mercoledì, 30 Novembre, 2022
Società

Al bando i games che inneggiano alle mafie

Può un videogioco contribuire ad accreditare una immagine “positiva” della criminalità organizzata, spingendo i giovani ad adoperare una certa indulgenza nel giudicare il comportamento animalesco di chi ammazza a sangue freddo per il solo gusto di uccidere?

Quello che, almeno all’apparenza sembra un quesito destinato a educatori professionisti e sociologi è, in realtà, il “cuore” di una interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della giustizia presentata dalla deputata grillina Stefania Ascari e sostenuta dai suoi colleghi Felice Mariani, Vita Martinciglio, Silvana Nappi e Elisabetta Maria barbuto.

Da tempo, fanno notare i “portavoce” del popolo, sono in circolazione sul mercato nei negozi ludici e store online, giochi da tavola e videogiochi che inneggiano alla criminalità organizzata di tipo mafioso. Tra questi, a titolo esemplificativo si citano i prodotti «Mafia City», «Mafia Empire», «Mafioso: Giochi di Gangster», «Gioco della Mafia», «City Mafia Gods», «Mafia Families» e «Narcos: Cartel Wars».

In questi giochi, dai contenuti espliciti e violenti, i giocatori vestono il ruolo di sanguinari personaggi criminali che si sviluppano, a seconda del gioco, in scenari spesso sanguinari di supremazia mafiosa.

I games, dunque, sembrerebbero restituire ai giocatori, spesso giovani e giovanissimi, visioni distorte della mafia e del suo ruolo all’interno della società, con potenziali ripercussioni ancora del tutto da verificare nella vita reale.

Da ciò emergerebbe, almeno secondo i fautori dell’atto di sindacato ispettivo, “il carattere diseducativo di questo tipo di prodotti che, banalizzando la gravità della criminalità organizzata e trasformando in oggetto ludico il metodo mafioso, rischiano di alimentare l’inconsapevolezza su questo fenomeno e incoraggiare eventuali comportamenti violenti e diffusi”.

Collegato al diffondersi di questi giochi che potrebbero alimentare il concetto di mafia come positività e favorire il rischio di emulazione, potrebbe essere il diffondersi di pagine del social network Facebook in cui si inneggia a padrini mafiosi defunti, come denunciato da Adriana Colacicco, del Progetto di Vita, che ha documentato l’esistenza di pagine inneggianti a Matteo Messina Denaro e alla Sacra Corona Unita.

Di qui l’interrogazione volta a sapere se il Governo sia a conoscenza dei gravi fatti sopra esposti e quali iniziative di competenza, anche normative, ritenga opportuno adottare affinché sia evitata la diffusione e la vendita sul libero mercato dei giochi e videogiochi in questione, “disponendone anche l’immediato ritiro, in quanto gli stessi rischiano di incitare all’odio e alla violenza mafiosa e di alimentare comportamenti mafiosi e di sostegno alla criminalità organizzata”.

I vertici dell’esecutivo vengono anche sollecitati a garantire che, anche nell’ambito dei social network come ad esempio Facebook, e non solo, sia attivata, d’intesa con le società che li gestiscono, un’attenta attività di controllo delle pagine social, al fine di rimuovere prontamente tutti i tipi di contenuti che inneggiano alla criminalità organizzata di tipo mafioso.

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