lunedì, 24 Febbraio, 2020
Salute

Tumori e telefonini, una sentenza riapre la disputa

Troppe ore passate al telefonino, troppe vicino all’orecchio e ai tessuti molli del collo a contatto con ghiandole delicate come la tiroide. Attenzione poi all’utilizzo scorretto dello smartphone come l’addormentarsi con il cellulare acceso vicino alla testa. Una eccessiva esposizione alle radio frequenze dal momento che le antenne sono presenti ovunque, mentre il telefonino in movimento le aggancia tutte, provocando più emissioni e quindi si è più esposti. Sono, queste alcune delle possibili, ipotetiche, cause di insorgenze di tumori, ma si tratta finora di sospetti che non trovano riscontri oggettivi, (almeno allo stadio attuali delle ricerche e dei metodi seguiti) in quanto non ci sono evidenze scientifiche e dati chiari.

I possibili rischi, tuttavia, sono oggi tornati al centro di una nuova disputa legale, con una sentenza che riaprirà il dibattito. Nel giudicare la causa di un dipendente Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico, la Corte d’Appello di Torino non ha avuto dubbi. Per i giudici di secondo grado, che hanno confermato la sentenza pronunciata nel 2017 dal tribunale di Ivrea, c’è un nesso di causa-effetto tra quel tumore al cervello – benigno ma invalidante – e l’abuso del cellulare. Ad essere chiamata in causa è l’Inail, ed ora dovrà corrispondere all’uomo una rendita vitalizia da malattia professionale. Decisione destinata a riaprire la discussione sulle conseguenze dell’eccessiva esposizione alle onde elettromagnetiche. Una disputa tra risultati scientifici finirà conseguite e gravi malattie che potrebbero indicare nelle radiofrequenza una possibile causa. Molte ricerche sono state fatte, studi, comparazioni, analisi, controlli. Finora è emerso poco.

“Rispetto alle evidenze disponibili al momento della valutazione della IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro)”, si legge nel rapporto “le stime di rischio per l’uso prolungato del cellulare considerate in questa meta-analisi sono più numerose e più precise, perché basate su un maggior numero di casi esposti. Inoltre, le analisi più recenti dei trend d’incidenza dei tumori cerebrali coprono un periodo di quasi 30 anni dall’introduzione dei telefoni mobili”. Di certo le onde a radiofrequenza non sono in grado di indurre mutazioni ma possono provocare il riscaldamento dei tessuti a diretto contatto con le apparecchiature che le emettono, come i cellulari.

“Studi sperimentali in colture cellulari e in animali di laboratorio”, ricorda l’Airc, “hanno prodotto risultati discordanti. Quando hanno mostrato un nesso tra esposizione e tumori, le intensità e frequenze a cui sono stati esposti gli animali e le cellule in laboratorio sono difficilmente paragonabili a un utilizzo normale del cellulare”. Infatti per quanti sono cauti nell’accostare tumori ai cellulari gli studi epidemiologici “retrospettivi e prospettici” non hanno finora mostrato alcun legame tra l’uso del cellulare e i tumori cerebrali, con l’eccezione del 10 per cento dei soggetti che hanno usato il telefono in modo molto intensivo, segnala l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, “Anche gli studi epidemiologici, però, hanno mostrato un possibile incremento di rischio per il neurinoma del nervo acustico”. In questo passaggio c’è un aspetto importante, ossia l’uso corretto dei telefonini. “Alla luce delle conoscenze attuali, i cellulari sono ritenuti dagli esperti e dalle agenzie internazionali come sicuri, con la raccomandazione però di utilizzare gli auricolari e di tenere l’apparecchio quando è inattivo lontano dal corpo”.

Le preoccupazioni nascono da tre motivi principali: sono apparecchi che funzionano utilizzando onde radio (energia a radiofrequenza), un tipo di radiazione non ionizzante – ovvero diversa da quella emessa dalle radiazioni ionizzanti -, come i raggi X e gamma di cui è noto l’effetto mutageno sul DNA. “I tessuti a contatto con il cellulare”, spiegano gli esperti, “possono a loro volta assorbire questa energia. Inoltre vi sono sempre più persone che usano i cellulari, inclusi i bambini molto piccoli. Mentre il numero di chiamate al cellulare effettuato al giorno e la durata delle chiamate sono aumentati, anche se, parallelamente, è migliorata la tecnologia e i nuovi cellulari emettono energie molto più deboli di quelle dei primi modelli”.

Nell’uso frenetico e per molte ore di smartphone c’è il dato di fatto che i cellulari vengono tenuti vicino alla testa, i ricercatori hanno concentrato i loro studi sulla possibile relazione tra il loro utilizzo e la comparsa di tumori cerebrali maligni come i gliomi, tumori cerebrali non maligni come i meningiomi, tumori benigni del nervo che collega l’orecchio al cervello (neurinomi del nervo acustico o schwannomi vestibolari). Per questo motivo bisogna avere sempre a disposizione gli auricolari, in modo da tenere la giusta, così il vivavoce e il ricorso agli sms ogni volta che è possibile. Ad ogni modo, meglio effettuare chiamate di breve durata, sotto i 5 minuti, e alternare l’orecchio.

Altra buona abitudine “preventiva” è quella di non addormentarsi con il cellulare acceso troppo vicino alla testa, se proprio bisogna tenerlo in camera da letto è preferibile attivare la modalità aerea e porre il dispositivo a una distanza superiore a 1 metro.

Non tutti sanno, spiegano gli esperti, che quando c’è poco campo aumentano le radiazioni perché il cellulare aumenta la sua potenza per fornire ugualmente un servizio al cliente. Quindi è meglio evitare le chiamate quando c’è poco segnale. Anche durante il tentativo di connessione il cellulare emette più radiazioni, meglio tenerlo lontano dalla testa fino alla risposta.

Lo stesso discorso vale per l’utilizzo dei dispositivi in auto o in treno: anche qui il cellulare emette più radiazioni perché, saltando da una cella all’altra, varia anche la sua ricezione e quindi calano o aumentano le barre di segnale. Inoltre, all’interno di un’automobile si sviluppa l’effetto ‘gabbia di Faraday’: le radiazioni emesse dai cellulari all’interno dell’autovettura vengono trattenute dalla gabbia di ferro che non le fa uscire. Tutto questo come possibile prevenzione perché alcuni studi, ma con risultati poco significativi, hanno valutato inoltre l’ipotesi di un rapporto con il cancro della pelle, dei testicoli e delle ovaie, per via dell’abitudine ritenuta rischiosa, di tenere il cellulare nelle tasche dei pantaloni. Infine c’è da ricordare uno studio guidato dai ricercatori dell’Istituto Ramazzini di Bologna che descrive gli effetti  in animali di laboratorio dell’esposizione a CRF simili a quelli ambientali che tutti sperimentiamo nella vita quotidiana, generati dai ripetitori dei telefoni cellulari. In questo caso gli autori hanno seguito per tutta la vita circa 2.500 roditori esposti a tali campi elettromagnetici, constatando l’aumento significativo di Schwannomi del cuore nei ratti maschi. Sono aumentati anche i gliomi e l’iperplasia di Schwann, ma in modo non significativo dal punto di vista statistico. “Proprio sulla base di questi risultati”, si evidenzia nel rapporto dell’Istituto Ramazzini, “gli autori suggeriscono la necessità di ulteriori studi e di una nuova valutazione da parte dello IARC sul legame tra campi elettromagnetici a radiofrequenza e insorgenza di tumori”.

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