sabato, 23 Ottobre, 2021
Economia

Un caffè con… Carlo Borgomeo

Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione con il Sud.

Presidente Borgomeo, lei oggi presiede la Fondazione per il Sud, un soggetto privato che opera nel mondo del terzo settore e del volontariato nel Mezzogiorno. In un recente passato, però, lei è stato in prima fila nell’attuazione delle politiche di sviluppo per il Sud. È stato Presidente del Comitato della legge 44/86, quella sull’occupazione giovanile, poi Presidente della Società per l’imprenditorialità giovanile e infine Amministratore delegato di Sviluppo Italia Spa. Che idea si è fatto di questo piano per il Sud, annunciato dal Ministro Provenzano?
Complessivamente quella del Ministro Provenzano è una buona iniziativa, per certi versi anche coraggiosa. Sembrava infatti ormai improponibile uno sforzo per richiamare l’attenzione della classe politica e delle istituzioni sul tema dello sviluppo del Sud, oggettivamente derubricato negli ultimi tempi. Provenzano ha deciso di recuperare l’attenzione sul Sud attraverso un tentativo, peraltro ben riuscito, di un’organica rappresentazione dei problemi e quindi delle proposte.

Avrei preferito un’altra strada per sancire una forte discontinuità con la fase precedente: scegliere due o tre questioni come assolutamente prioritarie per dare concretamente l’impressione di un cambio di passo. Avrei indicato la questione sociale, che ha a che vedere anche con la lotta alla criminalità organizzata, la ricerca e la mobilità interna.

In questo Piano da 123 miliardi di euro, in tanti hanno letto, sottotraccia, una  forte critica alle Regioni del Mezzogiorno. Il Sud che si spopola, il divario con il Nord che aumenta, i giovani professionisti che abbandonano i loro paesi perché senza prospettive. Non mi sembra un buon biglietto da visita per i Governatori del Sud. Cosa non ha funzionato nella classe dirigente meridionale?
La questione della classe dirigente meriterebbe una riflessione molto lunga e complessa. Intanto ricordarci che classe dirigente non è solo quella politico-istituzionale, ma anche le rappresentanze sindacali e datoriali, gli uomini di cultura, la Chiesa. Inoltre penso che i limiti, da non generalizzare per le classi dirigenti del Sud, siano in gran parte derivanti dalla proposta politica prevalentemente offerta al Sud: e cioè un percorso che assegnava alle classi dirigenti meridionali un prevalente ruolo di denuncia e rivendicazione di interventi interni vissuti come decisivi per lo sviluppo. In tal modo rischiando di attenuare il senso di responsabilità delle istituzioni e dei meridionali in genere.

Il Bilancio della Fondazione con il Sud che opera da oltre 10 anni, va un po’ in controtendenza rispetto ai risultati, piuttosto deludenti, dell’intervento pubblico nel Mezzogiorno. In cosa si differenzia il terzo settore dalle altre politiche pubbliche? E Perché, al Sud, la sussidiarietà  e la responsabilità sociale danno quasi sempre buoni risultati?
Ovviamente avendo piccole dimensioni il lavoro della Fondazione CON IL SUD può conseguire risultati qualitativamente più apprezzabili. Ma indubbiamente possiamo certificare, sulla base della nostra esperienza, che investire nel sociale dà risultati molto importanti e duraturi. Non si può pensare che tutte le iniziative per lo sviluppo del Sud si concentrino sul sociale, ma è chiaro che bisogna partire da lì per costruire la fondamentale premessa dello sviluppo, che è il rafforzamento del capitale sociale.

“La Fondazione per il Sud non racconta favole”, si legge nel vostro dépliant 2020/2021. Stando ai vostri dati, possiamo dire che, al Sud, avete seminato bene e raccolto tanto. Secondo lei, quali sono i progetti che hanno avuto un impatto maggiore nel contrastare la povertà educativa e sociale nel Mezzogiorno?
È sempre difficile selezionare le esperienze ma facendo uno sforzo segnalerei la Fondazione di Comunità di Messina, la Fondazione Domus de Luna di Cagliari, il Consorzio Goel della Locride, le Catacombe di San Gennaro di Napoli, la Fondazione Foqus di Napoli, la Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme, la Città Essenziale di Matera e il Parco dei Paduli nel Salento.

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