lunedì, 6 Aprile, 2020
Lavoro

Caporalato agricolo, mai abbassare la guardia

Diciotto lavoratori sottopagati che dovevano versare 4 euro al giorno per il trasporto, 50 euro al mese per i pasti e 100 per il posto letto.

I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Treviso e di Cessalto, utilizzando al meglio gli strumenti messi a disposizione dalla Legge 199, hanno effettuato un arresto a Treviso. La conferma che il caporalato in agricoltura non è un fenomeno confinato soltanto in alcuni territori.

Sul punto abbiamo raccolto le dichiarazioni del segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota.

Onofrio Rota

Il caporalato è una piaga tanto al Sud quanto al Nord: qual è la proposta del sindacato per contrastare ancora più efficacemente il fenomeno?
“In questi anni abbiamo fatto diverse proposte, sia unitarie sia come Fai Cisl. Tutte priorità che abbiamo esposto ai vari governi, a partire dalla completa applicazione della Legge 199 e dalla realizzazione, in tutti i territori, della Rete del lavoro agricolo di qualità. Servono, poi, forme di premialità per le imprese che a questa Rete si iscrivono, e occorre sostenere azioni partecipate su integrazione, sicurezza, trasporti, formazione, politiche abitative”.

Sul piano della prevenzione cosa bisogna fare?
“La sfida principale è il governo del mercato del lavoro. Valorizzare gli enti bilaterali, oltre che per scopi contrattuali, assistenziali, previdenziali, anche per un incontro tra domanda e offerta di lavoro che sia più controllato, sarebbe un aiuto enorme. Si toglierebbe ai caporali buona fetta della loro capacità di azione. I caporali trovano spazio perché forniscono alle aziende un servizio ‘chiavi in mano’, garantendo di occuparsi dei lavoratori e della loro gestione. Un po’ come avveniva anche intorno al campo di Boncuri, in provincia di Lecce. Quest’estate, in uno dei nostri sopralluoghi, abbiamo scoperto che anche attorno a quel centro, nonostante fosse ben strutturato per accogliere operai agricoli, anche con una mensa gratuita messa a disposizione della Caritas, gravitavano caporali di origine bulgara che obbligavano i lavoratori a passare comunque per le loro mani. Chi voleva lavorare, doveva per forza pagare il loro trasporto e andare in una delle loro due mense. Il tutto rigorosamente abusivo e nella piena illegalità. Tanto che a due giorni dal nostro controllo, a seguito della nostra denuncia e dopo la pubblicazione di una nostra lettera al Presidente Mattarella, un’operazione delle Forze dell’Ordine ha portato allo smantellamento delle due cucine abusive e all’allontanamento di chi gestiva questa speculazione. Una speculazione, vale la pena ricordarlo, che nega qualsiasi diritto e cancella qualsiasi possibilità di lavoro dignitoso, ben remunerato, e in sicurezza”.

Quali risultati ha ottenuto finora la campagna Sos Caporalato?
“Le segnalazioni ricevute sono diverse. Arrivano da tutti i territori, a volte da un famigliare del lavoratore. Come purtroppo prevedibile, si tratta spesso di segnalazioni che vogliono restare nell’anonimato, un po’ per paura di ritorsioni, un po’ perché si subisce il ricatto di una scelta drammatica, quella tra il lavorare in pessime condizioni e senza contratto o il non lavorare affatto. Ma il vero punto di forza sta nel radicamento del sindacato nel territorio. È lì che l’organizzazione può fare da presidio di legalità, è lì che si socializzano i bisogni e si condividono le soluzioni. Una delle nostre attività più riuscite, non a caso, si chiama “Diritti in Movimento”, e consiste in un camper che agisce come sportello mobile e offre assistenza sanitaria e legale. È una campagna che abbiamo attivato nell’area di Borgo Mezzanone, assieme alla Cisl Foggia, Anolf e alcune cooperative. Può sembrare una goccia in mezzo al mare, ma senza queste azioni centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, soprattutto immigrati, non avrebbero nessuno a cui rivolgersi, se non qualche aguzzino”.

E le buone pratiche?
“Le buone pratiche non mancano. Questa estate a Latina è stato sperimentato il trasporto gratuito, a Nardò i moduli abitativi, a Lecce, Brindisi e Grosseto si è costituita la Rete per il lavoro agricolo di qualità, in Calabria, Veneto e Lazio sono stati siglati protocolli regionali, a Saluzzo si è avviato un progetto di collocamento pubblico. La sfida è che non siano soltanto spot, ma siano progetti veramente partecipati dai lavoratori, dai loro rappresentanti, dal mondo delle imprese. Al momento ci interessa il Tavolo sul caporalato, che l’attuale governo ha fatto ripartire. Ci sono buone intenzioni, non mancano i dossier curati anche con il contributo dei sindacati, delle Forze dell’Ordine, delle parti datoriali. Però non bisogna perdere altro tempo”.

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