giovedì, 24 Settembre, 2020
Ambiente

Climate change ed effetti redistributivi: quali proposte?

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I cambiamenti climatici sono al centro delle politiche di tutto il mondo. L’imperativo è agire con urgenza per cercare di frenare l’innalzamento delle temperature. 

Si calcola che il costo medio annuale della sola Unione europea per ridurre le emissioni di CO2 almeno dell’80% entro il 2050, ammonta a circa 1,4 trilioni di dollari. 

Un costo più che giustificato, se si pensa che il surriscaldamento globale provoca danni biologici, economici e sanitari irreversibili.

Ciò che però desta perplessità è che tali risorse, se non utilizzate strategicamente e con coscienza, verranno inevitabilmente sottratte al welfare, generando diseguaglianza e divari di povertà.

Ancora una volta i programmi che i governi attueranno per rispettare le indicazioni di organismi internazionali ed europei, potrebbero essere distanti dal perseguimento di un altro importante obiettivo: la giustizia sociale. 

Il raggiungimento di una giustizia ambientale deve essere l’obiettivo di tutti, e come tale deve camminare di pari passo con la giustizia sociale.

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD) che attraverso analisi e confronti disegna politiche pubbliche e azioni collettive allo scopo di ridurre le disuguaglianze, ha realizzato il Rapporto “15 proposte per la giustizia sociale”. Nel documento un focus riguarda proprio la relazione tra tecnologie per la giustizia ambientale e la giustizia sociale.

Secondo le riflessioni dell’Assemblea di ForumDD, per incentivare anche i ceti più deboli e raccogliere il loro consenso, tre sono le linee d’azione da attuare: rimodulazione dei canoni di concessione del demanio e interventi fiscali attenti all’impatto sociale; rimozione degli ostacoli ai processi di decentramento energetico e cura degli impatti sociali dei processi di smantellamento delle centrali; modifiche dell’ecobonus per l’incentivazione delle riqualificazioni energetiche degli edifici e interventi sulla mobilità sostenibile in modo favorevole alle persone con reddito modesto.

Per fare ciò è fondamentale agire attraverso azioni provenienti dal settore pubblico, capaci di efficiente le manovre al fine di reperire le risorse necessarie da investire nella mitigazione dei cambiamenti climatici, senza impattare sui più poveri. 

Il suggerimento è di adottare misure che consentano una gestione più fruttuosa delle risorse presenti sul territorio come cave, stabilimenti balneari, acque, attraverso azioni che in qualche modo incentivino il risparmio di risorse ambientali non rinnovabili, prevedendo criteri di premialità per interventi di incremento del recupero e riuso di servizi e luoghi improduttivi.

Ripensare le royalties per l’estrazione di petrolio e gas, prevedendo una riduzione e ridefinizione dei sussidi all’autotrasporto e, infine, intervenire con una carbon tax ad aumento graduale che non impatti in modo indiscriminato su tutti i cittadini. 

Relativamente al secondo punto, dal rapporto si evince la necessità di non lasciare ingovernata la rivoluzione energetica, ma di individuare, anzi, strategie per le industrie della brown economy, altrimenti abbandonate a se stesse, e immaginare una loro compensazione grazie all’avvio di attività di green economy, foriere di nuove opportunità produttive e occupazionali. 

Anche gli ecobonus necessitano di un adeguamento: rimodulare gli interventi di efficienza energetica e antisismici che consenta l’accesso anche alle famiglie incapienti, rivedendo gli accordi con le società per la fornitura dei servizi energetici; limitare le barriere per l’implementazione dell’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, rendendo possibile la produzione e lo scambio di energia da fonti rinnovabili attraverso reti private.

Infine, agire sui luoghi che maggiormente sono interessati dalle disuguaglianze e dal degrado ambientale, come le periferie e le aree interne. Agire per migliorare le condizioni di vita degli abitanti riqualificando le abitazioni, gli spazi pubblici e investendo sulla mobilità sostenibile, pubblica ed elettrica.

Investimenti in tal senso devono essere pensati con il coinvolgimento delle aziende locali, in un’ottica di sviluppo del welfare aziendale. Pensando di estendere, come ForumDD esorta a fare, i contributi esculsi dal reddito che i datori di lavoro versano in busta paga, anche alle forme di auto condivisa, noleggio o acquisto di biciclette e mezzi elettrici leggeri. 

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