martedì, 20 Ottobre, 2020
Salute

Covid, sulle terapie intensive guerra dei numeri. Governo tecnico più vicino?

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E alla fine ci mancava pure la guerra dei numeri. Eh già, quella per esempio dei media sulle cifre riguardanti il numero dei posti letto nelle terapie intensive. Se ne è avuta una dimostrazione nelle ultime ore, con due diversi servizi presentati da due dei più importanti quotidiani italiani, Il Corriere della Sera e La Stampa.

Il Corsera ci fa sapere che. pur in assenza di un definitivo completamento del piano d’emergenza, i dati relativi all’occupazione dei posti letto in terapia intensiva non sono preoccupanti e anzi che “il tasso di saturazione dei reparti è lontanissimo rispetto a quello di marzo”.

Scrive il quotidiano di Via Negri: “In tutta Italia sono 420 i pazienti gravi. Un numero basso se paragonato agli oltre 1.300 casi che la sola Lombardia ha dovuto curare in alcuni drammatici giorni di marzo.Ma il confronto con la scorsa primavera non è sufficiente. Ci sono altri dati da considerare per capire se le Regioni sono pronte ad affrontare la seconda ondata. Le terapie intensive sono i reparti dedicati ai malati in condizioni critiche, sia a causa del Covid-19 sia per altre patologie o traumi. Nei momenti più concitati dell’emergenza le Regioni maggiormente colpite aprivano letti per questo tipo di malati ovunque fosse possibile. Passato il picco tutte hanno dovuto stendere un piano per ampliare i reparti. A livello nazionale è stato programmato un incremento di 3.553 posti rispetto ai 5.179 di partenza, fa sapere il ministero della Salute. A questi se ne aggiungono altri 4.225 di terapia semintensiva, la metà dei quali riconvertibili per i pazienti critici- Il 38 per cento dei letti programmati è stato attivato, dice il ministero, senza fornire i dettagli regionali: gli italiani hanno a disposizione, oggi, 6.529 letti di rianimazione”.

Ma ecco che La Stampa fotografa invece una realtà del tutto diversa. “Il rapporto consegnato a Palazzo Chigi dal commissario all’emergenza Covid Domenico Arcuri il 9 ottobre – riporta il quotidiano torinese – dice che i posti letto sono 6.458, uno ogni 9.346 abitanti. Si tratta di un quarto dei posti in più di quelli a disposizione all’inizio dell’anno, appena la metà di quelli programmati dal ministero della Salute. Per il momento – lo rivela sempre il documento di Arcuri – sono occupati appena il 6 per cento dei posti. Se però la curva dei ricoveri dovesse impennarsi alcune Regioni potrebbero trovarsi rapidamente in difficoltà”. E poi l’affondo finale: “Il ministro della Salute Roberto Speranza ha presentato un piano da 29 miliardi da finanziare con fondi europei, eppure dall’inizio della pandemia non siamo riusciti ad utilizzarne bene e rapidamente nemmeno tre”.

Quindi, come stanno davvero le cose? Le terapie intensive sono sufficienti o no? Si rischia la saturazione oppure i numeri sono confortanti? È evidente come ognuno legga i numeri in controluce, interpretandoli in senso ottimistico o pessimistico sulla base del messaggio che alla fine si vuole far passare, tranquillizzante o allarmante che sia.

Il sospetto è che forse la guerra dei numeri possa nascondere ancora una volta finalità di tipo politico. Forse anche la comunicazione sta preparando il terreno all’avvento di quel governo tecnico ormai da mesi evocato e che è uno dei motivi che hanno spinto Conte a prorogare lo stato d’emergenza anche quando non serviva, come in piena estate? La Stampa che parla di ritardi, omissioni, di soldi spesi in minima parte per fronteggiare l’emergenza lasciando intendere che in caso di aumento dei contagi la situazione potrebbe diventare drammatica (diversamente dal Corsera che pur critico sui ritardi esclude il ripetersi di quanto avvenuto a marzo) non è forse una bocciatura senza appello dell’Esecutivo?Sembra proprio la classica fuga da una nave che si teme possa presto “colare a picco”.

(Lo_Speciale)

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