domenica, 17 Ottobre, 2021
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Acampora, Confcommercio Lazio: “Cura Italia” medicina troppo blanda per il Belpaese

La politica in questi giorni concitati sembra aver lasciato il posto a soluzioni considerate tecnicamente necessarie che a scelte “politicamente doverose”. A parlare è il presidente di Confcommercio Lazio, Giovanni Acampora.

“In questi giorni carichi di avvenimenti e di tensioni – prosegue l’esperto – si stanno prendendo decisioni che hanno un forte impatto sul nostro quotidiano economico e politico e che mettono alla prova il sistema politico italiano”.

Eppure la risposta della classe dirigente sembra non essere all’altezza dei bisogni e delle aspettative degli italiani.

Acampora, con il suo linguaggio schietto e diretto, lo dice senza peli sulla lingua: il Decreto “Cura Italia”, nato dopo una lunga “gestazione” e pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo nella giornata di mercoledì 18 marzo, sarebbe la prova lampante di questa incapacità di cogliere il momento: “In una situazione di Emergenza dove oltre il nostro sistema sanitario è prossimo al collasso e dove migliaia di imprese lo sono già, ci si aspettavano provvedimenti chiari, semplici, immediati e di equità sociale”.

Per il leader di Confcommercio Lazio “occorre fare di più, molto di più. Il Decreto nella sua formulazione rappresenta solo una goccia in un oceano”.

Il punto debole dell’impianto è proprio la parte relativa alle imprese che si  aspettavano e si aspettano interventi immediati nel disporre degli aiuti; chiarezza delle informazioni e facilità di accesso.

Purtroppo, spiace dirlo, non è avvenuto nulla di tutto questo.

Per il presidente le misure adottate – che offrono una prima, ma certo non sufficiente risposta alle istanze formulate dalla Confederazione al Governo in queste settimane – si articolano su quattro assi tematici e altre misure settoriali: finanziamento e altre misure per il potenziamento dei Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza (per circa tre miliardi e mezzo);  sostegno ad occupazione e lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito (per circa 10 miliardi); supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del Fondo centrale di garanzia e, non ultima, la sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi e premi ai dipendenti che restano in servizio.

Tra le misure di sostegno ad occupazione e lavoratori (dipendenti e autonomi) si evidenziano l’estensione “universale” degli ammortizzatori sociali, i congedi per famiglie, l’indennità per lavoratori autonomi e professionisti e il “premio” per i dipendenti. Nell’ambito dell’accesso al credito e sostegno alla liquidità significativo il potenziamento delle disponibilità del fondo centrale di garanzia per 1,2 miliardi di euro con innalzamento della garanzia diretta fino all’80 per cento e della riassicurazione fino al 90 per cento e la moratoria sui prestiti bancari fino a settembre 2020. Quanto agli adempimenti e versamenti fiscali e contributivi è prevista la sospensione, senza limiti di fatturato, per i settori individuati dal provvedimento come particolarmente colpiti dall’emergenza (turismo e pubblici esercizi, trasporto passeggeri e trasporto merci, imprese culturali, etc.), dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per i mesi di marzo e aprile, insieme al versamento Iva di marzo.

Per gli altri soggetti con ricavi o compensi non superiori ai 2 milioni di euro la sospensione dei termini degli adempimenti e versamenti fiscali e contributivi è riferita al solo mese di marzo (versamenti Iva, ritenute e contributi di marzo). Ai soggetti non rientranti nella sospensione si applicherà, invece, il davvero troppo breve “rinvio tecnico” dal 16 al 20 marzo.

Per il vertice di Confcommercio Lazio si poteva, e si doveva osare di più: “Sul tema abbiamo già rappresentato la necessità di una più ampia e inclusiva “moratoria”, anche in riferimento alle criticità della ripresa dei versamenti già da maggio e della loro insufficiente rateizzazione, nonché dell’esigenza di intervenire anche sul versante dei tributi locali”.

Morale delle favola? Nonostante, per combattere l’emergenza epidemiologica ed i suoi effetti sul piano economico e sociale, siano stati messi in campo 25 miliardi di euro (somma pari all’1,4 per cento del Pil) e il governo abbia annunciato un nuovo provvedimento ad aprile prossimo (con risorse derivanti dalla riprogrammazione di fondi europei, ndr) la misure adottate non sono sufficienti a rispondere alle istanze formulate dal presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli al Governo.

Di qui la conclusione che “serve un intervento più robusto da Roma e da Bruxelles: “C’è ancora  tanto da fare per le nostre imprese sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo in termini di fruibilità, chiarezza e semplificazione delle procedure amministrative”.

Acampora evidenzia il fatto che “stiamo combattendo una guerra contro un nemico subdolo ed insidioso, dobbiamo serrare i ranghi, assicurare i rifornimenti alle nostre truppe, soccorrere i nostri feriti ed avere le armi per combatterla. Una volta vinta, perché la vinceremo, bisognerà pensare a mettere in campo uno straordinario piano di rilancio economico-sociale e di immagine del nostro Paese. Occorrono scelte chiare e decise, noi faremo la nostra parte e non ci tireremo indietro”.

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