Un verdetto che scuote Malta e riaccende le accuse di impunità. Mercoledì, una giuria ha assolto Yorgen Fenech, l’imprenditore accusato di essere il mandante dell’omicidio della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, uccisa nel 2017 da un’autobomba. La decisione, presa con un voto 8 a 1, ha scatenato proteste e richieste di responsabilità politica.
Caruana Galizia, 53 anni, era diventata il simbolo della lotta alla corruzione nell’isola. Le sue inchieste avevano colpito politici, imprenditori e membri dell’entourage dell’allora premier Joseph Muscat, coinvolti in società offshore emerse dai Panama Papers. Al momento della sua morte, affrontava oltre 40 cause per diffamazione. Fenech, arrestato nel 2019 e incriminato nel 2021 per complicità e cospirazione criminale, si è sempre dichiarato innocente.
I procuratori sostenevano che avesse ordinato e finanziato l’attentato. Ma la giuria ha respinto entrambe le accuse. All’uscita dal tribunale, l’imprenditore è stato accolto da fischi e insulti, mentre il Partito Nazionalista ha organizzato una manifestazione per chiedere giustizia. Il processo contro Fenech era l’ultimo tassello di un caso che ha già visto coinvolti sei imputati. Alcuni esecutori materiali hanno ammesso il proprio ruolo; altri sono stati condannati. Ma per molti osservatori, il nodo centrale — chi ha voluto eliminare la giornalista — resta irrisolto. La morte di Caruana Galizia provocò un terremoto politico: proteste di piazza, pressioni internazionali e infine le dimissioni di Muscat nel 2019. L’Unione Europea definì l’omicidio “un attacco alla libertà di stampa nel cuore dell’Europa”. La presenza di diplomatici occidentali all’udienza di mercoledì testimonia quanto il caso continui a essere monitorato a livello internazionale. Organizzazioni per i diritti umani e associazioni giornalistiche denunciano da anni una cultura di impunità che avrebbe permesso a reti di potere politico‑economico di operare indisturbate.





