martedì, 24 Novembre, 2020
Società

Il “miracolo” del Covid, dalle spolette alle mascherine

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Una fabbrica d’armi che rinuncia alla sua “missione” per produrre mascherine. Una “rivoluzione copernicana”, una chiara opzione a favore del diritto alla vita.

Insomma un qualcosa si straordinario in un paese che, troppo spesso, dimentica le sue radici. Succede ai tempi della lotta al coronavirus: è uno dei tanti interventi ideati dalle autorità per prevenire e combattere il contagio da Covid-19.

Il governo si appresta ad aprire un sito produttivo che nella sua massima capacità potrebbe produrne oltre 5 milioni al mese. È stato siglato nei giorni scorsi l’accordo tra Agenzia Industrie Difesa – ente controllato dal Ministero della Difesa – e la BLS S.r.l., azienda con una storia cinquantennale nella produzione di dispositivi protettivi, per potenziare la fabbricazione di mascherine chirurgiche e quelle del tipo FFP2 ed FFP3.

Il sito scelto per questa “riconversione” è la ex Real Fabbrica d’Armi di Torre Annunziata, in provincia di Napoli. La produzione partirà già ad inizio maggio.

In realtà, si tratterebbe di un ampliamento delle attività produttive che la vecchia fabbrica di spolette militari metterà in piedi in parallelo ai lavori che già sta facendo per il Ministero: la riconversione delle armi per alcune regioni italiane e la dematerializzazione dei fascicoli per la Difesa.

Già nei prossimi giorni dovrebbero arrivare le prime macchine che occuperanno uno dei capannoni dell’enorme struttura posta al centro della città, facilmente raggiungibile dalle uscite dell’autostrada A3 Napoli-Salerno e vicina alle fermate di Ferrovie dello Stato e circumvesuviana.

La prima linea di produzione, che partirà ufficialmente ad inizio maggio, si occuperà delle mascherine chirurgiche. Le macchine utilizzate dovrebbero realizzarne dalle 80 alle 120 al minuto, per una produzione giornaliera che oscilla tra le 115 mila e le 172 unità e un totale mensile che varia tra quasi 3 milioni e mezzo e oltre 5 milioni e centomila dispositivi.

Le macchine funzioneranno 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. Ad inizio luglio, poi, si amplierà la linea di produzione con l’introduzione delle macchine per la fabbricazione dei dispositivi FFP2 ed FFP3, che potrebbero arrivare a confezionarne anche 30 al minuto, per un conto giornaliero che si attesta sulle 43 mila mascherine ed un computo mensile di quasi un milione e trecentomila.

Resta il mistero su coloro che ci lavoreranno: è probabile che non saranno militari. Ma manca ancora l’ufficialità.

Numeri imponenti soprattutto in questo periodo dove da più parti, sia dal fronte sanitario che privato, sono arrivate critiche e accuse di penuria di dispositivi di protezione personale. Con ottimismo ha accolto la notizia il direttore dello stabilimento torrese, il colonnello Berardo Sabbatino, che ha preferito glissare sui numeri della produzione “non voglio parlare di questi, aspetto prima di vedere le macchine all’opera”, focalizzando la sua attenzione su due temi più cari: “Ragionando sul ruolo dello Spolettificio, questa azione voluta dal Ministero permette di dare lustro e rilanciare l’ex fabbrica borbonica. Questa produzione avrà sicuramente effetti positivi anche sulla città. Ma, quello che più mi sta a cuore, è il lato umano della vicenda È un piacere e motivo di vanto essere utili al paese, soprattutto in un momento come questo dove si sente il bisogno dell’aiuto di tutti”.

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