L’ex procuratrice generale della Florida Pam Bondi ha adottato un tono fermo e difensivo durante l’audizione davanti ai legislatori, prendendo nettamente le distanze dai documenti relativi al caso Jeffrey Epstein che la commissione della Camera sta riesaminando nell’ambito della più ampia indagine sulle presunte irregolarità istituzionali.
Bondi, convocata per chiarire il suo ruolo negli anni in cui il caso Epstein era ancora oggetto di controversie giudiziarie, ha insistito sul fatto di non aver avuto “alcuna responsabilità diretta” nella gestione degli accordi e delle decisioni contestate.
Secondo i membri della commissione, i documenti mostrerebbero una serie di comunicazioni interne e valutazioni legali risalenti al periodo in cui Bondi ricopriva incarichi pubblici in Florida. Lei ha però respinto ogni interpretazione che la colleghi a scelte operative o concessioni favorevoli a Epstein, definendo alcune ricostruzioni “fuorvianti” e “estrapolate dal contesto”.
L’audizione è stata caratterizzata da momenti di forte tensione, con i legislatori che hanno incalzato l’ex procuratrice chiedendo chiarimenti sulla catena decisionale e sulle eventuali pressioni politiche dell’epoca. Bondi ha ribadito di aver sempre agito “nel pieno rispetto della legge” e ha accusato alcuni membri della commissione di voler trasformare l’indagine in un processo politico.
La seduta si inserisce in un clima già acceso dalle recenti citazioni in giudizio emesse dalla commissione nei confronti di altri funzionari coinvolti nella gestione del caso Epstein. I legislatori hanno sottolineato che l’obiettivo è ricostruire con precisione le responsabilità istituzionali, mentre i critici accusano la maggioranza di voler sfruttare l’inchiesta per fini elettorali.
Bondi, al termine dell’audizione, ha dichiarato di voler “collaborare pienamente”, pur denunciando una narrazione “distorta” che rischia di oscurare anni di servizio pubblico.





