lunedì, 20 Settembre, 2021
Società

Fertility gap, Italia: non sono le donne a volere meno figli

Da una serie di fattori, e in base a varie ipotesi rispetto a come evolverà la società italiana, l’Istat ha realizzato uno studio, “Previsioni della popolazione Anni 2018-2065”, dal quale emerge che nel 2065 la popolazione italiana sarà decisamente minore di oggi, e ben più anziana. 

È opinione diffusa, ormai da qualche anno, che la causa di una bassa natalità sia da individuare nell’assenza di giovani disposti a fare sacrifici e nello spostamento degli obiettivi delle donne che, alla famiglia, preferiscono la realizzazione professionale. 

Uno studio condotto dalle demografe Eva Beaujouan e Caroline Berghammer, mostra un altro scenario. Analizzando il divario di fertilità (fertility gap), ossia la differenza tra il numero di bambini che le donne vorrebbero avere (intenzioni di fertilità) e il tasso (finale) di fertilità, viene fuori che le donne hanno avuto in media meno figli di quanti ne desideravano. E per le italiana si riscontra una distanza maggiore tra intenzioni e pratica. 

Lo studio analizza il divario aggregato tra fertilità prevista e reale in 19 Paesi europei e negli Stati Uniti, sulla base di un approccio di coorte. Viene confrontato il numero medio previsto di bambini tra le giovani donne di età compresa tra 20 e 24 anni (nate all’inizio degli anni ’70), misurato durante gli anni ’90 nelle indagini sulla fertilità e la famiglia, con i dati sulla fertilità completa nelle stesse coorti intorno ai 40 anni. I risultati rivelano che il divario tra assenza di figli prevista ed effettiva è più ampio nei Paesi dell’Europa meridionale e di lingua tedesca e più piccolo nei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Inoltre, studiando il divario aggregato intenzioni-fertilità tra le donne con diversi livelli di istruzione, emerge una distanza maggiore per le donne altamente istruite. Le differenze tra i Paesi suggeriscono che fattori contestuali – norme sulla genitorialità, lavoro, politiche familiari, disoccupazione – determinano gli obiettivi di fertilità delle donne, le dimensioni totali della famiglia e il divario tra di loro. 

L’analisi realizzata da Eva Beaujouan e Caroline Berghammer non è certamente stata la prima, ma a differenza delle altre, grazie al suo approccio transnazionale, ci consente di comprendere quanto le condizioni strutturali e culturali di un paese siano in grado di plasmare le intenzioni di fertilità, la fertilità effettiva e il divario tra loro.

I risultati rivelano, pertanto, che da un punto di vista geografico i maggiori divari di fertilità si riscontrano nei Paesi dell’Europa meridionale (più di 0,6 figli per donna in Italia, Grecia e Spagna). Risultato in linea con le aspettative delle demografe che prevedevano una bassa fertilità al Sud, anche a causa delle condizioni instabili del mercato del lavoro e della scarsa presenza di misure di sostegno, fondamentali per conciliare lavoro e vita familiare. Divario amplificato poiché le intenzioni di fertilità in questa area sono elevate. Uno dei motivi è certamente il modello della famiglia, a cui le donne si ispirano, che è tradizionalmente di grandi dimensioni. 

Sulla base dei risultati emersi dallo studio sul fertility gap e lo scenario che l’Istat prospetta in base alle sue previsioni demografiche, nel 2065 ci dovrebbero essere poco meno di 54 milioni di italiani e italiane, contro i circa 60,5 di oggi. Una riduzione che risulta maggiore rispetto a quella di altri Paesi e che si deve a fattori diversi, tra i quali la bassa immigrazione di altre persone dall’estero – che di solito tendono a fare più figli dei “nativi” –, l’emigrazione degli italiani verso altri luoghi, il tasso di mortalità della popolazione e quello di natalità.

Quest’ultimo dato, però, non dipende solo dalla volontà delle donne che, come dimostrato dallo studio, dichiarano nelle intenzioni di volere un numero di figli nella media (poco meno rispetto ai 2,1 necessari perché la popolazione non diminuisca al netto degli altri fattori).

Viene naturale riconoscere, quindi, che il desiderio di genitorialità sia radicato nella cultura italiana, ma che per sostenerlo sia necessario adottare politiche capaci di garantire ai giovani la possibilità di creare una famiglia e alle donne di bilanciare la carriera con la vita privata. Sarebbe opportuno che il welfare italiano si allineasse alle politiche europee di conciliazione tra sfera familiare e professionale, basate sulla solidarietà alla famiglia. Politiche che pongano soprattutto i giovani in una condizione lavorativa ed economica adeguata, consentendo anche di abbassare l’età media per la formazione di una famiglia.

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