domenica, 14 Aprile, 2024
Attualità

Elogio della lentezza

È sabato, svegliarsi al mattino all’alba e leggere le primissime notizie dei giornali. Risvegliarsi con comodo e apprezzare un lettone tanto grande e in posizione panoramica, dal quale ammirare il giardinetto da me voluto e creato e l’amata scrivania strumento di tanti viaggi, di piccole e grandi provocazioni, si perché da grandi ci si può concedere il lusso dell’indipendenza che confina con la solitudine e il gusto della provocazione, alternata, ma solo per studiata eleganza, ad un po’ di buon senso. Essere soli nel lettone che in certe fasi della vita può essere motivo di gioia.

Aver già fatto tutto ieri perché io faccio sempre al contrario di chi rinvia al giorno dopo. Guardo l’agenda e anticipo tutto quel che posso.

Lo stesso faccio agli appuntamenti, mi piace, lo imparai alle udienze giudiziarie, quando capii, in veste d’avvocato, l’importanza tattica di arrivare  almeno 40 minuti prima, sfogliare il fascicolo, ripassare la parte, spiare i movimenti intorno all’udienza, i presunti testimoni, le loro personalità e fragilità, accogliere il collega avversario trafelato e in ritardo che mi chiede “Ma come fai …?”.

Indugiare nel lettone in una vita che non mi organizza più, sono io che organizzo lei se desidero darle udienza.

Il calore che adoro del lettone in soppalco. La crisi energetica ha ridotto i consumi del riscaldamento ma il calore sale verso l’alto, complice il mio piumone norvegese e l’assenza di piedi sempre gelidi che cercano conforto nei miei sempre caldi.

Sono in anticipo anche sui miei libri, il covid, la crisi, ne ho scritti tre, li pubblicherò, non ho fretta di scrivere.

I miei articoli? Ne ho 100 da pubblicare, quelli metatemporali, perché pubblicarli in fretta? Bello farsi desiderare.

Il bello della lentezza, è sabato e fra poco mi alzo.

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