martedì, 21 Settembre, 2021
Attualità

Cina, ci risiamo

Ci risiamo. Ancora una volta emergono importanti notizie circa l’opacità nella gestione del Coronavirus da parte della Cina. Recentemente l’Associated Press, attraverso una propria inchiesta, ha infatti dichiarato di essere entrata in possesso di documenti riservati dell’OMS che testimoniano come la Cina avrebbe ritardato, per più di una settimana, la condivisione di importanti informazioni relative alla mappa genetica del Covid-19, utili per contrastare la diffusione del virus, nonostante tre laboratori governativi ne fossero in possesso da tempo. Sempre secondo l’agenzia di stampa il ritardo sarebbe la conseguenza dei severi controlli posti in essere da Pechino sulle informazioni e della concorrenza interna al sistema sanitario di Stato. Siamo dunque di fronte all’ennesimo caso di assenza di trasparenza nelle relazioni internazionali da parte del governo cinese. Già nei mesi di Aprile e Maggio, infatti, Pechino aveva esercitato pressioni volte a modificare il contenuto di alcuni documenti realizzati da organi dell’Unione Europea. Il primo caso risale al 21 aprile, data del previsto rilascio di un report realizzato dall’ European Union External Action (Eeas) relativo alla disinformazione russa e cinese riscontrata in relazione al diffondersi della pandemia. Il report è definitivamente uscito il 24 aprile, retrodatato al 22, in una versione in parte alleggerita dalle accuse mosse nei confronti di Pechino.

Originariamente, infatti, il documento conteneva richiami alla responsabilità del governo cinese per aver condotto un’importante campagna di disinformazione globale, orientata a proprio vantaggio, relativa alla crisi sanitaria. La versione rilasciata risulta priva del riferimento alla “disinformazione globale” condotta dalla Cina ed è caratterizzata da toni più morbidi rispetto alla versione originale. Ciò è il risultato della minaccia consistente in una reazione istituzionale del governo cinese nel caso in cui il documento fosse stato diffuso nella sua versione originale. 

Il secondo caso risale al 6 maggio scorso, anniversario del 45° anno di rapporti UE-Cina. Per celebrare tale ricorrenza i 27 ambasciatori dei paesi europei in Cina, insieme all’ambasciatore europeo a Pechino, avevano scritto una lettera nella quale si auspicava maggiore cooperazione tra UE e Cina citando, con riferimento alla pandemia, l’origine del virus proprio dal paese asiatico. La delegazione dei diplomatici UE è stata però informata dai media cinesi che avrebbero dovuto pubblicare la lettera, segnatamente il China Daily ed il People’s Daily, che la pubblicazione della stessa sarebbe stata autorizzata dal Ministero degli Esteri solo a fronte della rimozione della parte che indicava la Cina come luogo di origine della pandemia. Tale condizione è stata accettata in considerazione del fatto che un messaggio contente l’auspicio verso il dialogo ed il confronto su temi di fondamentale importanza avrebbe comunque raggiunto circa 1 miliardo di persone. 

Gli episodi appena citati sono molto gravi e testimoniano ancora una volta come il gigante asiatico eserciti la censura nei confronti di fenomeni di portata planetaria, nonché verso organismi e rappresentanti diplomatici europei. Chiunque volesse intraprendere un dialogo politico/economico con la Cina dovrebbe tenere conto di questo modus operandi. Ciò anche al fine di evitare di pregiudicare storiche e strategiche alleanze (che andrebbero invece rinsaldate) per esplorare nuove opportunità ricche di incognite. Questo vale soprattutto per quegli Stati che sembrano aver dimenticato da tempo il principio di richeliana memoria della ragion di Stato.  A quanto pare altri Paesi, invece, lo hanno ancora ben presente. 

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