mercoledì, 27 Gennaio, 2021
Politica

Sanità e ristori. La verità sullo scontro in atto tra Roma e i governatori

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La prima cosa sbagliata è stata decentrare la sanità alle Regioni. Il caos al quale assistiamo, nella convulsa gestione della pandemia, è figlio di quella concessione che la sinistra fece a suo tempo, alla Lega padana di Bossi (la riforma del titolo V), dopo che aveva impedito la devolution voluta dal centro-destra (che tra le varie opzioni, proponeva la medesima cosa).

La sanità non può essere delegata agli Enti Locali, ci deve essere necessariamente una uniformità di scelte, di costi e di trattamenti. Che può essere garantita solo dal centro. L’attribuzione della sanità alle Regioni, non solo ha diviso per venti, le problematiche e i vulnus, ma ha favorito anche quella semplificazione regionale che ha abolito di fatto i presìdi territoriali, quella prima linea che oggi sarebbe stata molto utile per impedire gli sbarchi isterici nei pronto soccorso da parte di cittadini impauriti dal virus.

Gli ultimi Dpcm, poi, hanno peggiorato il già difficile rapporto tra Roma e governatori.Presidenti di regioni che vogliono diventare rosse, altri che si lamentano proprio perché i loro amministrati sono misteriosamente diventati rossi, altri che non si spiegano perché sono diventati arancioni.
La verità è che i vari governatori interessati ad acuire i controlli e la sicurezza, dati i numeri crescenti di positivi, con le attuali regole costituzionali, già potrebbero trasformare autonomamente le loro regioni in rosse, ma non lo fanno per due ragioni.Primo, perché non hanno la forza di obbligare i loro sottoposti al rispetto di eventuali lockdown (le Forze dell’Ordine rispondono ai ministri). Secondo, perché dovrebbero provvedere direttamente ai famosi ristori per impedire che la scontata e legittima protesta delle categorie massacrate dalla crisi, si trasformi in sommossa sociale.

Ristori cui non possono fare fronte secondo le loro misere casse, e considerando il fatto che i soldi promessi dal governo Conte non solo non arrivano (basti pensare al 40% che ancora spetta la cassa integrazione estiva), ma non arriveranno. E se arriveranno (quelli previsti dall’ultimo provvedimento), sono pannicelli.

2 miliardi possono coprire la disperazione di ristoratori, commercianti, piccole e medie imprese, artigiani?
E le partite Iva? Sono le vittime ideologiche sacrificali di questo periodo. Per loro solo silenzio.

Tutti elementi che prefigurano una prossima inevitabile guerra civile tra garantiti e non garantiti, altro che destra e sinistra, liberisti e statalisti, laici e cattolici, europeisti ed euroscettici.

Uno scontro drammatico tra chi può convivere con il distanziamento sociale, il confinamento privato, il coprifuoco, tanto lo stipendio arriva sempre a fine mese (vedremo però tra un anno); e chi se non lavora non vive. E che quindi preferisce morire di Covid, più che di fame.

Una partita irrisolvibile. Sul piano dei principi, la sanità deve tornare allo Stato, una sanità pubblica, efficiente, non in mano a manager che l’hanno massacrata, seguendo una logica e una deriva liberista, che ha privilegiato una sanità privata, magari moderna, efficace, ma dai dubbi obiettivi, inquietante per finalità e opacità economiche (le collusioni col sistema politico, i dirigenti tutti di Palazzo, i parametri legati al profitto, si vedano i malati di Covid trasferiti nelle strutture degli anziani, senza protezione, unicamente per i 2000 euro giornalieri, il costo di un malato di Covid che lo Stato riconosce).

Ma dati i forti sospetti che siamo dentro ormai a un “regime-Covid”, che sta imponendo un direttorio sanitario (in vista del vaccino), alleato di una maggioranza che ha tutto l’interesse a blindarsi al potere, anche la sanità regionale, a parità di pericolo, non sembra poi così male. Infatti il duello costituzionale attuale è tra regioni di centro-destra, penalizzate dal recentissimo Dpcm, e regioni di sinistra, stranamente beneficiate.

Concludendo, il tema è senza risposte. La questione è irrisolvibile. E la gente muore.

(Lo_Speciale)

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