lunedì, 30 Novembre, 2020
Ambiente

Danni all’ambiente. Italia seconda nel Mediterraneo per versamenti abusivi di plastica in mare. Colpevole gestione dei rifiuti

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Egitto, Italia e Turchia. È la classifica del disonore dei Paesi che riversano più plastica in mare con danni irreparabili per l’eco sistema marino, e infine per l’uomo stesso. Ogni anno più di 200 mila tonnellate di plastica finiscono nel Mar Mediterraneo, – che già ha accumulato nei suoi fondali oltre un milione di tonnellate di materiale plastico – soprattutto per uno sbagliato smaltimento dei rifiuti. Questa è una delle brutte notizie che emerge dello studio presentato dalla International Union for Conservation of Nature (Unc) che ha analizzato i dati del rapporto “The Mediterranean: Mare Plasticum”, preparato in collaborazione con l’organizzazione Environmental Action (EA), che analizza i flussi di plastica che arrivano nel bacino del Mediterraneo da ben 33 paesi. L’Italia seconda per danni che causa alle acque del Mediterraneo.

Uno degli elementi che destano preoccupazione sono le macroplastiche derivanti da rifiuti gestiti in modo inadeguato costituiscono il 94% del totale degli sversamenti di plastica nel mare. Una volta che la plastica raggiunge il mare, si deposita principalmente nei sedimenti sotto forma di microplastiche (particelle inferiori a 5 mm). Il rapporto stima che più di un milione di tonnellate di plastica si siano accumulate già nel Mar Mediterraneo.

“L’inquinamento da plastica può causare danni a lungo termine agli ecosistemi terrestri e marini e alla biodiversità”, sottolinea con preoccupazione Minna Epps, Direttore del programma IUCN World Marine e Polar. “Gli animali marini”, spiega la Epps, “possono rimanere impigliati o ingerire i rifiuti di plastica, morendo infine di esaurimento e fame. Inoltre, i rifiuti di plastica rilasciano nell’ambiente sostanze chimiche, come gli ammorbidenti, che possono essere dannose sia per gli ecosistemi che per la salute umana, specialmente in un mare semichiuso come il Mediterraneo”.

Secondo il rapporto, questa la classifica dei primi tre Paesi che sversano plastica in mare: l’Egitto circa 74 mila tonnellate anno; l’Italia 34 mila tonnellate anno e la Turchia 24 mila tonnellate anno; montagne di plastica che finiscono nel mare a causa delle grandi quantità di rifiuti mal gestite e per le ampie popolazioni costiere. Mentre nella classifica dello sversamento di plastica pro capite, le responsabilità negative sono per il Montenegro con 8 kg anno a persona; l’Albania, la Bosnia ed Erzegovina e la Macedonia del Nord ciascuna con un contributo stimato di 3 kg per anno a persona; hanno i livelli più alti di scarichi per persona in mare.

“Per le microplastiche primarie”, ricorda il rapporto, “ossia le plastiche che entrano negli oceani sotto forma di minuscole particelle, a differenza dei rifiuti di plastica più grandi che si degradano in acqua, lo scarico di plastica nel Mediterraneo è stimato a 13 mila tonnellate l’anno. La polvere di pneumatici è la principale fonte di questi scarichi (53%), seguita da tessuti (33%), microsfere cosmetiche (12%) e produzione di pellet (2%)”.

Sulla base di un aumento annuo previsto del 4% nella produzione globale di plastica, il rapporto delinea diversi scenari valutando le misure chiave che potrebbero aiutare a ridurre i flussi di plastica nel Mediterraneo nei prossimi 20 anni. Si conclude che, in uno scenario di continuità, quindi se non si facesse nulla per invertire la tendenza, gli scarichi annuali raggiungeranno le 500 mila tonnellate all’anno nel 2040 e si sottolinea che saranno necessari interventi ambiziosi oltre agli impegni attuali per ridurre l’inquinamento da plastica in mare.

L’inquinamento da plastica è dannoso per la fauna marina. Si ritiene inoltre che si accumuli nella rete alimentare, con potenziali impatti negativi sulla salute umana.

Il rapporto, inoltre, fa parte di una serie di pubblicazioni del programma IUCN “Chiudere il rubinetto di plastica”, pubblicazioni sostenute dalla Fondazione Mava. Infine la sollecitazione a ridurre i consumi.

“I governi, il settore privato, gli istituti di ricerca e altre industrie e consumatori devono lavorare in collaborazione per riprogettare i processi e le catene di approvvigionamento, investire nell’innovazione e adottare modelli di consumo sostenibili e le migliori pratiche di gestione dei rifiuti per chiudere il ‘rubinetto della plastica’”, sollecita Antonio Troya, Direttore del Centro IUCN per la Cooperazione Mediterranea.

Il rapporto rileva che il miglioramento della gestione dei rifiuti, a partire dalla raccolta dei rifiuti, è uno dei modi migliori per ridurre l’inquinamento da plastica nel tempo. Inoltre il rapporto sottolinea che i divieti possono essere interventi efficaci se applicati su vasta scala. Ad esempio, si stima che un divieto globale dell’uso di sacchetti di plastica nel bacino ridurrebbe ulteriormente le fuoriuscite di plastica di circa 50 mila tonnellate all’anno.

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