venerdì, 10 Luglio, 2020
Società

Alla conquista del due giugno tra le Frecce Tricolore e le manifestazioni di piazza

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Il 2 giugno è una data memorabile, indimenticabile e, per milioni di italiani, stampata nel cuore, benché siano passati 74 anni da quel 2 giugno del 1946 quando, dopo il triste e buio regime fascista, gli elettori e, per la prima volta, anche le elettrici, vennero chiamati alle urne per la consultazione elettorale e per il contestuale referendum istituzionale tra  la scelta della Monarchia o della Repubblica.

Gli elettori optarono per la Repubblica che venne saldamente consacrata con la nostra Carta costituzionale, entrata in vigore il I gennaio del 1948.

Da quel momento il 2 giugno è consacrato come  festa della Repubblica italiana con cerimonie in tutta la Penisola.

A Roma, lungo la Via dei Fori Imperiali, è quasi sistematica la sfilata di tutte le Forze Armate, così detta “parata militare”, alla presenza del Capo dello Stato, di tutte le alte cariche politiche e delle autorità istituzionali e miliari.

Non si può non ricordare che in alcuni anni e per  certi  periodi essa venne rinviata per vari motivi, quali nel 1963 per rispetto verso il Papa Giovanni XXIII, nel 1976 per il triste evento del terremoto del Friuli, nel 1977 per crisi economica “austerity” e per altri motivi di opportunità continenti fino al 1982 compreso. Poi venne sospesa nuovamente dal 1989 al 1999. Nel 2012 per terremoto dell’Emilia Romagna venne festeggiata in forma ridotta. Negli anni 2013 e 2014, nuovamente sospesa per motivi di austerity e di solidarietà verso i meno abbienti.

Venne ripristinata sia nel 2007 e sia nel 2015 dai rispettivi presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e dall’attuale Sergio Mattarella.

Possiamo dire che, nel tempo, le varie forze politiche contrapposte dei due principali schieramenti di sinistra e di destra, nel senso ampio del termine, hanno esaltato o soffocato questo glorioso evento della nostra democrazia repubblicana.

Al rinvio di questo  prossimo evento (2 giugno 2020) ha deciso uno strano ed imprevedibile soggetto, un disturbatore esterno, un VIRUS, così noto col nome di CORONAVIRUS.

La festa non viene svolta, quindi, per motivi di emergenza sanitaria, una necessità ineludibile perché le regole da rispettare, quali il divieto di “ASSEMBRAMENTI” sarebbero state impossibile e rischiose per la salute collettiva.

A far sentire l’amor di Patria è presente, da alcun giorni, in tutta la Penisola, ad onorare i nostri caduti delle due guerre ed a rendere viva la nostra Repubblica democratica la pattuglia acrobatica meglio nota come “FRECCE TRICOLORE” che concluderà il suo viaggio proprio il 2 giugno prossimo sorvolando sull’Altare della Patria, nei  cieli di Roma.

Ma a tranquillizzare gli italiani fedeli alla Repubblica è, essenzialmente, l’articolo 139 della Costituzione che  esclude ogni tentativo di revisione della forma repubblicana , cioè stabilisce un divieto assoluto del ritorno alla Monarchia se non per eventi rivoluzionari. C’è anche la XII disposizione transitoria e finale della Carta costituzionale che ci garantisce ulteriormente  del non ritorno del partito fascista sotto qualsiasi forma perché ne vieta la riorganizzazione.

Soccorre pure l’articolo 11 il quale recita che: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzioni delle controversie internazionali.”

A maggior ragione l’Italia ripudia, principalmente, le controversie interne ed anche tra i partiti, la cui esistenza è garantita  nell’articolo 49 della citata carta costituzionale quando afferma che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Gli scioperi sono garantiti dalla legge, come anche le agitazioni, le proteste, nonché le manifestazioni.

Ma quando si supera la linea di demarcazione tra questi diritti ed il buonsenso civico?

Che sapore  hanno in questo clima di “quasi lutto nazionale” la sospensione della parata militare  con i relativi festeggiamenti per motivi più che  prudenziali, perché di mezzo c’è in gioco la salute pubblica, oltre che ragioni economiche come in passato e la programmata manifestazione di alcune forze  politiche in numerose città italiane (cento secondo le previsioni)?

Viva l’Italia, viva il 2 giugno,

Viva  la Repubblica italiana.

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