mercoledì, 28 Ottobre, 2020
Editoriale

Farnese Group. Fantini Vini. Sciotti: “Il successo in 24 milioni di bottiglie”. Come nasce un’impresa che da un piccolo borgo punta al successo planetario

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Il Presidente Valentino Sciotti con la figlia Alessia

Il successo c’è ma non è arrivato inaspettato.Lavoro, storie professionali, qualche aggiustamento di impresa e di organizzazione, poi gli orizzonti che si ampliano e le possibilità concrete che si moltiplicano. Questa la chiave del successo di Farnese Group Fantini Vini; società, che come si auto definisce “è una giovane azienda vinicola che in pochissimi anni di attività, grazie ad un’attenta politica votata alla più alta ricerca qualitativa e di marketing, è diventata leader tra le aziende esportatrici del Sud Italia con una produzione di quasi 24 milioni di bottiglie”. Si proprio così: milioni di bottiglie di vini di qualità e di pregio che incontrano il favore dei consumatori e di riconoscimenti nazionali e internazionali. Il medagliere è ricco: “Miglior Produttore d’Italia” nel 2016, 2017 e 2019 da una delle più importanti guide di settore, l’ “Annuario dei Migliori Vini Italiani” di Luca Maroni; eletta “Produttore dell’Anno 2017” dall’importante concorso enologico tedesco “Mundus Vini” e dal giornalista belga Alain Bloeykens;  inoltre il vino Edizione Cinque Autoctoni  – bandiera dell’azienda – è stato giudicato “miglior vino dell’anno” per ben 9 volte; oltre 70 medaglie d’oro e trofei internazionali hanno impreziosito, negli ultimi anni, la bacheca aziendale, tra cui “Wine Spectator Top100”.

Fin qui le testimonianze vere dei riconoscimenti internazionali e nazionali, ma come nasce tutto ciò? Come si crea quell’amalgama irripetibile di qualità, che nasce dalle uve, dalla loro selezione, lavorazione, poi ci sono i mille accorgimenti dalle bottiglie, le etichette, fino al marketing che deve essere mirato e nel contempo globale. I video d’autore, le presentazioni, i riconoscimenti e il lavoro infaticabile di una famiglia legata alla terra ed ai suoi valori.
Abbiamo incontrato nel Castello Caldora ad Ortona, Valentino Sciotti, Presidente e titolare della cantina Farnese Vini.
Superato il record di vendite con 24 milioni di bottiglie vendute in 90 nazioni. Un dispiegamento planetario. Sciotti nasce a Crecchio nel 1960 da una famiglia di agricoltori con la naturale passione per la terra, i vigneti e il vino.

La sua è una testimonianza che fa aprire le speranze ed i cuori dei lettori e di chi sogna come realizzare una cantina di successo. Un uomo con tempra, carattere, sensibilità al contempo spiccate. Un’ artista del vino che interpreta, la produzione del miglior vino come se fosse, un cuoco che avendo a disposizione dell’ ottimo cibo deve assemblarlo per dar vita al suo capolavoloro partendo dal chicco d’uva. Ebbene, Valentino Sciotti è riuscito in questo, e dopo un racconto emozionante sull’ indimenticabile socio ormai scomparso, iniziamo la nostra intervista.

Il Presidente Valentino Sciotti

Presidente, può raccontarci come è iniziata la sua avventura imprenditoriale e commerciale?
“Nel ’94 abbiamo iniziato col marchio Farnese e nel ’96 abbiamo dato il via alla distribuzione nel mondo con una linea composta da tre vini: Montepulciano,Trebbiano e Cerasuolo. Il Montepulciano in quella epoca fu il vino più venduto”.

Le vostre linee produttive incontrano il favore dei clienti in tutto il mondo. Possiamo dire palati e degustazioni diverse, eppure riuscite a convincere tutti. Qual’è il segreto? A cosa vi siete ispirati per il vostro vino?
“Ci siamo ispirati al mondo della cucina. Dove dati gli ingredienti il cuoco in modo artistico trasforma il cibo in un opera d’arte; così il vino… la più eccelsa forma di opera d’arte a partire dall’uva è il vino”.

Vino significa terra. E terra impegno, sudore, aspettative non sempre coronate dal successo. A Farnese Group Fantini Vini, come è andata?
“Per fare il vino non bisogna essere grandi proprietari terrieri, non abbiamo mai preferito le uve industriali ma abbiamo scelto le uve artigianali. Oggi in media un contadino possiede 1.5 ettari e noi abbiamo gratificato questi agricoltori sapienti che amano il raccolto e curano nei dettagli le loro uve. Il nostro è un prodotto finito più costoso ma il concetto di qualità è assicurato”.

Gli esordi sono sempre spumeggianti, fantasiosi e intriganti perché c’è molta energia. Può dirci come siete partiti?
“All’inizio eravamo 3 consulenti io mi occupo tutt’oggi di marketing, vendita e immagine. Ci finanziammo con le consulenze e iniziammo con 3 milioni di lire. Davvero siamo partiti da zero. Nel 2012 abbiamo attratto il fondo di investimento Benetton che avevano liquidità e necessitava di investimenti, ci hanno visto come una opportunità”.

Può parlarci della produzione. Portare sui mercati 24 milioni di bottiglie è un indiscutibile successo. Su quali vini confidate o che hanno avuto maggior successo?
“I nostri cavalli di battaglia diciamo così, sono i seguenti: Primitivo, Sangiovese, Montepulciano, Malvasia e Negroamaro.Il nostro vino mantiene il gusto della materia prima”.

Come ci riuscite?
“Il vino in bocca deve sapere del suo chicco d’uva. Gusto e packaging sono stati il segreto del nostro successo”.

Lei come responsabile del marketing ha un ruolo ritenuto decisivo. I contesti oggi sono cambiati: dal locale al globale bisogna saper intercettate i desideri degli acquirenti. Come avete incentivato il vostro brand a livello internazionale?
“Amo il ciclismo, in questo momento siamo felici di essere sponsor del Team Israel Start up Nation”.

Lei ci tiene a dirlo, perché il progetto è ambizioso. Che obiettivo ha il vostro messaggio di sponsor?
“Un Team israeliano che corre ad Abu Dabi, per un messaggio di pace. Ecco che la natura è capace di mettere accordo tra i popoli”

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