mercoledì, 23 Settembre, 2020
Società

Anief: “Tornare a scuola dopo Pasqua”

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“Il Governo sta varando la chiusura delle scuole fino al 3 aprile; anche la stampa specializzata scrive che tra le misure presenti nel decreto attualmente in esame a Palazzo Chigi c’è “la chiusura delle scuole invece della semplice sospensione delle attività didattiche. La data – sottolinea la rivista on line Orizzonte Scuola – sarebbe fissata sempre al 3 di aprile. Si tratta di una misura che è in fase di contrattazione e potrebbe trovare una sua stabilizzazione nel testo nelle prossime ore”. Anief ritiene che “il Governo stia procedendo, seppure in ritardo di diversi giorni, verso la soluzione più sensata.

L’allargamento a macchia d’olio del numero di contagi da Coronavirus, infatti, presuppone la massima cautela nei comportamenti e nelle azioni delle persone: anche il lavoro, di fronte alla prospettiva di perdere la vita, può essere sospeso.

E questo vale per tutti i lavoratori: assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici compresi. Ma anche la decisione di tornare a scuola il 6 marzo appare quanto meno incauta: dopo appena tre giorni, infatti, è prevista in tutte le scuole la pausa per le vacanze pasquali: quindi, Anief torna a chiedere di chiudere le scuole almeno fino al giorno 14 aprile, per tornare in classe non prima del 15 aprile prossimo”.

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ha affermato che “lo continuiamo a chiedere da settimane: la minaccia alla salute non guarda alle categorie professionali. Che senso ha lasciare a casa studenti e insegnanti, mentre Ata e dirigenti scolastici continuano ad andare in giro e a scuola, rischiando di infettarsi?
Tornare però a tre giorni dalle festività pasquali non avrebbe senso: il Governo decida di protrarre la chiusura di ulteriori dieci giorni e faccia ripartire tutto, sempre se il Coronavirus avrà arretrato, il prossimo 15 aprile”.

“Ma nel decreto in via di approvazione sarebbero presenti anche altre disposizioni, chieste dal ministero dell’Istruzione, salvo mancata approvazione dell’ultimo momento per la possibile mancata copertura finanziaria. Come la decisione di applicare verso i supplenti la continuità didattica, assicurando così anche lo stipendio. Nella bozza di testo si legge di assegnare “alle istituzioni scolastiche statali le risorse finanziarie per i contratti di supplenza breve e saltuaria, in base all’andamento storico della spesa e nel limite delle risorse iscritte a tal fine nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Le istituzioni scolastiche statali stipulano contratti di docenza a tempo determinato, nel limite delle risorse assegnate ai sensi del primo periodo, al fine di potenziare le attività didattiche a distanza presso le istituzioni scolastiche statali”.

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