giovedì, 21 Gennaio, 2021
Politica

Binetti, le fake news sul tabacco riscaldato sono un attentato al diritto alla salute e alla informazione

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Nonostante il danno accertato, gli HTPs hanno ancora una tassazione ridotta del 75% rispetto alle sigarette tradizionali e nessuno dice che fanno male

 Ancora una volata in solitario contro le Major del tabacco della senatrice Paola Binetti (UDC), che oggi, a dispetto del Covid 19, è riuscita a riunire, nella sala stampa del Senato, esponenti delle istituzioni preposte alla salute pubblica ed esperti di economia e tabagismo per discutere dei cosidetti HTPs (heated tobacco products). “La mia è una vera e propria battaglia sociale per combattere la fake news che il tabacco riscaldato non faccia male”, è stato il grido di guerra con cui la senatrice ha aperto la discussione, moderata da quel Giulio Valesini che, con la sua inchiesta per la trasmissione Report, per primo ha acceso i riflettori mediatici sulle ombre che accompagnano la tassazione agevolata concessa alle multinazionali straniere che producono questi nuovi derivati del tabacco.

Privilegi fiscali (gli HTPs sono tassati un quarto rispetto alle sigarette tradizionali) che, oltre ad andare in direzione contraria rispetto alle evidenze scientifiche sempre più acclarate sulla pericolosità del prodotto, sembrano incoraggiarne il commercio, con alti profitti per i produttori e altissimo rischio per la salute pubblica. E mentre il loro mercato sembra florido e in netta espansione, la percezione dei consumatori resta indietro, a quando non esistevano certezze scientifiche sul danno e la dipendenza da loro prodotti: “Un nostro sondaggio rivela che la percezione della maggior parte dei consumatori di tabacco riscaldato è così falsata da indurli a pensare di poter fumare addirittura in luoghi chiusi – ha rivelato Roberta Pacifici, Direttore del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità –. Esiste un vero e proprio gap sul piano normativo e della comunicazione tant’è che il loro tasso di notorietà è cresciuto del 67,3% grazie anche alla sovraesposizione pubblicitaria non normata come i prodotti da tabacco combusto.”.

Tesi confermata anche dalla dottoressa Daniela Galeone, Direttore dell’ufficio Promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico-degenerative del Ministero della Salute, anche lei presente oggi in Senato: “Questi prodotti non sono tenuti ad applicare sulle confezioni le avvertenze che dovrebbero dissuadere dal fumo insieme al numero verde dell’Istituto Superiore di Sanità. Le rigide norme sulla pubblicità dei prodotti del tabacco, previste dalla legge Sirchia oltre 20 anni fa, non si applicano ai dispositivi specifici per l’uso del tabacco riscaldato. Per cui è possibile la loro promozione e la relativa vendita in luoghi facilmente frequentati anche da giovani non fumatori, che possono erroneamente considerarli a rischio ridotto per la salute. La prevenzione e la cura del tabagismo sono essenziali per promuovere e tutelare la salute pubblica, ma richiedono lo sviluppo di politiche e interventi anche in ambiti diversi da quello strettamente sanitario. È indispensabile il consenso di più istituzioni affinché gli aspetti economici non prevalgano sul supremo interesse della tutela della salute”.

Quindi la tassazione agevolata, la cui abolizione potrebbe essere trasformata in una tassa di scopo, dedicando il maggiore gettito erariale alle strutture di salute pubblica, come suggerisce da sempre la senatrice Binetti, non sarebbe l’unico privilegio concesso alle multinazionali del tabacco. Secondo la parlamentare UDC: “I nuovi prodotti sono resi più attrattivi da tutto ciò che riguarda la distribuzione, il packaging e l’indubbia pubblicità di cui godono, sia in forma diretta che indiretta. Le istituzioni sembrano non aver preso coscienza dei rischi di questi nuovi prodotti, solo così si spiegherebbe la tassazione estremamente agevolata di cui godono e la maggiore libertà di promozione del prodotto”.

Sfatato anche il mito che i dispositivi a tabacco riscaldato possano aiutare a liberarsi dal vizio del fumo. Secondo la Vice Presidente della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB), Maria Sofia Cattaruzza: “Non ci sono evidenze a sostegno di una reale efficacia dei prodotti a tabacco riscaldato che inducano a smettere di fumare, perché molti fumatori sono “fumatori duali” (cioè fumatori di tabacco tradizionale e di tabacco riscaldato). Sono più i non fumatori (soprattutto giovani) e gli ex-fumatori che iniziano o ri-iniziano a fumare con questi prodotti rispetto ai fumatori che smettono di fumare utilizzandoli”.

Ma allora perché tante concessioni ad un settore merceologico dannoso per la salute? È la domanda che si è posto l’economista Marco SPALLONE, Professore di Economia all’Università di Chieti e Pescara e vice direttore del CASMEEF- LUISS GUIDO CARLI: “Come sempre sono partito da una posizione molto laica nell’analisi del fenomeno, chiedendomi se le agevolazioni potessero rientrare negli aiuti alla innovazione tecnologica o alle attività produttive in genere, a sostegno della occupazione. Ma un regime di favore trovava una giustificazione plausibile al momento del lancio, nel 2015, quando persisteva il dubbio circa gli effetti sulla salute umana e si voleva investire nel possibile sviluppo di un comparto innovativo, non gli ulteriori interventi a favore dello stesso comparto posti in essere nel 2019. Anzi, proprio nel momento in cui il Ministero della Salute ha affermato che mancava una sufficiente evidenza scientifica per riconoscere la minor tossicità o il minor danno alla salute umana rispetto alle sigarette da combustione, sempre a parità di condizioni di utilizzo, la tassazione è stata ulteriormente ridotta, passando dal 50% di quella precedente al 25%. Su queste basi è ben difficile giustificare anche la sola esistenza di un’agevolazione fiscale, ma di certo è impossibile giustificarne una così enormemente sproporzionata”.

A tirare le somme su tutti gli interrogativi della mattinata ci ha pensato l’ospite di casa, la senatrice Binetti: “Le conclusioni oggi vanno in tre diverse direzioni. Prima di tutto occorre onestà intellettuale per riconoscere che il fumo, la nicotina, nuoce gravemente alla salute, anche quando è usata sotto forma di tabacco riscaldato. In secondo luogo è fondamentale non concedere privilegi fiscali a nessuno, tanto meno alle grandi aziende produttrici di tabacco, ricordando che le aziende sono sempre le stesse, qualunque sia il tipo di tabacco venduto. I loro margini di guadagno sono, però, nettamente superiori nel caso del tabacco riscaldato. Infine, non bisogna lasciarsi ingannare dal fatto che tra queste aziende, le famose ‘major’ americane, qualcuna, per farsi perdonare, investe in numerose iniziative sociali, creando un consenso popolare che non può e non deve far dimenticare né il grave danno alla salute personale, né il danno erariale occasionato alle casse dello stato, ossia alla salute collettiva”.

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