lunedì, 12 Aprile, 2021
Attualità

Ciechi e falsi miti sui finti invalidi

Nelle scorse settimane ha avuto ampio risalto sui media nazionali una indagine del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo che ha condotto alla scoperta di una truffa ai danni dell’Inps da parte di alcuni finti ciechi a Partinico. Nel caso di specie, stando a quello che si è appreso, sarebbe stato un marito deluso a segnalare il caso della ex moglie con problemi alla vista, titolare di una pensione di invalidità perlomeno non dovuta.

Al netto della presunzione di innocenza valevole per tutti fino a sentenza passata in giudicato, dall’inchiesta sarebbe emersa pure la storia di un altro cieco che ritirava la posta, la apriva e la leggeva. Gli uomini e le donne delle Fiamme Gialle hanno indagato trentuno persone tra faccendieri, sanitari disponibili, componenti di commissioni dell’Azienda sanitaria provinciale pronti ad agevolare la concessione di pensioni e di indennità di accompagnamento.

La notizia, come solitamente accade in circostanze analoghe, ha fatto scattare una generale levata di scudi contro il fenomeno. Molti hanno auspicato una intensificazione dei controlli per verificare la sussistenza o meno dei requisiti per ricevere le provvidenze economiche relative a minorazioni civili, disabilità e handicap di cui godevano.

Questa campagne, oltre a generare un sovraccarico per l’Inps, foriero di rallentamenti dell’ordinaria amministrazione oltre che di contenzioso, finiscono per alimentare il pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità e per le loro famiglie.

Per cercare di fare chiarezza è stato appena diffuso un opuscolo dell’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti dal titolo “Tra falsi ciechi e falsi miti. Come raccontare il quotidiano delle persone non vedenti” in occasione di un evento formativo organizzato dall’Associazione Stampa Valle del Sarno con la partecipazione del presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, Carlo Verna.

Una pubblicazione rivolta ai giornalisti il cui scopo è quello di aiutare chi si occupa di comunicazione a raccontare meglio questo mondo sconosciuto ai più.

È evidente che l’organizzazione – come spiega il presidente nazionale Mario Barbuto nella prefazione – non intende difendere i presunti truffatori, dal momento che le conseguenze delle loro azioni si ripercuotono su chi le provvidenze le riceve legittimamente, quanto piuttosto evitare che una rappresentazione non corretta o non completa possa avere “effetti devastanti sulla qualità della vita e sul benessere di una persona costretta a superare ogni giorno i limiti dettati dalla propria condizione”, arrivando finanche a mettere sotto accusa “gli effetti di un’autonomia personale guadagnata con sacrificio ed applicazione.

Uno dei “falsi miti” è quello che un cieco non possa inviare e leggere sms dal suo cellulare: un cieco (vero) può facilmente leggere e inviare messaggi, scrivere una email e navigare su internet grazie all’utilizzo di software ormai ampiamente diffusi e installati sui telefonini di ultima generazione.

Ecco perché – scrivono i curatori del volumetto che si chiude con la trascrizione dei dieci punti del cd. “Manifesto di Assisi” – quando sentiamo al tg “individuato falso cieco, mandava sms” ci vengono i brividi.

Un motivo in più per sostenere, da un lato l’azione delle forze dell’ordine nei caccia ai veri falsi e, dall’altro, per evitare enfatizzazioni che potrebbero amplificare, senza motivo, la “rabbia” sociale…

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