martedì, 2 Marzo, 2021
Politica

Usa e i dubbi di Papa Francesco. Le due Chiese al tempo del Coronavirus

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Massimo Franco sulle colonne del Corriere della sera ha posto una questione non da poco. “Ci sono due Chiese anche negli Usa”. Lui, ovviamente, ha cercato di edulcorare la questione, smussare gli angoli, parlando “di cauto benvenuto a Joe Biden e di una guardinga presa d’atto sulla sua vice Kamala Harris”.

Ma l’imbarazzo è tanto e riflette le divisioni interne al mondo cattolico, da quando papa Francesco ha imposto la sua rivoluzione pastorale (economia dello scarto, immigrazione, ambiente).
Un cambio di approccio a 360 gradi, che l’ha portato a vedere in Trump la bandiera internazionale di quel sovranismo, di quel nazionalismo, di quell’egoismo economico, alimento dell’intolleranza, dell’anti-inclusione e dei conflitti, che il pontefice combatte quotidianamente. Cioè, Trump-sinonimo del male, indipendentemente dalle politiche pro life fatte nei suoi 4 anni, dalla lotta contro l’aborto, al taglio dei fondi alle lobby Lgbt , fino alla nomina della giudice della Suprema Corte Amy Barret.

Massimo Franco può frenare quanto vuole, ma “il cauto benvenuto”, a qualche giorno dall’esito dubbio del voto, suona come una legittimazione, un riconoscimento, un’investitura ufficiale. Se è democrazia il voto, è anche l’accertamento della sua validità.

E ancora: come ci può essere soltanto una “guardinga presa d’atto” per la sua vice Kamala Harris? È evidente che se Biden cercherà di dialogare con l’altra America che ha votato Trump (compito assai difficile, si tratta di Dna incompatibili), che grida ai brogli (avrà per molto come spina nel fianco la questione giudiziaria); un’America che si sente defraudata, che lo costringerà, almeno nel primo anno, a una presidenza moderata, di pacificazione, mirata a dividere il fronte repubblicano, magari mettendo qualche esponente “rosso” nel suo governo, la sua vice, al contrario, sarà la punta di diamante di una impostazione estremista, di una concezione politica, culturale, sociale, diametralmente opposta al trumpismo.

Ciò vuol dire, cassare tutte le decisioni di Donald in materia di diritti civili, immigrazione e appunto, di valori non negoziabili. Kamala Harris è totalmente in linea con le idee della Clinton, col suo mondo laicista e radical.

Può la Chiesa, al di là delle naturali esigenze di protocollo diplomatico, venire a patti con questa politica, senza tornare nelle braccia della gerarchia conservatrice Usa, molto potente e totalmente allineata con Trump? Non dimentichiamo la lettera di Monsignor Viganò che ha collegato per la prima volta, la deriva progressista della Chiesa e il “regime Covid”.
E Papa Francesco (percepito di fatto come l’anti-Trump), risolverà questo dubbio? Biden-speranza di distensione, ma timori per l’ipoteca radicale della sua vice?
In tal modo si spiega, infatti, il commento ufficiale molto blando, affidato al presidente dei vescovi Usa, Josè Gomez di Los Angeles: “Congratulazioni a Mr. Biden, riconosciamo che si unisce al defunto John F. Kennedy, come secondo presidente degli Stati Uniti a professare la religione cattolica”. Parole sobrie, accompagnate, come scrive Massimo Franco, da un appello generico “a difendere la vita”. Un messaggio che rivela una forte impotenza. Da una parte, l’uso della parola “difendere”, posizione perdente e difensivistica. Dall’altra, la richiesta di tutelare la vita sapendo che non sarà così.

Può bastare come garanzia la scelta religiosa individuale dell’uomo Biden? Cosa vuol dire essere cattolico, se a comandare saranno, come appare certo, le lobby laiciste che lo hanno aiutato e finanziato? Alla Chiesa basta un semplice richiamo generico a difendere la vita?

Ecco, anche sul tema Usa, la Chiesa al tempo del Covid sta appalesando tutte le sue fragilità. Con le conseguenze inevitabili per l’unità dei credenti e il futuro della fede.

(Lo_Speciale)

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