martedì, 10 Dicembre, 2019
Attualità Editoriale

Sos dei collaboratori di giustizia a Lamorgese

Un appello al ministro Lamorgese, affinché assegni al più presto la delega della presidenza della Commissione centrale per le misure di protezione dei collaboratori di giustizia ad uno dei Sottosegretari del suo Dicastero, in modo da avere un interlocutore istituzionale per le loro richieste.

Il testimone di giustizia, Giovanni Sollazzo, segretario della neonata associazione Sostenitori dei collaboratori e dei testimoni di giustizia (di cui è presidente onorario il massmediologo Klaus Davi) dalle colonne de la Discussione, lancia un grido di aiuto alla titolare del Viminale nella speranza che non venga fatto passare altro tempo.

Secondo i dati, aggiornati al mese di marzo di quest’anno, i collaboratori di giustizia in protezione sono 1208, mentre 51 sono  i testimoni di giustizia che, insieme ai loro familiari, ricevono assistenza e protezione attraverso le articolazioni territoriali del Servizio Centrale di Protezione e della pubblica sicurezza.

Le loro condizioni di vita, tuttavia, non sono delle migliori…

Segretario, perché avete costituito l’associazione Sostenitori dei collaboratori e dei testimoni di giustizia?
“Tutto è nato dall’idea del nostro testimonial, Luigi Bonaventura, della moglie e di altri che, precedentemente, hanno creato delle pagine sui Social con l’intento di fare rete fra tutti gli appartenenti ad un programma di protezione e i cosiddetti denuncianti, ben sapendo che, essendo abbandonate dai familiari, dalla società civile, e delle istituzioni, queste persone sono condannate all’isolamento. Grazie all’associazione, ci facciamo conoscere e portiamo avanti le nostre battaglie”.

Quali sono le vostre rivendicazioni?
“Innanzi tutto che vengano tutelati i diritti dei collaboratori e dei denuncianti e, soprattutto, dei loro familiari; dei nostri figli i quali sono i primi a pagare un prezzo altissimo dalla società civile ed alle istituzione. Vogliamo uguali diritti per tutti i figli: che non ci siano denuncianti di serie A e di serie B”.

Molti pensano, evidentemente a torto, che conducete una vita privilegiata…
“Il collaboratore di giustizia che decide di collaborare con lo Stato lo fa a seguito di un mutamento interiore, non perché ha bisogno di uno sconto di pena o perché vuole qualcosa in cambio. Vuole cambiare e, soprattutto, vuole sottrarre la sua famiglia ad un destino di morte. Ha voglia di vita, di una nuova vita. Ecco perché deve essere reinserito nel tessuto sociale, non discriminato e non abbandonato. Viviamo senza protezione, le nostre famiglie sono discriminate e costrette a vivere da invisibili, sempre nell’anonimato e ci vengono negati i diritti fondamentali”.

In che senso?
“Il cambio di generalità, tanto per dirne una, non esiste; al massimo ti danno un documento di copertura che vale soltanto nella città in cui ti hanno trasferito o nella provincia. Ti dicono che non devi dire chi sei o da dove vieni, però non ti trovano una collocazione lavorativa. Vivi in una casa in affitto, senza fare nulla. È ovvio che il vicinato si chiede: chi è questa persona che viene da un’altra regione? Come fa a pagare l’affitto senza avere un’occupazione per mantenersi? Il primo passo deve essere quello del lavoro, perché la gente ti identifica per quello che fai. O, forse, per protezione dobbiamo intendere solo il momento in cui ci accompagnano a deporre nei processi? Vuole un altro esempio di discriminazione?”.

Prego…
“La scuola. I nostri figli non li iscriviamo noi personalmente; ci pensano gli uffici deputati. Quando danno il cedolino della scuola, a differenza delle altre famiglie. siamo costretti a ritirarlo in segreteria. È logico che gli altri genitori si fanno delle domande…”.

Sui social che reazioni  avete avuto finora?
“Abbiamo trovato tanta solidarietà; solo adesso si inizia a parlare di questa tematiche che fino a poco tempo fa erano dei tabù. Lo dimostrano le migliaia di utenti che seguono la nostra pagina Facebook. La gente ci chiede di andare avanti”.

Che appello si sente di lanciare al ministro Lamorgese?
“Mi appello alla sensibilità del Ministro, affinché assegni al più presto la delega della presidenza della Commissione centrale per le misure di protezione dei collaboratori di giustizia ad uno dei Sottosegretari del suo Dicastero, perché, al momento, non abbiamo interlocutori ai quali rivolgere le nostre istanze”.

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