Donald Trump ha sospeso i nuovi attacchi americani contro l’Iran, attesi nel fine settimana, per lasciare spazio alla mediazione diplomatica. La nuova offensiva era stata valutata da Washington come risposta all’attacco missilistico iraniano contro una base statunitense in Giordania e alle continue limitazioni imposte da Teheran alla navigazione nello Stretto di Hormuz. Poi, pur essendo Washington “pronta all’azione”, secondo il presidente degli Stati Uniti, l’offensiva è stata annullata per la richiesta di Teheran e di diversi Paesi mediorientali, L’annuncio è arrivato dopo una telefonata con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che ha esortato Trump a «dare priorità al dialogo» e a compiere ogni sforzo per raggiungere una tregua.
Riad teme che nuovi bombardamenti contro gli impianti energetici iraniani possano provocare rappresaglie contro le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita e degli altri Paesi del Golfo. Pressioni per evitare l’escalation sono giunte anche da Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Pakistan. Il Qatar ha condotto colloqui separati con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, l’inviato americano Steve Witkoff e funzionari omaniti.
Secondo la televisione israeliana Channel 12, la mediazione avrebbe prodotto un compromesso: le navi dirette nel Golfo Persico utilizzerebbero la rotta nelle acque iraniane, mentre quelle in uscita passerebbero nelle acque territoriali dell’Oman. Trump sostiene inoltre che siano stati concordati i termini generali di un’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine della minaccia nucleare iraniana. Araghchi avrebbe accettato la proposta, ma resterebbe da ottenere il consenso dei Guardiani della rivoluzione, la cui Marina controlla il versante iraniano dello Stretto.
La smentita di Teheran
La ricostruzione è stata però respinta dall’agenzia Fars, vicina ai Pasdaran. «Non esiste alcun accordo riguardo alla riapertura dello Stretto di Hormuz e le notizie pubblicate in merito sono false», ha dichiarato una fonte iraniana vicina ai negoziati. Il passaggio delle navi continuerà a essere consentito soltanto lungo la rotta indicata da Teheran e previa autorizzazione della Marina dei Guardiani della rivoluzione, finché proseguiranno le «azioni ostili» americane.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha sostenuto che le capacità militari iraniane si sono ridotte e che i dirigenti di Teheran sarebbero ora «disposti, e in alcuni casi desiderosi», di raggiungere un accordo sulla denuclearizzazione. L’Iran attribuisce invece la rinuncia americana alla scarsità di mezzi disponibili nella regione. «Sia noi sia voi sappiamo perfettamente che il motivo è l’esaurimento dei vostri sistemi di difesa aerea e delle vostre attrezzature operative», ha affermato Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando unificato iraniano.
Il ministro della Difesa ad interim Seyyed Majid Ibn Al-Reza ha definito le mosse statunitensi parte di una «guerra psicologica», assicurando che il Paese non sarà «colto di sorpresa». La prospettiva di una de-escalation ha favorito ieri i mercati del Golfo: gli indici di Arabia Saudita e Qatar sono saliti rispettivamente dell’1,1% e dell’1,3%. Una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto di QatarEnergy è inoltre riuscita a uscire dallo Stretto, la prima dall’11 luglio.
Resta incerto l’accordo con Hamas
La tensione resta alta anche nella Striscia, dove gli attacchi israeliani proseguono nonostante l’annuncio americano di un’intesa sul disarmo di Hamas. I raid condotti tra sabato e ieri contro Gaza City, Deir al-Balah e Khan Younis hanno provocato almeno tredici morti, tra cui donne e bambini, secondo fonti sanitarie palestinesi.
Israele ha dichiarato di avere colpito membri di Hamas e confermato l’uccisione di Salem Jamal Abd al-Rahman Abu Labad, comandante di una cellula delle forze speciali Nukhba che avrebbe partecipato all’assalto del 7 ottobre 2023 contro il kibbutz di Nir Oz, e di Muhammad Abd al-Nasser Muhammad Khatib, comandante del battaglione Maghazi. Secondo l’esercito, entrambi stavano preparando azioni contro le truppe israeliane.
Il piano sostenuto da Trump prevede la consegna progressiva delle armi, la distruzione dei tunnel e delle infrastrutture militari, il trasferimento dell’amministrazione a un organismo civile palestinese e il ritiro graduale delle forze israeliane, sotto la supervisione di una forza internazionale. Hamas ha accettato il documento, ma sostiene che Israele debba cessare gli attacchi e arretrare dalle attuali posizioni prima dell’avvio del disarmo.
Il governo israeliano non ha ancora approvato formalmente l’intesa: un alto funzionario ha escluso qualsiasi ritiro dalla cosiddetta Linea gialla prima della «reale» consegna delle armi, mentre il ministro Eli Cohen ha avvertito che, in caso contrario, Israele potrebbe puntare al controllo completo della Striscia.





