lunedì, 3 Agosto, 2020
Attualità

Migranti, caos nella maggioranza e nel Pd è scontro fra Minniti e Orfini

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Mentre non si arrestano gli sbarchi dei migranti, continua il dibattito nella maggioranza di governo sulle modifiche ai Decreti sicurezza dell’ex ministro Matteo Salvini.

Un nuovo vertice di maggioranza alla presenza del ministro Luciana Lamorgese sarebbe  in programma domani, ma le posizioni restano distanti e prima dell’autunno difficilmente si riuscirà a trovare la quadra. Con Pd, Leu e Italia Viva che puntano ad una revisione complessiva dei Decreti, e il Movimento 5 Stelle che invece sembra disponibile a recepire soltanto le raccomandazioni del Capo dello Stato per timore di restituire a Salvini il palcoscenico della lotta all’immigrazione clandestina con le elezioni regionali alle porte.

Lamorgese sta tentando da settimane una difficile mediazione. L’ultima bozza era stata presentata il 14 luglio e prevedeva una riduzione delle multe per le navi Ong che trasportano migranti, un allargamento delle possibilità per l’ottenimento della protezione umanitaria, una revisione complessiva del sistema di accoglienza Siproimi con l’introduzione di nuove tipologie di ottenimento dei permessi di soggiorno, e la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale.

A peggiorare le cose si sono aggiunte nelle ultime ore alcune questioni dirompenti, come la fuga di massa dei migranti in quarantena dal Cara di Caltanissetta, che hanno spinto i 5 Stelle a tornare su una posizione di rigidità di cui si è fatto portavoce il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Poi ieri è sopraggiunta la notizia dell’uccisione di tre migranti sudanesi da parte delle guardie libiche. I tre erano a bordo di un gommone riportato a terra in Libia, qui hanno tentato di scappare e gli agenti libici hanno aperto il fuoco. E questo episodio ha contribuito a riaprire un altro fronte di polemica legato all’accordo Italia-Libia che a sinistra chiedono di modificare, perché violerebbe i diritti umani e condannerebbe i migranti a restare prigionieri dentro veri e propri lager o a rischiare la vita come accaduto ieri.

Una polemica questa che in verità è soprattutto interna al Pd, visto che quell’accordo tanto contestato porta la firma dell’ex ministro dem Marco Minniti ed è figlia di una stagione di governo, quella di Gentiloni, in cui l’obiettivo principale sembrava quello di non appaltare a Salvini il monopolio della lotta all’immigrazione clandestina. Ed è stato proprio un altro parlamentare dem di peso come Matteo Orfini a dichiarare in un’intervista che quanto avvenuto in Libia rappresenta «il fallimento di una strategia di gestione dei flussi migratori concepita dal governo Gentiloni con Marco Minniti ministro dell’Interno e proseguita con il Conte 1 e il Conte 2». 

Peccato che pochi giorni fa Minniti al contrario rivendicava i meriti della sua gestione al Viminale e definiva un errore stracciare il trattato con la Libia. E pare che anche per Zingaretti non sia facile trovare una posizione condivisa nel suo partito, prima ancora che con gli alleati di governo. 

Ma ai problemi logistici e organizzativi legati all’accoglienza si aggiungono anche i timori politici per la possibilità di una ripresa dei consensi per la Lega se sarà offerta a Salvini l’occasione di poter tornare a cavalcare i temi dell’immigrazione e della sicurezza. E’ anche per questo che i 5 Stelle sembrano non avere troppo fretta di mandare in soffita i Decreti dell’ex ministro che loro stessi hanno votato ai tempi della maggioranza gialloverde.

(Lo_Speciale)

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