sabato, 19 Settembre, 2020
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Telefonini in cella, la crociata del Ministero

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I detenuti, come è noto, non possono comunicare con l’esterno. Se così fosse, infatti, gli affiliati i personaggi posti al vertice delle consorterie criminali avrebbero la possibilità di coordinare le attività illecite comodamente da dietro le sbarre. Ciò nonostante, non è inusuale rinvenire microcellulari all’interno degli istituti di pena italiani.

Da qualche tempo, però, si è superato ogni limite. Nella casa circondariale di Foggia, nuovo complesso, è avvenuto qualcosa di assolutamente paradossale. A quanto pare un ospite avrebbe telefonato dalla cella alla stazione dei carabinieri per denunciare presunte anomalie nel comportamento dei sanitari del presidio.

Nel rispondere ad una interrogazione del deputato Jacopo Morrone della Lega il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sottolinea che “l’emergente ed allarmante fenomeno dell’ingresso illecito, all’interno delle strutture penitenziarie, di micro-cellulari che consentono ai detenuti di comunicare indebitamente con l’esterno è alla costante attenzione del Ministero che sta mettendo in campo ogni utile iniziativa a fronteggiarlo incisivamente”.

Si tratta, stando alle parole del Guardasigilli, di una vera e propria controffensiva condotta a colpi di acquisti e investimenti in nuove tecnologie. In questo quadro rientra l’acquisto di 40 metal detector, attualmente in corso di installazione, capaci di rilevare la presenza di armi da fuoco, armi bianche e piccole parti di armi da taglio, ispezionando in modo rapido le persone in transito negli istituti penitenziari.

Bonafede rivela inoltre che sono in fase di acquisizione 200 rilevatori portatili di dispositivi elettronici che consentono di rilevare, a breve distanza, la presenza di telefonia cellulare, dispositivi bluetooth, componenti elettronici (tipo sim card telefoniche), oltre che metalli classici, cacciaviti e utensili di piccole dimensioni.
Ai Provveditorati generali saranno distribuiti 65 rilevatori portatili di telefoni cellulari, utili a rilevare telefonate, invio di messaggi in corso e comunque ogni flusso comunicativo che avviene sulle bande Gsm-3G-4G-LTE-Bluetooth e Wi.Fi, a distanze che variano a seconda della tipologia della struttura su cui insistono.
Sono stati, invece, già consegnati ai provveditori regionali 40 jammer (disturbatori elettronici), strumenti impiegati per impedire ai telefoni cellulari di ricevere o trasmettere comunicazioni.

Ma le misure contro i “furbetti” del telefonino non si fermano qui: tenuto conto che l’occultamento all’interno dei pacchi in entrata costituisce una delle più comuni modalità di ingresso illecito di tali dispositivi, presso gli istituti penitenziari del territorio, con priorità per quelli che sono privi di dispositivi idonei, sono in fase di installazione 90 apparecchiature a raggi x che permettono di effettuare indagini su valigie, bagagli, pacchi e colli, rilevando la presenza di oggetti metallici non consentiti, dispositivi di innesco e oggetti pericolosi, nonché di telefoni cellulari e apparecchiature elettroniche.

Bonafede garantisce, inoltre, che ai poliziotti penitenziari saranno forniti “innovativi equipaggiamenti atti al contenimento senza pregiudizio per l’operatore penitenziario, come prodotti anti-taglio e nuovi giubbotti antiproiettile, ed è allo studio l’adozione, per l’anno venturo, di altri presidi di sicurezza, come prodotti paracolpi, scudi curvi e maschere facciali”. Chi vivrà, vedrà…

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