Le proteste in Albania contro il progetto di un resort di lusso legato a Jared Kushner stanno crescendo di intensità e partecipazione, trasformandosi in un movimento nazionale che unisce ambientalisti, residenti e opposizione politica. A Tirana e nella regione costiera di Zvërnec, migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare un progetto che, secondo loro, minaccia un ecosistema unico e svende il patrimonio naturale del Paese.
Il resort, promosso dalla società Affinity Partners di Kushner, prevede la trasformazione dell’isola disabitata di Sazan e di ampie porzioni dell’area protetta di Vjosa‑Narta, una zona umida che ospita fenicotteri, foche e siti di nidificazione delle tartarughe marine. Le prime ruspe sono entrate in azione a maggio, abbattendo parti della pineta per aprire nuove strade di accesso, mentre alte recinzioni sormontate da filo spinato hanno improvvisamente bloccato l’accesso alla spiaggia per residenti e turisti. Le immagini circolate sui social hanno alimentato l’indignazione: guardie di sicurezza private, incaricate di proteggere il cantiere, sono state riprese mentre trascinavano con la forza un manifestante lungo un dirupo e lanciavano oggetti contro gli attivisti che tentavano di rimuovere le barriere.
Le autorità hanno reagito revocando le licenze a due società di sicurezza e arrestando un dipendente, mentre quindici manifestanti sono stati fermati e il capo della polizia locale è stato rimosso per cattiva gestione dei disordini. Il primo ministro Edi Rama continua a difendere il progetto, sostenendo che non invaderà aree protette e che lo studio ambientale non è ancora concluso. Ma la piazza non gli crede: i manifestanti chiedono lo stop immediato dei lavori e le sue dimissioni, accusandolo di aver “svenduto l’Albania” agli interessi della famiglia Trump. A Tirana, lo slogan più ripetuto è diventato un simbolo della protesta: “L’Albania non è in vendita”.





