martedì, 5 Marzo, 2024
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Pantalone (Archis): “Test sierologici fondamentali nella fase 2”

“I cd. test rapidi possono giocare un ruolo di straordinaria importanza nella gestione della fase 2 appena iniziata, perché grazie a loro sarebbe possibile individuare le persone in grado di tornare al lavoro perché protette dal virus, a differenza di quelle ancora non immunizzate, e quindi esposte a un possibile contagio”.

Manuel Pantalone, amministratore delegato della Archis e Coordinatore Nazionale dei Giovani Imprenditori di Valore Impresa, sottolinea l’importanza delle verifiche sierologiche e la loro complementarità rispetto al classico tampone.

Manuel Pantalone, amministratore delegato della Archis e Coordinatore Nazionale dei Giovani Imprenditori di Valore Impresa

Quanto sono accurati i test sierologici?
“I test sierologici che cercano gli anticorpi IgG e IgM hanno tassi di precisione molto diversi tra loro. Bisogna necessariamente ricorrere a quelli con affidabilità superiore al 90% e con adeguata letteratura clinica. Ad oggi sono disponibili tre tipi di test sierologici: due “quantitativi” da laboratorio con due tipologie di metodo diverse e uno “qualitativo” ad immunocromatografia, definibile “rapido”. Sono proprio questi ultimi che possono giocare un ruolo di straordinaria importanza nella gestione della fase 2 appena iniziata, perché grazie a loro sarebbe possibile individuare le persone in grado di tornare al lavoro perché protette dal virus, a differenza di quelle ancora non immunizzate, e quindi esposte a un possibile contagio. Uso il condizionale, perché purtroppo, a tutt’oggi, non si ha la certezza che il virus non possa ripresentarsi sulle persone che già ne sono state affette”. 

Chi li dovrebbe fare? Molti sindaci hanno espresso la volontà di somministrarli con criteri omogenei ed affidabili anche ai cittadini: cosa ne pensa?
“Soprattutto alle persone più esposte. Adesso le istituzioni si stanno convincendo della necessità di ricorrere a questa tipologia di analisi quale unico strumento in grado di ricostruire il ‘’il film” della malattia. Va chiarito che i test sierologici non vanno affatto in contrapposizione ai tradizionali tamponi ma piuttosto sono complementari, in quanto consentono riflessioni ed analisi di carattere epidemiologico. Con il tampone riusciamo a conoscere se un paziente sia positivo al virus nel momento in cui viene sottoposto a tale analisi. Con il test sierologico riusciamo a sapere se un individuo sia entrato a contatto con il virus, tenendo presente che i due anticorpi IgM e IgG, oggetto della rilevazione, si sviluppano in momenti diversi dell’infezione, le IgM per prime mentre le IgG diverso tempo dopo. Sono proprio queste ultime che potrebbero consentirci di sapere se una persona sia immune al virus”.

Dal 4 maggio i test sierologici sono effettuati sul personale sanitario. Subito dopo chi potrà effettuarli?
“Dovrebbero essere le persone maggiormente esposte, in prima istanza, a sottoporsi a questi test. L’obiettivo è poter avere un tracciato del virus partendo dalle persone che lo hanno avuto. Ad oggi abbiamo una carenza di informazioni perché solo una piccola parte delle persone affette da Covid è riuscita a sottoporsi al tampone. L’unica vera alternativa è rappresentata da uno screening su larga scala da realizzarsi attraverso i test sierologici”.

Cosa bisogna fare se il risultato del test è negativo ma ci sono delle sintomatologie che potrebbero riferirsi al Coronavirus?
“Se c’è una sintomatologia riferibile al Coronavirus è necessario sottoporsi al tradizionale tampone dopo aver fatto il triage necessario. In questo caso occorre sapere se il paziente in questione è affetto da Covid ed il tampone resta l’analisi più attendibile. Il test sierologico, come detto, è utilissimo come attività di screening”.

Come si effettuano i test?
“I test sierologici, come spiegato, assumono una chiara e inoppugnabile rilevanza in un processo di valutazione epidemiologica. I test sierologici si suddividono in due filoni: da una parte ci sono i test quantitativi, che si eseguono con saggi in ELISA o in chemiluminescenza, dall’altra quelli qualitativi, categoria della quale fanno parte i test rapidi. I test quantitativi presuppongono un prelievo di sangue con successiva analisi in laboratorio, i test qualitativi invece si svolgono con dispositivi pungidito e danno una lettura immediata, in circa dieci minuti ma ci tengo a spiegarvi nel dettaglio il funzionamento: una volta effettuato il test si deve verificare che la linea di controllo si sia colorata. Altrimenti il test non è valido. Se non si colora né la linea IgM né la linea IgG, probabilmente nel nostro sangue non ci sono anticorpi contro le proteine virali. In questo caso, è probabile che non abbiamo contratto l’infezione. Ma potremmo anche essere in una fase precoce dell’infezione quando ancora l’organismo non ha prodotto gli anticorpi (cosiddetto “periodo finestra”).
Se si colora solo la linea IgM, è probabile che il nostro organismo abbia prodotto IgM contro le proteine virali e che ci troviamo in una fase precoce della malattia. In questo caso, il tampone naso-faringeo sarebbe generalmente positivo. Abbiamo quindi contratto l’infezione e probabilmente possiamo trasmetterla ad altri.
Se si colorano entrambe le linee IgM e IgG significa che il nostro organismo probabilmente ha prodotto sia IgM sia IgG contro le proteine virali e che probabilmente ci troviamo in una fase intermedia dell’infezione. In questo caso, il tampone naso-faringeo potrebbe risultare positivo. Abbiamo quindi contratto l’infezione e probabilmente possiamo ancora trasmetterla ad altri. Se si colora solo la linea IgG significa che il nostro organismo ha prodotto IgG contro le proteine virali e che le IgM sono già scomparse. Ci troviamo quindi probabilmente in una fase più avanzata dell’infezione oppure siamo già guariti. In questo caso, il tampone naso-faringeo può risultare già negativo ma, in qualche caso ancora positivo. Abbiamo quindi contratto l’infezione e non possiamo escludere con certezza di poterla ancora trasmetterla ad altri”.

Quali mascherine consiglia di indossare in questa nuova fase due?
“Le KN95/FFP2 con filtro senza valvola. Garantiscono una protezione bidirezionale dal virus e rappresentano un prodotto di utilizzo trasversale tra il personale sanitario e la popolazione. È chiaro che nei reparti Covid ci vogliano le FFP3 con valvola ma queste ultime, in altri contesti, potrebbero essere controproducenti.
Le mascherine chirurgiche, invece, proteggono solo chi ci sta di fronte ma non noi stessi. Per citare il Prof. Gasbarrini ci sono le mascherine egoiste e quelle altruiste. Le FFP3 ci proteggono ma non proteggono gli altri, le chirurgiche proteggono gli altri ma non proteggono noi, le KN95/FFP2 con filtro senza valvola proteggono sia noi che gli altri ed è per questo che mi sento di consigliarle”.

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