La Malaysia ha avviato il rimpatrio di quasi 1.500 cittadini del Myanmar, inaugurando la prima fase di un programma concordato tra i due Paesi che potrebbe portare al ritorno complessivo di circa 5.000 persone.
L’operazione, tuttavia, sta suscitando forti critiche da parte delle Nazioni Unite e di numerose organizzazioni per i diritti umani, che mettono in dubbio la sicurezza dei profughi una volta rientrati nel Paese d’origine. Le autorità malesi sostengono che il programma sia basato esclusivamente sul principio della volontarietà e che le persone coinvolte siano state identificate dal governo del Myanmar.
Nelle prime ore della giornata diversi autobus scortati dalle forze di sicurezza hanno trasferito i rimpatriandi verso una base navale nello Stato di Perak, da dove sono partite le operazioni di rientro. Le preoccupazioni derivano soprattutto dalla situazione interna del Myanmar, ancora sconvolto dalla guerra civile scoppiata dopo il colpo di Stato militare del 2021.
In vaste aree del Paese continuano gli scontri tra l’esercito e numerosi gruppi armati, mentre la situazione umanitaria resta particolarmente complessa. Per questo motivo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ritiene che non esistano ancora le condizioni per un ritorno sicuro e duraturo dei profughi.
Particolare attenzione riguarda la comunità Rohingya, minoranza musulmana che negli ultimi anni ha cercato rifugio in massa nei Paesi vicini. Secondo i dati dell’UNHCR, in Malaysia vivono circa 193.000 rifugiati provenienti dal Myanmar, dei quali circa due terzi appartengono proprio all’etnia Rohingya. Negli ultimi mesi questa comunità è stata inoltre bersaglio di campagne di disinformazione e di un aumento dei messaggi d’odio online, fenomeni che hanno contribuito a rendere più difficile la loro permanenza nel Paese.
Attivisti e rappresentanti delle comunità di rifugiati temono che alcune delle persone rimpatriate possano essere soggette alla coscrizione forzata o a forme di detenzione una volta tornate in patria. Secondo queste organizzazioni, il rischio è che individui fuggiti da un conflitto vengano reinseriti in un contesto ancora caratterizzato da violenze e instabilità.





