sabato, 16 Ottobre, 2021
Economia

MES: Germania e Francia azionisti privilegiati

Si è parlato molto della riforma del MES – Meccanismo Europeo di Stabilità  (European Stability Mechanismdel) detto anche Fondo salva Stati, del suo funzionamento e degli enormi rischi nascosti in una modifica potenzialmente letale per i Paesi dell’Eurozona ad alto debito, Italia compresa. 

Il MES, è un’organizzazione intergovernativa europea ed è attivo dal luglio del 2012, come evoluzione dei precedenti meccanismi FESF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria) e MESF (Meccanismo Europeo di Stabilità Finanziaria). Il fondo emette prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquista titoli sul mercato primario (contestualmente all’attivazione del programma Outright Monetary Transaction) ma a determinate condizioni. Con la dichiarazione di Meseberg di giugno 2018 la Germania e la Francia hanno ideato una riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità che li rende due azionisti privilegiati a discapito degli altri Paesi appartenenti. Ricordiamo che il compito precipuo del MES è fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell’area euro che attraversano (o rischiano in modo concreto) gravi problemi di finanziamento. L’assistenza viene concessa solo nel caso in cui sia necessaria per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera area euro e dei membri del MES stesso. Gli strumenti a disposizione vanno dalla possibilità di concedere prestiti ai Paesi in difficoltà per consentire un aggiustamento macroeconomico (soluzione utilizzata finora da Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro) fino al prestito per la ricapitalizzazione indiretta delle banche (aiuto finora fornito alla sola Spagna). 

Il dibattito tra le forze politiche si è acceso perché il 19 giugno le Camere hanno approvato un documento che impegna il governo a non condividere modifiche che prevedono condizioni preventive di ristrutturazione per i paesi che hanno bisogno di aiuti, a non approvare modifiche che incidano sulle prerogative della Commissione in materia di sorveglianza, e infine a non firmare il trattato senza il voto favorevole del Parlamento. La riforma fortemente voluta dalla Germania e dalla Francia, al di là dei rischi messi in evidenza da Bankitalia e Abi, sulle possibili agevolazioni per la ristrutturazione dei debiti pubblici inserite implicitamente nella riforma, presenta altri aspetti non meno meritevoli di attenzione.

Quello che preoccupa maggiormente è rappresentato dal fatto che i rapporti di forza saranno gestiti da un organismo esterno al quadro giuridico dell’Ue e quindi basato su equilibri intergovernativi e regolati in base alla partecipazione al capitale del MES. Infatti, la riforma sposta l’asse del potere verso l’organismo e il suo direttore (attualmente il tedesco Klaus Regling), che dovrà avere con il Parlamento Ue un “dialogo”, ma senza alcun vincolo o controllo da parte degli eletti Ue sull’operato del Fondo Salva-Stati e dei suoi membri. Inoltre, sempre al MES viene conferita la possibilità di “seguire e valutare la situazione macroeconomica e finanziaria dei suoi membri, compresa la sostenibilità del debito pubblico, e analizzare informazioni e dati pertinenti”, ruolo che ad oggi spetta solo alla Commissione insieme alla Bce . Pertanto, è evidente che il Fondo Salva-Stati incrementa e amplifica notevolmente il suo potere, anche per il fatto che non sono previsti cambiamenti nei criteri di voto che sono lo specchio dei rapporti di forza all’interno dell’organismo.

Di fatto questo sistema riconosce ad alcuni Paesi delle condizioni di forte vantaggio. In sintesi, considerato che il diritto di voto non è capitario, ma è diretta conseguenza del valore della propria quota versata al fondo, la Germania (27%) e la Francia (20%) avranno la possibilità di bloccare o comunque influenzare fortemente qualsiasi decisione semplice o d’urgenza. Inoltre, il nuovo MES include altre novità sostanziali che andrebbero analizzate con maggiore attenzione. Viene istituito un paracadute da 70 miliardi di euro per aiutare i paesi a risolvere le proprie crisi bancarie nel caso di carenze di fondi. Viene introdotto anche il backstop e cioè la possibilità di utilizzare il MES come fondo per le risoluzioni bancarie (ossia le ristrutturazioni gestite da autorità indipendenti). Inoltre, vengono istituite anche nuove procedure per la ristrutturazione del debito pubblico, ossia una riduzione concordata del valore del prestito fatto allo Stato: in pratica i creditori (tutti i sottoscrittori dei Titoli di Stato) vedrebbero decurtata la cifra che attendono in restituzione.

La ristrutturazione del debito, pur non essendo un requisito necessario per la concessione del credito, con le modifiche al MES diventa più semplice perché prevede un voto unico di tutti i creditori e non, come in precedenza, un voto separato per ogni tipologia di credito (Titolo di Stato) detenuto. Pertanto, il vero pericolo è che è il controllo finanziario sul debito dei paesi passi dalla Commissione al MES e che si stabilisca che in caso di prestito si debba procedere obbligatoriamente a una ristrutturazione del debito. Anche in questo caso salterebbe qualunque criterio di bilanciamento politico e prevarrebbe, ancora una volta, solo un approccio meramente tecnico.

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