domenica, 21 Aprile, 2024
Società

L’ufficio del futuro? Una stanza con privacy, una piazza per interagire e un viale per scambiare idee

L’ufficio del futuro rivoluziona gli ambienti di lavoro superando gli open space, che sarebbero alla base di mancanza di privacy provocando inquinamento acustico e visivo,  e penalizzando  quelle attività che richiedono silenzio e concentrazione. Inoltre negli uffici aperti ci sarebbe anche un rischio maggiore a livello sanitario e infettivo, perché virus e batteri circolano liberamente senza nessuna barriera architettonica.

In un interessante e recente evento di qualche giorno fa, la Società Italiana di Ergonomia e l’Associazione Italiana di Acustica, coordinati da Francesco Draicchio, responsabile del Laboratorio di Fisiologia ed Ergonomia dell’INAIL e  presidente SIE, hanno evidenziato, infatti, come il comfort acustico è influenzato dalle caratteristiche architettoniche dell’ufficio, che devono rispondere a un complesso compromesso tra comunicazione verbale comprensibile e sufficiente riservatezza vocale, ma anche dal comportamento vocale degli utenti stessi, tanto da dare luogo a sintomi come mal di testa, difficoltà di concentrazione, affaticamento, ridotta produttività e perdita di motivazione.

“Gli ergonomi acustici parlano in questo caso di disagio da “intelligibilità del parlato”, ha detto Erberto Sandon, Ergonomo europeo certificato e componente del consiglio direttivo della Società Italiana di Ergonomia e fattori Umani. La distrazione indotta dal percepire le parole pronunciate da altre persone è sicuramente una fonte di disturbo negli uffici moderni, dove la componente “antropica” del rumore complessivo è preponderante rispetto al rumore delle attrezzature, in genere abbastanza silenziose. Oltre al disturbo da distrazione, è da considerare il carico mentale collegato alla costante attività di filtraggio che il cervello umano deve compiere per estrarre da tutto ciò che viene raccolto dall’organo uditivo, solo le informazioni ritenute utili e che devono essere trasmesse alla parte cosciente della nostra mente.

Quando questo carico mentale è eccessivo, possono subentrare condizioni di stress e addirittura alterazioni di alcuni parametri fisiologici. Per me che mi occupo di ergonomia cognitiva, aggiunge Sandon, ovvero della componente mentale nel rapporto tra uomo e oggetti ambienti di vita e di lavoro- una crescente attenzione dovrebbe essere posta a quello che io chiamo “contenuto semantico” del segnale sonoro che le nostre orecchie percepiscono. E nella semantica del segnale sonoro c’è anche il suo effetto sulle nostre emozioni. Certi profili timbrici vocali vengono percepiti come irritanti e sgradevoli, altri caldi e rilassanti; un sottofondo musicale può essere fonte di apprensione e ansia o viceversa indurci ad una piacevole rilassamento, si pensi all’effetto della colonna sonora di un film.”

Negli uffici il disturbo da distrazione legato alla intelligibilità del parlato non sempre può essere risolto intervenendo solo sulle caratteristiche acustiche dell’ambiente (pannelli fonoisolanti, materiali fonoassorbenti, geometria e distribuzione dei tavoli, ecc.) in quanto sussiste il rischio di un compromesso inaccettabile tra esigenze troppo distanti. Quando nell’espletamento dei suoi compiti il lavoratore alterna momenti di lavoro individuale in cui deve concentrarsi in modo autonomo ad altri nei quali invece deve collaborare e comunicare con i colleghi, la soluzione deve estendersi agli aspetti organizzativi ed è necessario prevedere spazi specifici legati all’attività.

“E’ questo l’approccio ‘olistico’ tipico dell’ergonomo, sottolinea Sandon,  cioè basato su una visione globale di un sistema complesso qual’è l’ambiente di lavoro. L’approccio olistico vede un sistema complesso come qualcosa che è maggiore della somma delle sue parti, e promuove la collaborazione multidisciplinare tra i vari specialisti (acustici, responsabili risorse umane, dirigenti, medici del lavoro, architetti/arredatori, ecc.).”

La collaborazione tra ergonomi e specialisti in acustica può portare ad un migliore approccio ai problemi legati al rumore negli ambienti di vita e di lavoro. Ci sono ambienti di particolare interesse come le scuole dove al disturbo percepito dagli studenti si unisce lo sforzo vocale degli insegnanti, che viene trattato sotto il termine “ergonomia della voce”. Ciò che percepiamo può essere fonte di disturbo, stress, distrazione e altro, ma può anche essere un utilissimo aiuto per migliorare il nostro stato psicofisico. Un suono e una musica possono anche essere terapeutici.

Nell’ufficio del futuro occorre ridisegnare gli spazi dei propri uffici, proprio per favorire tale cambiamento e assecondare le mutate esigenze. L’obiettivo è quello di creare un ufficio nuovo con spazi ben divisi: ambienti per lavorare in silenzio, luoghi di condivisione e ancora posti dove socializzare come a casa.

Gli esperti suggeriscono un ufficio con tre diversi ambienti: una sorta di biblioteca per garantire privacy, una stanza con postazioni individuali, un luogo del silenzio ideale per la concentrazione e i lavori più delicati; una piazza, ovvero un luogo per interagire con i colleghi, vivace e che favorisca l’integrazione e l’incontro, una cucina/caffetteria, così il distacco dallo smart working sarà meno duro. E infine il viale, un corridoio che si trasforma in un angolo con divanetti dove fare quattro chiacchiere senza infastidire gli altri colleghi ma scambiandosi idee.

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