giovedì, 3 Dicembre, 2020
Attualità

Scontri, caos e teppisti vanno fermati. La priorità è aiutare i settori più colpiti dalle chiusure forzate delle attività commerciali

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Rilanciamo una nostra proposta: soldi a chi non ha redditi garantiti dallo Stato. Diamo incentivi alle imprese in difficoltà, a chi ha perso il lavoro o non può esercitare l’attività professionale, alle donne ai giovani disoccupati. Aiutiamo le persone oneste e perbene contro chi vuole trascinarle in una spirale di violenza distruttiva.

Scontri di piazza, bombe carta, bottiglie incendiarie, danneggiamenti, saccheggi, cassonetti bruciati, sassaiole, vetrine rotte. La notte nelle grandi città diventa lo scenario per mettere a segno atti di teppismo, di violenza, di azioni delinquenziali, tutto il contrario della lotta sacrosanta di chi scende in piazza per difendere le proprie attività imprenditoriali, il lavoro professionale, di fruibilità culturale e di vita. Sappiamo che la pandemia sull’economia ha effetti devastanti ma sappiano anche che non tutti soffrono i colpi di una crisi indotta dalle chiusure forzate di attività e di luoghi di vita sociale. Il Coronavirus ha amplificato rendendole evidenti e insopportabili le tante diversità che nel Paese creano risentimenti, diffidenze divisioni. In una sola parola in Italia ci sono disuguaglianze così stridenti che non possono e non devono passare sotto silenzio.

C’è ad esempio chi riceve lo stipendio a casa e il suo lavoro lo può svolgere tra le mura domestiche e chi, per fare un esempio tra mille, come i tassisti che per sopravvivere devono tenere i loro mezzi in attività a rischio soprattutto di contagio per guadagnare qualcosa. Così come lo sono due categorie di lavoro sovraesposte al rischio di rimanere contagiate come gli autisti di autobus, le cassiere di negozi e catene alimentari, i barman, le parrucchiere. Sono lavoratori che non possono stare a casa ma sono nel centro della moltitudine. Ci sono differenze e rischi diversi tra chi lavora, sia sanitari sia economici, e oggi socio economico. Perché per adoperare le cifre presentate dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli: sono a rischio di chiusura 50 mila imprese e una perdita di occupazione di 300 mila unità. Di fronte a queste cifre bisogna agire ed essere consapevoli di un paradosso: è in vantaggio e in sicurezza chi rischia di meno e può avere lo stipendio accreditato in banca.

Il problema sarà destinato ad emergere con maggiore evidenza ogni giorno che passa. Le manifestazione di piazza – non parliamo dei teppistici e gruppi estremisti che soffiano sui guai – ci riferiamo alle persone perbene e in difficoltà, ai tanti professionisti senza reddito. Per ridare a tutti loro speranza e fiducia è necessario far arrivare i soldi e gli aiuti nelle tasche giuste. Noi, durante la prima ondata di Coronavirus, quindi a marzo e aprile, avevamo insistito su un metodo chiaro e lineare, dal momento che l’INPS non sarebbe stato in grado di valutare milioni di domande in poche settimane, quello di inviare i soldi a chi non ha reddito nel nucleo famigliare o come persona single senza introiti economici. Non si tratta ovviamente di distribuire soldi a pioggia ma indirizzare le somme a quanti non hanno entrate garantite dallo Stato: quindi si escludono i lavoratori della pubblica amministrazione, i pensionati, quei politici e amministratori che percepiscono stipendi. In altri versi chi riceve denaro e non ha paura di rimanere senza risorse.
In questo modo i soldi possono arrivare sui conti delle partite Iva, di quei titolari di piccole e micro imprese, ai lavoratori che hanno perso una occupazione, ai giovani disoccupati. Sono metodi utilizzati in altri Paesi dove c’è molto meno burocrazia, e che hanno avuto successo.

In Italia si ripete da più parti che bisogna agire presto, che al massimo a metà novembre i soldi devono essere assegnati, noi aggiungiamo presto e soprattutto bene, aiutando le persone giuste, quelle che hanno bisogno realmente del minimo di sopravvivenza, quelle che la burocrazia spesso taglia fuori solo per un cavillo. Chi Governa deve mettersi dalla parte di quanti con timore guardano la quotidianità con profondo pessimismo, che hanno perso la speranza. Solo allora si può davvero battere i violenti, chi fomenta i disordini, chi vuole il caos e una escalation di violenza. Il tutto naturalmente a danno dei commercianti, dei professionisti, dei giovani e delle donne, delle persone oneste e perbene.

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