sabato, 16 Ottobre, 2021
Economia

A primo impatto

Soluzioni per la società. Cioè per tutti noi. Me, te, il condominio dove vivi, quell’amico lontano che senti via social e l’amico del suo amico, che magari Internet ancora non ce l’ha. Più in generale, parliamo di soluzioni con impatto positivo ovvero dei cui benefici possano godere i sopra menzionati: energie rinnovabili, edilizia sociale, acqua pulita insieme a un ritorno finanziario.

Certo, di qui alla “pace nel mondo”, come ironizzava un mio vetusto seppur giovane capo in azienda con stipendio a molti zeri, ce ne passa e, con ogni probabilità, non è neanche questo il punto. Il punto è che in un’era contrassegnata dallo scontro tra populismo ed élite, scatenatosi nel perdurare degli effetti della crisi finanziaria del 2008, e in cui l’unilateralità la fa ormai da padrone, vedi guerra dei dazi o Brexit, è importante ricucire, tornare a parlarsi. È importante tornare a costruire una narrativa comune. E, per farlo, è fondamentale tornare a concentrarsi sul tema della giustizia sociale.

Il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, prossimo a diventare inviato speciale delle Nazioni Unite per i cambiamenti climatici, ha messo da tempo al centro dell’agenda due sfide chiave per la stabilità politica presente e futura, vale a dire, il contrasto ai cambiamenti climatici e alle disuguaglianze sociali.

In Italia, laddove se da un lato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiesto “di rafforzare iniziative mirate allo sviluppo sostenibile”, dall’altro l’Istat ha di recente reso noto che il reddito dei più abbienti è pari a oltre sei volte quello dei più poveri. Insomma, da fare ce n’è.

Per capire da dove partire, le analisi abbondano passando da quelle delle rockstar della ricerca come Stiglitz, Piketty o Mazzucato, pescando solo tra i nomi più celebri, ai report degli addetti ai lavori che ci parlano di un mercato che, seppur ancora di nicchia è in costante crescita, come conferma l’ultima indagine del GIIN, il Global Impact Investing Network, l’organizzazione internazionale di riferimento per l’impact investing.

Ma soprattutto quello che impressiona (fino a un certo punto, a voler leggere tra le pieghe dei corsi e ricorsi storici a proposito del ruolo di spinta delle nuove generazioni), è che quasi 9 Millennial su 10 guardano con interesse in questa direzione. E i Millennial, coloro nati tra il 1981 e il 1996, rappresentano il più grande gruppo di consumatori sul mercato al momento e con una grande capacità di incidere sul destino di molte aziende, come pure sottolinea una ricerca della società di consulenza Boston Consulting Group che mette in evidenza come solo nel periodo tra il 2011 e il 2016 i grandi marchi abbiano perso miliardi, circa 22, a favore di brand indipendenti e considerati maggiormente etici.

Così, a poche settimane dall’incontro organizzato dal Presidente della rete Social Impact Agenda per l’Italia, Giovanna Melandri, tra il più acclamato leader della finanza sostenibile, Sir Richard Cohen, e il nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, anche l’Italia prova a giocare la partita da protagonista.

Per esempio, nei giorni scorsi, grande interesse ha suscitato sulla stampa di settore la partnership tra Fintastico, un portale italiano attento al mondo del fintech (o tecnofinanza, in pratica la distribuzione di prodotti finanziari attraverso le tecnologie dell’informazione), e Oltre Venture, il primo fondo di impact investing italiano, con l’obiettivo di individuare soluzioni volte alla diffusione di strumenti di inclusione finanziaria per segmenti di popolazione a oggi sottorappresentati e più deboli tipo migranti, giovanissimi o studenti, aree interne desertificate dai tradizionali operatori finanziari e all’educazione finanziaria continuativa e intergenerazionale. Eh sì, perché signori, dall’educazione passa il futuro. E da qui non si scappa.

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