mercoledì, 2 Dicembre, 2020
Società

Settore carburanti pronto a transizione energetica all’insegna della neutralità tecnologica

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Il settore dei carburanti italiano è pronto per la transizione energetica, ma all’insegna di un principio fondamentale: quello della neutralità tecnologica. Lo sviluppo della mobilità alternativa non può fare a meno di un’infrastruttura strategica come quella della rete di distribuzione, già esistente e capace di evolversi. È quanto emerso a Veronafiere, nella seconda giornata del salone Oil&nonOil – Energie, carburanti e servizi per la mobilità.

Soprattutto in un momento di crisi come quello attuale, si deve puntare su un insieme di tecnologie. Su questo si sono trovati concordi i rappresentanti di varie associazioni del comparto, che si sono confrontati nel convegno “Green New Deal ed effetti sulla logistica e la distribuzione dei carburanti”. Secondo gli operatori della produzione, del trasporto e della distribuzione, la Dafi, la Direttiva europea che ha tracciato la traiettoria di sviluppo dei carburanti alternativi, deve essere riadattata tenendo conto della necessità di coinvolgere l’infrastruttura che già esiste.

Solo le imprese attive nel settore dei prodotti e servizi energetici rappresentate daAssopetroli-Assoenergia rispondono per il 75 per cento al fabbisogno del mercato nazionale della distribuzione dei prodotti petroliferi ed energetici e sono titolari del 50 per cento delle stazioni di servizio di carburanti collocate sulle strade italiane, con circa 12 mila punti vendita presenti sulla rete. La rete complessiva, che pure secondo gli addetti ai lavori avrebbe bisogno di una razionalizzazione, supera i 22 mila impianti attivi.

“Non è opportuno fare scelte che privilegino una fonte energetica rispetto ad altre”, ha detto il segretario generale di Assopetroli, Sebastiano Gallitelli. “Per una transizione inclusiva, secondo i principi europei, e sostenibile dal punto di vista economico e sociale non possiamo non valorizzare l’infrastruttura esistente”, ha proseguito, aggiungendo poi che “un paese maturo in tempi di crisi come quello attuale deve preservare un’infrastruttura strategica”.

“Oggi la rete italiana ha tutti i requisiti per essere un veicolo pronto, sostenibile e credibile per l’offerta multienergetica. È un asset già pronto che può essere utilizzato”, ha spiegato Gallitelli. Secondo il dirigente di Assopetroli, in vista dello sviluppo della mobilità elettrica, “per l’infrastruttura di ricarica non si può prescindere dalla rete di distribuzione dei carburanti”, anche perché l’infrastruttura elettrica potrà dirsi adeguata solo quando permetterà agli automobilisti di utilizzare l’auto elettrica come auto primaria.

Anche per Assocostieri, l’associazione di riferimento per le aziende che operano nel settore della logistica energetica, il principio della neutralità tecnologica è tra quelli prioritari, insieme all’analisi del ciclo di vita e al superamento della misurazione delle emissioni esclusivamente al tubo di scarico e non considerando l’intero processo produttivo. “La nostra associazione auspica che nel processo di avvicinamento alla nuova strategia energetica in ottica 2050, l’attuazione del Green New Deal si mantenga ancorata a tre fondamentali punti fermi: necessità di una neutralità tecnologica fondata su analisi Lcae well-to-wheel; capitalizzazione dello sforzo fatto per lo sviluppo e la creazione di nuove infrastrutture come quelle del Gnl; spinta alla ricerca di soluzioni per il passaggio dai gas di transizione a quelli rinnovabili (biometano e bioGnl)”, ha dichiarato il direttore generale, Dario Soria.

Al convegno hanno partecipato anche Cécile Nourigat, segretaria generale di Upei, che rappresenta quasi 2.000 importatori e distributori di energia europei indipendenti per i settori dei trasporti e del riscaldamento, e Natalino Mori, vicepresidente della Federazione autotrasportatori italiani (Fai) – Conftrasporto. A una prima parte generale, sulla tabella di marcia imposta al settore dal Green New Deal e sulla traiettoria di sviluppo tracciata dalla Dafi, è seguita una parte dedicata agli impatti sulla logistica primaria e secondaria, nella quale sono intervenuti i rappresentanti di diverse aziende: Francesco Parisi (Edison), Mirko Nuzzo (Q8) Marco Piccini e Andrea Ragnacci (Piccini Paolo Spa). Il ministero dello Sviluppo economico è stato rappresentato da Giovanni Perrella,consulente della direzione generale per l’approvvigionamento, l’efficienza e la competitività energetica.

La sicurezza sanitaria in fiera è garantita dal nuovo protocollo safebusiness di Veronafiere, validato dal Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile, dalle autorità sanitarie e dall’Associazione esposizioni e fiere italiane (Aefi). L’organizzazione è in linea con l’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio, il Dpcm del 18 ottobre, che ha confermato il via libera alle manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale, ma limitato le attività congressuali alla modalità da remoto.

(Lo_Speciale)

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