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Dalla Chiesa, Mattarella e Meloni: “La lotta alla mafia non ammette soste”

Dalla Chiesa, Mattarella e Meloni: “La lotta alla mafia non ammette soste”

A 44 anni dall’eccidio di via Carini Palermo ricorda il Generale, Emanuela Setti Carraro e l’Agente Domenico Russo. Il Capo dello Stato richiama l’impegno della Repubblica contro Cosa nostra, il Premier: “Onorare un eroe significa non lasciare solo chi difende la legalità”
venerdì, 4 Settembre 2026
4 minuti di lettura

Quarantaquattro anni dopo via Isidoro Carini ha conservato intatta la memoria di una delle pagine più drammatiche della storia italiana. La sera del 3 settembre 1982 Cosa nostra colpì il Prefetto di Palermo, Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e la moglie Emanuela Setti Carraro.

Nell’agguato rimase gravemente ferito anche l’agente di scorta Domenico Russo, morto alcuni giorni più tardi. L’attentato segnò un passaggio decisivo nel confronto tra lo Stato e la criminalità organizzata. Dalla Chiesa aveva già affrontato il banditismo e il terrorismo delle Brigate rosse prima di assumere l’incarico nel capoluogo siciliano e concentrare la propria azione contro la mafia.

E ieri, nel 44esimo anniversario dell’eccidio, Palermo ha reso omaggio alle vittime con cerimonie, iniziative istituzionali e momenti dedicati alla memoria. Rappresentanti politici, magistrati, Forze dell’ordine e cittadini si sono ritrovati nei luoghi simbolo della commemorazione.

Le corone in via Carini e la messa in Cattedrale

Davanti alla targa di via Carini sono state deposte diverse corone di fiori. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il Sindaco di Palermo Roberto Lagalla, la Presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo e il Presidente della commissione Antimafia dell’Ars Antonello Cracolici. Presenti anche il Procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, il Sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, il Presidente della Corte d’Appello Antonio Balsamo, il Procuratore generale Lia Sava, il Presidente del Tribunale Piergiorgio Morosini, il Prefetto Massimo Mariani e le autorità civili e militari. La commemorazione si è poi spostata nella Cattedrale di Palermo, dove l’Arcivescovo Corrado Lorefice ha officiato la messa in memoria del Generale, di Emanuela Setti Carraro e di Domenico Russo.

“La lotta alle mafie non consente sosta”

Sergio Mattarella tramite un messaggio ha legato il ricordo di Dalla Chiesa ai principi sui quali si fonda la Repubblica. Il Capo dello Stato ha ricordato una vita dedicata alla difesa della giustizia e della legalità, prima contro il terrorismo e poi contro la criminalità organizzata, fino al sacrificio personale “Il suo prezioso lascito e l’esempio di tante donne e uomini delle istituzioni che non hanno ceduto a sopraffazioni, complicità, connivenze con gli interessi criminali, affermano i valori costituzionali di libertà e democrazia”. Il Presidente ha indicato nella lotta alle mafie un “impegno della Repubblica” che “non consente sosta” e rappresenta una condizione essenziale per libertà e sviluppo. Il messaggio coinvolge anche i cittadini, chiamati a rafforzare nella vita quotidiana la cultura della legalità e la coesione sociale.

Il pensiero del Quirinale è andato infine alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo, alle quali Mattarella ha espresso la vicinanza dell’intero Paese.

“Ricordarlo significa onorare un eroe dello Stato”

Giorgia Meloni ha affidato invece ai social il proprio omaggio al Generale. Il Premier ha richiamato il servizio prestato allo Stato, la lotta al terrorismo, il contrasto alla criminalità organizzata e il sacrificio finale: “A distanza di 44 anni, il suo esempio continua a parlarci”, ha scritto il Primo Ministro, che ha associato alla figura di Dalla Chiesa il coraggio, il senso del dovere e l’amore per l’Italia.“Ricordarlo significa onorare un eroe dello Stato”, ha aggiunto. La memoria, nella riflessione di Meloni, deve tradursi anche nell’impegno a non lasciare soli quanti ogni giorno affrontano la mafia, difendono la legalità e servono le istituzioni.

“La legalità è condizione della libertà”

Alla commemorazione di Palermo il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito l’attentato di via Carini una ferita inferta alla democrazia e allo Stato. Secondo il titolare del Viminale, i 44 anni trascorsi non hanno cancellato il dolore di quella notte né il significato assunto dal sacrificio delle tre vittime. Dalla Chiesa, nella ricostruzione proposta dal ministro, rappresenta un simbolo della difesa delle istituzioni nei passaggi più difficili della storia repubblicana. Piantedosi ha posto al centro del proprio intervento il rapporto tra legalità e libertà. Il rispetto della legge, ha osservato, sottrae terreno alle prepotenze, tutela le regole democratiche e impedisce agli interessi individuali di prevalere sul bene collettivo.

Il Ministro ha richiamato anche il valore della scelta personale: stare dalla parte dello Stato e dei principi della convivenza civile costituisce una responsabilità che riguarda ciascun cittadino, con una particolare attenzione alle nuove generazioni. Un altro passaggio dell’intervento del Ministro ha riguardato la presenza concreta delle istituzioni nei territori.

Piantedosi ha ricordato il pensiero di Dalla Chiesa secondo il quale molti privilegi offerti dal potere mafioso corrispondono, in realtà, a diritti elementari che lo Stato deve garantire. Sicurezza, servizi e opportunità diventano quindi strumenti indispensabili per impedire alle organizzazioni criminali di conquistare consenso sociale.

Quando le istituzioni arretrano, la mafia trova spazio. Quando lo Stato tutela i diritti e sostiene le comunità, quel terreno si restringe.Proprio per il valore di questo messaggio, ha osservato il Ministro, Cosa nostra temeva il generale e decise di eliminarlo.

Dalla legge Rognoni-La Torre all’attacco ai patrimoni

Piantedosi ha inserito l’assassinio di Dalla Chiesa anche nella successiva evoluzione della risposta antimafia. Dopo l’eccidio lo Stato comprese con maggiore chiarezza la necessità di opporre alla violenza criminale una struttura coordinata. Il percorso passò attraverso la previsione dell’Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa e l’approvazione della legge Rognoni-La Torre. Da quella stagione derivarono strumenti normativi e investigativi più incisivi, con una particolare attenzione alla dimensione economica delle organizzazioni criminali.

Sequestri, confische e interventi sulle attività d’impresa mafiose puntano a spezzare il sistema di potere costruito attraverso i profitti illeciti. I beni sottratti alla criminalità possono così tornare alla collettività e trasformarsi in risorse per i territori. Il Ministro ha avvertito, tuttavia, che le organizzazioni mafiose mantengono una presenza in Italia, mostrano proiezioni internazionali e cercano accesso all’economia legale. Da qui la necessità di proseguire l’azione preventiva, investigativa e patrimoniale senza arretramenti.

Il ricordo delle istituzioni

Anche il Vicepremier Antonio Tajani ha ricordato l’eccidio. Il 3 settembre 1982, ha scritto, rappresentò “un vile attacco allo Stato e alle Istituzioni”. A suo giudizio, il sacrificio delle vittime richiama ancora oggi il valore della giustizia, della legalità e del bene comune. Anche il Vicepremier Matteo Salvini ha descritto Dalla Chiesa come “un eroe italiano” e ha associato alla sua memoria il coraggio, il senso dello Stato e l’amore per l’Italia.

Il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha indicato la vicenda del generale come un esempio capace ancora oggi di ispirare il contrasto alla mafia e all’illegalità. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha invece richiamato l’integrità morale di Dalla Chiesa quale riferimento per chi ricopre incarichi pubblici. La risposta alla criminalità organizzata, secondo La Russa, deve mantenere fermezza e continuità.

I bambini e i fiori per il generale

La giornata della memoria ha coinvolto anche una trentina di bambini iscritti ad alcune scuole dei quartieri periferici di Palermo.Gli alunni hanno raggiunto il cippo dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa in via Vittorio Emanuele. Ciascuno ha deposto un fiore, fino a comporre un omaggio collettivo. L’iniziativa, promossa dal Comando Legione Carabinieri Sicilia, si rinnova ogni 3 settembre. All’appuntamento hanno preso parte anche Piantedosi e Colosimo.

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