giovedì, 27 Febbraio, 2020
Attualità Editoriale

Tasse auto, a dicembre nuovo balzello. L’ira dei consulenti: Documento di circolazione costo assurdo

Se la richiesta è ridurre le tasse sull’auto, l’obiettivo del premier Conte per il quale ha chiesto aiuto a tutti i ministri, rischia di cadere nel vuoto. L’auto degli italiani rimane la proprietà più tassata – ogni giorno gli automobilisti italiani versano allo Stato 200 milioni – calcolando tutti i costi aggiuntivi per la circolazione: accise sui carburanti, bollo, assicurazione, Iva, per una cifra totale che supera i 74 militari l’anno, ad essere pignoli 74.4 miliardi. Ultimo balzello che peserà sulle tasche dei cittadini scatterà dal primo dicembre, data in cui lieviteranno i costi per le pratiche auto con l’entrata in vigore del Documento Unico di Circolazione.

“Dal primo dicembre, con la procedura del PagoPa”, si conferma in una nota di presentazione, “obbligatoria per tutti gli studi di consulenza, l’aggravio dei costi per le tasche dei cittadini italiani sarà di circa dieci euro per ogni pratica”.

Il disappunto per il rincaro è stato lanciato da Paolo Colangelo, presidente della Confarca (confederazione italiana che rappresenta le scuole guida e gli studi di consulenza) durante la riunione confederale che si è tenuta a Catania, dove hanno partecipato più di duecento studi di consulenza.

Durante l’incontro, – si fa presente in un comunicato dove di critica la decisione di introdurre l’aumento -, sono stati esaminati, insieme ai formatori di Aci, tutti gli sviluppi sul Documento Unico di Circolazione che entrerà in vigore dal prossimo mese, evidenziando che con la procedura del PagoPa ogni pratica costerà dieci euro in più. “Ci sembra davvero assurdo” – afferma Colangelo, “visto che l’introduzione del Documento Unico di Circolazione non avrebbe dovuto avere alcun costo aggiuntivo per il cittadino”. “L’introduzione del PagoPa nelle procedure non ci vede affatto d’accordo”, aggiunge il presidente di Confarca nel chiedere, ”un intervento affinché non ci sia un aggravio di costi che arrecherà di sicuro un danno alla categoria”. Il balzello si aggiungerà ai tanti costi che rendono le automobili, per lo Stato italiano, un vero affare. I 38 milioni di veicoli che circolano nel territorio nazionale fruttano 74,4 miliardi di euro ogni anno. Si tratta della somma dei ricavi generati, di cui possiamo fare l’elenco; per accise sui carburanti lo Stato incassa 35,9 miliardi di euro; per l’Iva sulla vendita dei veicoli 18,3 miliardi; dagli introiti generici 11,6 miliardi; dal bollo auto 6,8 miliardi di euro e da 1,8 miliardi di tasse alla vendita. Facendo una rapida divisione, ogni giorno, gli automobilisti italiani “pagano” una tassa più o meno occulta allo stato per un valore superiore ai 200 milioni di euro.

Una cifra molto importante, frutto di accise, imposte varie e del bollo che gli automobilisti versano annualmente. A far sentire la loro voce critica sono le associazioni di Autotrasporto, che per motivi di lavoro si sentono i più tassati, che sollecitano il Governo a prendere contromisure per un settore che è da anni entrato in crisi per gli eccessivi costi di gestione.

“L’autotrasporto italiano è in ginocchio, gravato da un conto spese letteralmente esploso per oltre 1,2 miliardi in più all’anno”, calcola l’associazione “Trasportounito” che rappresenta l’insieme delle sigle.

L’associazione ha compiuto un’analisi delle principali voci di costo. Secondo Trasportounito ciascun veicolo industriale, che trasporta merci per conto terzi sulle strade italiane, risulta gravato da un incremento complessivo dei costi pari a 4.092 euro su base annua. Per una bolletta totale di oltre 1,2 miliardi di euro.
Nella lista dei rincari, in gran parte ad andamento variabile e quindi imprevedibili, figurano il costo del gasolio che ha avuto un rincaro del 6%, i pedaggi autostradali con un  aumento medio del 2,74 %, per rincari record su alcune tratte della rete; il costo del personale dipendente e i costi amministrativi. “Ciò che sta letteralmente annientando i bilanci delle imprese”,scrive l’associazione in una nota, “è il costo di accesso al credito; con spese vive operative che devono essere coperte in tempo reale, gli autotrasportatori incassano invece quanto di competenza per i servizi di trasporto resi a 90 giorni dalla data fattura, il che significa 120 giorni”. Quindi burocrazia e costi aggiuntivi che creano guai a tutti. Eppure l’Italia non è sola nel tartassare gli automobilisti, il nostro Paese è superato da altre nazioni che però offrono servizi migliori, ad iniziare, ad esempio, dalle autostrade che costano molto meno o sono gratis, dove la tassazione del bollo è bassa o inesistente. A ricavare maggior incassi dalla tassazione sulle automobili è la Germania. Ma non è affatto il Paese più esoso. I cittadini tedeschi, infatti, pagano ogni anno 52 miliardi di euro tra accise e bollo, mentre in Italia ci fermiamo a 43 miliardi di euro. In Germania, però, circolano più auto che in Italia e la tassazione su ogni singola autovettura è inferiore rispetto a quella del nostro Paese.

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