marinerie, con un maggiore impegno del governo e in questo c’è apprezzamento per il dialogo intrapreso, potremmo vincere e superare i problemi, a beneficio non solo della nostra categoria ma di tutti i cittadini. Se chiude la pesca chiude l’Italia”.

Queste, infine, le date e i comparti del fermo biologico obbligatorio per il 2019.
Da Trieste ad Ancona: 29.07- 27.08. Da San Benedetto a Termoli: 15.08-13.09. Da Manfredonia a Bari: 29.07- 27.08. Da Brindisi a Civitavecchia: 9.09- 8.10. Da Livorno a Imperia: 16.09- 15.10

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