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Iran, ultimatum Usa

Iran-Usa, rottura dei negoziati: Trump attacca Teheran su Hormuz. L’Iran rilancia e conferma la chiusura

Vance parla di “incontro storico”. Ma il presidente americano alza i toni: “Se chiudono lo Stretto, non avranno più un Paese”. Intanto nuovi raid israeliani provocano vittime in Libano e Gaza
lunedì, 22 Giugno 2026
2 minuti di lettura

I negoziati tra Stati Uniti e Iran, avviati in Svizzera con la mediazione di Pakistan e Qatar, oscillano tra aperture diplomatiche e nuove tensioni, fino alla rottura di ieri sera. Da una parte il vicepresidente americano JD Vance definisce il confronto “storico”, sottolineando come per la prima volta le delegazioni dei due Paesi siedano allo stesso tavolo. Dall’altra, il presidente Donald Trump sceglie toni durissimi, minacciando apertamente Teheran sul dossier dello Stretto di Hormuz.

L’attacco di Trump

In un’intervista a Fox News, Trump ha dichiarato di aver parlato durante la notte con dirigenti iraniani, avvertendoli delle conseguenze di un’eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz. “Se l’Iran non raggiungerà un accordo, riscuoteremo pedaggi nello Stretto di Hormuz”, ha commentato il presidente americano, senza escludere un controllo diretto dell’area strategica da parte degli Stati Uniti. “Potremmo farlo, se necessario”, ha aggiunto, ipotizzando un ruolo di “Guardian Angel” dello stretto e una quota del 20% sul petrolio in transito. Trump ha poi riferito il contenuto del suo messaggio a Teheran: “Se lo chiudete, non avrete più un Paese”. Il presidente americano ha inoltre avvertito che, una volta scaduti i 60 giorni fissati per i colloqui, Washington sarà pronta ad agire senza ulteriori vincoli.

La protesta iraniana

Le parole del presidente americano hanno provocato una dura reazione della delegazione iraniana impegnata nei colloqui svizzeri. Secondo quanto riferito da Press TV, Teheran ha presentato una protesta formale alla controparte statunitense e sta valutando “una risposta adeguata alle recenti minacce verbali di Donald Trump”. La posizione iraniana resta ferma anche sullo Stretto di Hormuz. Nella serata di ieri Teheran ha ribadito con una dichiarazione secca che «lo stretto rimane chiuso», alimentando ulteriormente le tensioni.

Nessuna stretta di mano

A testimonianza del clima ancora estremamente teso, non si è verificato alcun gesto simbolico di distensione all’apertura dei lavori. Secondo l’agenzia semi-ufficiale Tasnim, gli organizzatori avevano previsto una stretta di mano e una foto di gruppo tra le delegazioni americana e iraniana. Il capo della delegazione di Teheran e i suoi collaboratori hanno però respinto entrambe le iniziative, rifiutandosi di partecipare alla foto ufficiale. La cerimonia inaugurale e la diretta streaming si sono quindi svolte senza la presenza iraniana, mentre i rappresentanti di Teheran hanno fatto ingresso nella sede del negoziato soltanto successivamente.

I missili restano fuori dall’intesa

Nel frattempo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiarito che i colloqui non riguarderanno il programma missilistico della Repubblica islamica. “In passato gli Stati Uniti chiedevano negoziati sui nostri missili, ma poi hanno cambiato posizione”, ha dichiarato il capo dello Stato iraniano. Secondo Pezeshkian, il mutamento dell’approccio americano sarebbe il risultato della forza militare del Paese, del ruolo delle Guardie Rivoluzionarie e dell’unità nazionale iraniana.

Israele continua i raid in Libano

Ad aggravare il quadro regionale contribuiscono le operazioni militari israeliane. Nelle ultime 24 ore i raid dell’Idf hanno provocato sette morti in Libano e nove nella Striscia di Gaza. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che le forze israeliane resteranno nel sud del Libano “finché sarà necessario”, per garantire la sicurezza dei cittadini israeliani. “Rimarremo nella zona di sicurezza nel sud del Libano per tutto il tempo necessario a proteggere i residenti del nord e tutti i cittadini di Israele”, ha dichiarato il premier, riaffermando inoltre l’impegno di Israele a impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Mentre il primo round dei colloqui svizzeri si è concluso senza risultati concreti, il dossier libanese continua a rappresentare uno dei principali nodi sul tavolo delle trattative tra Washington e Teheran.

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