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Antonio Seminario

Antonio Seminario: la sentenza un contributo alla democrazia e alla giustizia

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia per violazioni dell’articolo 8 della relativa Convenzione (CEDU) da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta - anno 2017 - ai danni del “Grande Oriente d’Italia” (GOI)
lunedì, 13 Luglio 2026
1 minuto di lettura

Nel marzo del 2017 la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla mafia, in virtù dei suoi poteri, esegue una perquisizione con conseguente sequestro di documenti presso la sede del Grande Oriente d’Italia, consistenti in ben 39 faldoni contenenti migliaia di iscritti al GOI. Le tempestive attività difensive esercitate dal GOI presso gli Organi competenti (Presidente della Camera dei Deputati, Tribunale di Roma e Garante della Privacy ne sono risultati vani, per cui è stata adita la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)

Il 7 luglio scorso, dopo circa 10 anni, arriva la sentenza a favore del Grande Oriente d’Italia, con esaurienti argomentazioni sulla ampia autonomia della Commissione Parlamentare d’inchiesta nella individuazione delle finalità e nella organizzazione dei propri lavori, ma – contestualmente – evidenzia che le prerogative devono, in sintesi, essere interpretate restrittivamente e, soprattutto, devono essere offerti a terzi rimedi procedurali sia durante il procedimento che dopo.

L’assoluta mancanza nel nostro ordinamento, per la CEDU, di controlli e rimedi, avrebbe creato un evidente abuso per quel conseguente potere illimitato in violazione dei principi dello Stato di diritto e della separazione dei poteri. La Corte afferma che: “L’autonomia parlamentare non può di per sé giustificare l’assenza di qualsiasi forma di garanzia procedurale contro rischi di abusi e di arbitri”. La dimostrazione è sottolineata anche dal fatto che, a distanza di 10 anni, le schede del GOI siano ancora conservate presso gli archivi della Commissione.

Quale direttiva agli Stati membri

La CEDU dispone anche che “…i sistemi nazionali devono offrire una protezione contro le violazioni arbitrarie dei poteri pubblici ai diritti garantiti dalla Convenzione”, spettando a ciascun Paese la scelta di individuare tale compito tra il giudice ordinario ovvero altro Organo imparziale.

Conclusioni della sentenza

La Corte ha rimarcato che il sequestro delle schede degli iscritti al GOI “non era accompagnato da garanzie sufficienti contro abusi ed arbitrii e dunque non era necessario in una società democratica”.

La condanna all’Italia

Consiste nell’aver violato il diritto del Grande Oriente d’Italia al rispetto “del domicilio” con una perquisizione e sequestro di documenti ordinati da una Commissione d’inchiesta parlamentare nel 2017.
La CEDU evidenzia, in sintesi, che la portata del mandato di perquisizione e sequestro era particolarmente ampia anche nella discrezionalità da parte della Commissione parlamentare d’inchiesta e priva di qualsiasi forma di autorizzazione e controllo, quindi prive di garanzie adeguate.

Lo Stato dovrà versare al Grande Oriente d’Italia 9.600 euro per danni morali e 5.344 euro per le spese legali; ma Palazzo Giustiniani ha fatto rilevare di non gioire, anche per il profondo senso di appartenenza e obbedienza alla Repubblica Italiana. In particolare, il Gran Maestro d’Italia, Antonio Seminario, avrebbe dichiarato di considera la sentenza favorevole “un contributo offerto alla democrazia e alla giustizia del nostro Paese”

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