Per la prima volta da anni, l’ex leader del Myanmar Aung San Suu Kyi, oggi 81enne e detenuta dal colpo di stato del 2021, ha incontrato un rappresentante del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). L’incontro, avvenuto lunedì a Naypyitaw, è stato confermato dalla portavoce del governo birmano Khine Khine Soe, che ha diffuso quattro fotografie destinate a diventare materiale politico di grande peso nella regione. Suu Kyi, premio Nobel per la Pace e figura simbolo della democrazia birmana, è stata arrestata dai militari il 1° febbraio 2021, quando il suo governo eletto è stato rovesciato all’alba.
Da allora, la sua posizione è rimasta avvolta nel mistero: nessun leader straniero l’ha incontrata pubblicamente, e le informazioni sulla sua salute sono state frammentarie e spesso contestate. Dopo una serie di processi segreti, Suu Kyi è stata condannata a 33 anni di carcere per accuse che vanno dalla corruzione alla violazione del segreto di Stato. I suoi alleati sostengono che le accuse siano politicamente motivate, mirate a eliminarla dalla scena politica. La pena è stata ridotta a 27 anni, poi ulteriormente a 18, ma resta comunque una condanna che la esclude dalla vita pubblica. Il figlio, Kim Aris, ha dichiarato di non avere notizie dirette della madre da anni e teme che possa morire senza che lui lo sappia.
Le autorità militari insistono che Suu Kyi sia “in buona salute”, ma finora hanno negato l’accesso a osservatori indipendenti, nonostante le pressioni crescenti dell’ASEAN. A fine aprile, dopo le elezioni orchestrate dai militari che hanno portato Min Aung Hlaing alla presidenza, il governo ha annunciato che Suu Kyi era stata trasferita agli arresti domiciliari. Il ministro degli Esteri thailandese Sihasak Phuangketkeow ha chiesto di incontrarla “per verificare le affermazioni sulla sua salute”, ma la nuova amministrazione resta riluttante.





