lunedì, 30 Novembre, 2020
Politica

Dpcm, parla Giulio Tarro: “Soluzione pilatesca su palestre e piscine. Cosa serviva”

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Il tanto atteso Dpcm contenente le nuove restrizioni decise dal governo per frenare l’avanzata dei contagi da Covid 19, è stato illustrato nella serata di ieri dal premier Giuseppe Conte. L’iter del provvedimento pare sia stato molto travagliato in Consiglio dei ministri, soprattutto su alcuni nodi oggetto di scontro, come ad esempio lo sport. Con il ministro della Salute Roberto Speranza deciso a chiudere palestre e piscine, e il titolare dello sport Vincenzo Spadafora assolutamente contrario. Alla fine è stato deciso di mantenere aperti gli impianti sportivi, ma con l’obbligo per tutti di adeguarsi entro sette giorni ai protocolli di sicurezza, pena la chiusura. Perplessità anche in merito alle chiusure di bar e ristoranti. Abbiamo fatto il punto con il virologo Giulio Tarro, allievo di Alber Sabin e proclamato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo (IAOTP).

Partiamo dai contenuti del Dpcm. Hanno senso secondo lei queste restrizioni?
“Mi sembra che quello partorito sia un provvedimento addolcito rispetto ai propositi iniziali. Una sorta di compromesso per far contenti tutti, governo e regioni. Non mi pare contenga delle grandi novità. Il governo sa benissimo che non può permettersi un altro lockdown come a marzo e cerca altre soluzioni. Lascia ai sindaci il potere di decidere se chiudere o meno le zone a rischio assembramento, lascia aperte le scuole ma rende flessibili gli orari d’ingresso e di uscita per le superiori, limita le attività di ristorazione senza chiudere i locali. Cerca insomma di non scontentare nessuno”.

Però c’è il grande nodo delle palestre e piscine che dovranno adeguarsi ai protocolli di sicurezza entro sette giorni, altrimenti verranno chiuse. È giusto?
“Qui dipenderà molto dalla qualità delle strutture sportive, perché ovviamente non è possibile fare un discorso di carattere generale mettendo tutte le palestre e piscine sullo stesso piano. Alla fine quelle che avranno le possibilità economiche per adeguarsi resteranno aperte, le altre chiuderanno. Anche perché sarebbe assurdo chiuderle tutte soltanto perché alcune non rispettano le regole”

C’è chi dice che in realtà la chiusura è stata soltanto ritardata e che arriverà fra una settimana scaricando la responsabilità tutta sui gestori, molti dei quali forse non riusciranno ad adeguarsi. Lo pensa anche lei?
“Non lo so, vedremo. Alla fine dovrà essere sempre l’autorità sanitaria a verificare e certificare il rispetto dei protocolli di sicurezza. Come ho detto prima questo Dpcm ha cercato di addolcire la pillola. La paventata chiusura degli impianti sportivi aveva sollevato polemiche con le Regioni e anche nella stessa maggioranza di governo, almeno da quanto si è letto sui giornali. Adesso per uscire dall’impasse si è scaricata ogni responsabilità sui gestori. Diciamo che il governo se ne lava le mani. Temo che molte piccole palestre dovranno chiudere”.

Anche sui ristoranti c’è chi ritiene le misure assurde. Che cosa cambia se si chiude a mezzanotte o all’una, o se si sta in sette persone ad un tavolo invece che in sei?
“Si, quella dei ristoranti è un’assurdità. Va detto che almeno stavolta è stato specificato l’orario di riapertura perché in Calabria un ristoratore aveva chiuso il locale a mezzanotte riaprendolo dopo un quarto d’ora. Questo perché se c’era l’obbligo di chiudere a mezzanotte, non c’era alcun obbligo per ciò che riguardava l’orario di riapertura. E lui aveva riaperto a mezzanotte e un quarto. Adesso il Dpcm se non altro ha specificato che la riapertura dei locali non può avvenire prima delle 5 del mattino. Ma mi sembra francamente assurdo”.

Cosa avrebbe fatto lei in concreto per contenere il virus? Cosa manca in questo Dpcm?
“Avrei adottato il modello cinese, ovvero una disinfestazione a tappeto delle strade. Loro sono stati molto più efficienti di noi. Non hanno perso tempo, hanno chiuso subito le zone a rischio. hanno isolato gli infetti, e poi hanno provveduto a disinfettare ogni angolo, ad iniziare da Wuhan da dove l’infezione è partita. Ricordiamo tutti le immagini dei camion che giravano per le città spruzzando disinfettante ovunque. Noi invece a marzo abbiamo perso tempo prezioso e alla fine ci siamo di fatto trovati travolti dall’emergenza. Abbiamo chiuso tutto, anche quello che non era necessario, e oggi avendo preso atto dei danni economici provocati dal lockdown stiamo cercando di scongiurarne un altro. Ma da marzo ad oggi siamo sempre allo stesso punto, ossia non sappiamo far altro che chiudere. Per altro con le Regioni che procedono in ordine sparso, come in Campania dove le scuole sono chiuse”.

Siamo dentro la seconda ondata alla luce dell’aumento dei contagi?
“Siamo dentro una seconda ondata che abbiamo creato noi, facendo tamponi a tutti ma senza alcuna distinzione fra chi è infetto e chi non lo è. Abbiamo messo in quarantena persone positive ma dotate degli anticorpi, che non possono infettare perché il loro acido nucleico del virus è inattivo. È evidente che se si considerano tutti i positivi al tampone come infetti, senza verificare attraverso i test sierologi l’esistenza o meno degli anticorpi nel sangue, i numeri sono quelli che ci riportano ogni giorno. Ma è da luglio che stiamo dicendo queste cose, il sospetto è che alla fine ci sia tutto l’interesse politico a mantenere lo stato d’emergenza”.

(Lo_Speciale)

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