venerdì, 29 Maggio, 2020
Ambiente

Clima ed erosione mettono in crisi la pesca

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Il ripascimento delle spiagge erose dalle mareggiate mette a rischio molte specie ittiche che vivono sulle coste. Un danno ambientale che si somma a quello economico per i pescatori. A far emergere il problema è Fedagripesca-Confcooperative che lancia l’allarme su come i cambiamenti climatici, le forti mareggiate, e l’erosione della costa stanno mettendo a rischio l’attività di migliaia di imprese ittiche.

Un fenomeno che ha interessato oltre il 70% del litorale italiano, dove è stata riportata la sabbia che va perduta per l’azione delle onde e delle correnti in mare. Un lavoro di ripascimento oltre che costoso e per molti versi inutile si rivela quindi anche dannoso per la delicata biologia marina delle coste italiane. Il caso del Veneto è emblematico perché rappresenta una zona a rischio erosione e dove sono presenti numerose imprese di pesca che hanno sollecitato un nuovo metodo di lotta alla erosione.

“Dopo un ripascimento le specie che vivono più a ridosso della costa spariscono per due anni, tanto ci vuole perché si creino nuovi insediamenti”, fa presente Fedagripesca-Confcooperative. Così tutta una serie di varietà di molluschi, come casolari, lupini, telline, cappelunghe sono a rischio per colpa dei cambiamenti climatici e per là iniziative umane. Inoltre secondo Fedagripesca-Confcooperative gli interventi di ripascimento dono aumentati negli ultimi 10 anni del 10%, un’impennata dovuta anche agli eventi meteorologici sempre più estremi che erodono le spiagge.

Il Veneto è il polo di eccellenza per la pesca dei molluschi ed è proprio in queste coste che dopo le mareggiate invernali si lavora per spostare tonnellate di sabbia da zone diverse per cercare di ricostruire gli arenili andati persi.

“Nei prossimi mesi”, spiega Fedagripesca, “il mare diventerà un cantiere a cielo aperto dove recuperare milioni di metri cubi di sabbia da riversare sulle spiagge per effettuare un ripascimento. Un po’ quello che è stato fatto per le mareggiate che devastarono le coste nell’ottobre 2018 e in primavera del 2019”. A preoccupare gli operatori del settore sono i prelievi massicci da dune sabbiose in mare dove sono presenti fauna e habitat importanti per l’ecosistema marino e per l’economia ittica; a questo si aggiungono le diverse opere infrastrutturali in programma in vista della nuova stagione turistica.

“Ben vengano interventi a difesa dell’economa turistica”, fanno sapere i consorzi di gestione di Chioggia e Venezia, “ma se non tengono conto dell’impatto sui sedimenti e sulla risorsa ci sarà la chiusura di centinaia di imprese”.

A soffrire del ‘mal da ripascimento’ è tutta l’Italia. “Ogni volta che si interviene con spostamenti di sabbia la pesca ne risente”, spiega l’associazione, “perché la sabbia viene presa in mare dove c’è, spesso anche a largo, e non sempre è lo stesso tipo che si trova a ridosso della riva. Un danno che diventa doppio, conclude l’associazione, perché se da un lato con il ripascimento si distrugge temporaneamente l’habitat costiero di alcune specie, nelle aree dragate, il fondale potrebbe essere modificato al punto da interferire con la pesca a strascico, compromettendone le reti”.

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