venerdì, 14 Agosto, 2020
Economia

Perché sopprimere il Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro ?

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È l’accanimento sistematico di parlamentari di ogni legislatura nel prendere di mira il CNEL, organo costituzionale.

Per i meno informati è opportuno una doverosa premessa per descrivere la sua posizione in Costituzione, analizzandone la Parte II – Ordinamento della Repubblica – che raggruppa tre Titoli, così denominati: Titolo I – Il Parlamento, Titolo II – Il Presidente della Repubblica e Titolo III – Il Governo.

Il Titolo III è suddiviso in tre Sezioni, così distinte: Sezione I – Il Consiglio dei Ministri, Sezione II – La Pubblica Amministrazione e Sezione III – Gli Organi ausiliari.

Gli Organi ausiliari sono esattamente tre, il CNEL (art. 99) ed al successivo articolo 100 sono indicati il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti.

Al momento non vi è alcun intendo di sopprimere questi due organi, mentre

è al senato, da circa un anno la procedura per la soppressione del CNEL (atti senato 1124), presentato ai tempi del contratto di Governo Movimento 5Stelle e Lega. Firmatari sono, in effetti, due senatori della Repubblica, Roberto Calderoli e Gianfranco Perilli.

In passato, nel 2016, con la massiccia riforma, vi aveva provato anche l’attuale senatore Matteo Renzi, ma l’intera riforma non riuscì a superare lo scoglio del referendum.

Che ne sarà in questa tornata?

Renzi, a suo tempo, ebbe ostile i parlamentari del Movimento che consideravano l’intera riforma e la soppressione del CNEL un “attentato alla Costituzione”.

Per sopprimerlo, essendo organo costituzionale, deve essere sottoposto a doppia votazione di camera e senato ed, eventualmente, anche a referendum, come prevede il successivo art. 138. Insomma una procedura analoga a quella seguita per la riduzione del numero dei parlamentari, approdata al referendum, perché richiesto da un quinto dei membri di una camera.

E bene sottolineare che sono tre Organi costituzionali incardinati nel Governo della Repubblica, insieme alla Pubblica Amministrazione e, quindi, di vitale importanza per il funzionamento della complessa macchina dello Stato, per adempiere a tutte le esigenze della collettività nazionale.

Chissà se con poteri in materia di monitoraggio di salute pubblica il CNEL avrebbe potuto fornire un valido contributo, con esiti meno devastanti, sulla epidemia da coronavirus?

Ma, nella realtà cosa fa il CNEL di così irrilevante da meritare la soppressione?

Più che sopprimere articoli della Costituzione si dovrebbe, piuttosto, mirare ad attuare tantissimi principi e linee guida rimasti senza risposta. Basta vedere quante riserve di legge non hanno trovato debita e compiuta attuazione.

L’articolo 99 della costituzione recita che: “Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa”.

E per svolgere quale compito?

Nel secondo comma è detto che: “È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge”.

Possiamo dire che i compiti ed i modi di espletarli gli derivano dalla legge ordinaria, cioè dal legislatore.

“Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire all’elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge”. Non può farlo per le materie per le quali ha ricevuto incarichi.

Possiamo affermare che è un Organo ausiliario, la cui funzione è quella di contribuire a determinare l’ordinamento democratico ed a favorire un migliore funzionamento dei poteri legislativi o di amministrazione attiva, di iniziativa e di controllo.

Sopprimere il CNEL, secondo i relativi sostenitori di questa volontà, significherebbe ridurre i costi della politica, trattandosi di un Organo inutile, se non per dispensare poltrone.

Di avviso nettamente contrario è proprio l’attuale presidente, Tiziano TREU, il  quale afferma, in sintesi, che con  l’abolizione si restringono gli spazi di democrazia e la soppressione è un gravissimo errore di strategia politica che impoverisce l’economia e il mercato, con conseguenze negative sull’intero sistema.

La legge istitutiva del 3 gennaio 1957, n. 33 ed il relativo Regolamento del 30 dicembre 1986, n. 936, con le successive modificazioni ed integrazioni, indicano espressamente, le diverse professionalità dei componenti. Vi sono ben 10 esperti di nomina del Presidente  della repubblica, di cui due su proposta del Presidente del Consiglio , quali esponenti della cultura economica, sociale e giuridica, nonché n. 48 rappresentanti delle categorie produttive, di cui n. 22 rappresentanti dei lavoratori dipendenti, n.9 degli autonomi, n.17 delle imprese e n. 6 rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni del volontariato, per un totale di 64 componenti.

Durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati dalle varie forze sindacali del territorio che li designano.

Nei rispettivi regolamenti di Camera e senato è fatto esplicito richiamo alle modalità di richieste al CNEL di pareri, di studi e di indagini – Osservazioni e proposte (art. 49 e 98 reg. senato) e “DEI RAPPORTI CON IL CNEL – Capo XXXIV – regolamento Camera dei deputati)”.

La soppressione di questo Organo ausiliario – presente analogamente in 21 Paesi dell’Unione – creerebbe un vuoto di competenze, di specialità e di esperienze in seno all’apparato del Governo

e verrebbe meno anche l’interlocutore con il Comitato economico e sociale europeo, con funzioni di rappresentanza e consulenza per il Parlamento, la Commissione ed il Consiglio.

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