Il vertice del Pacific Islands Forum si è chiuso tra tensioni crescenti, con la Cina che accusa Palau di “hype” e manipolazione dopo che il presidente Surangel Whipps Jr., padrone di casa del summit, ha chiesto ai 18 membri del blocco di condannare il test missilistico cinese effettuato a luglio nel Pacifico. Whipps ha dichiarato di sperare che la questione fosse inclusa nel comunicato finale: “Una voce pacifica unificata è fondamentale per spingere Pechino a rispettare la sovranità, la trasparenza e il ruolo di partner responsabile. Non vogliamo che il nostro cortile venga minacciato.” Il test balistico — il primo noto nel Pacifico dal settembre 2024 — è avvenuto poche ore dopo la firma di un trattato di difesa tra Fiji e Australia, il primo accordo militare della storia di Fiji.
Il mese scorso, i ministri degli Esteri del Forum non erano riusciti a concordare una condanna formale, nonostante diversi leader avessero espresso preoccupazione per la crescente militarizzazione della regione. La Cina sostiene che il test sia stato condotto “in sicurezza”. Il vertice è stato segnato anche dalle tensioni tra Pechino e Taipei. La Cina ha contestato la presenza di Taiwan, sostenendo che l’isola “non è qualificata” per partecipare.
Palau è uno dei tre Paesi del Pacifico che mantengono relazioni diplomatiche ufficiali con Taipei. La Cina rivendica Taiwan come parte del proprio territorio e non ha mai escluso l’uso della forza per ottenerne il controllo. Taiwan ribadisce che solo i suoi cittadini possono decidere il futuro dell’isola. Le tensioni hanno contribuito all’assenza di diversi leader: i primi ministri di Fiji, Vanuatu, Samoa, Isole Salomone e il presidente di Kiribati hanno inviato delegazioni di basso livello, alimentando timori che il summit potesse perdere peso politico.





