venerdì, 1 Luglio, 2022
Salute

Mamme a 40 anni, in poche concepiscono spontaneamente

Diventare genitori, oggi, è diventata una sfida economica e sociale per i giovani e appare, quindi, lecito chiedersi se esiste un’età migliore di altre per avere un figlio. Date tutte le difficoltà si cerca di rimandare ma secondo l’American Society for Reproductive Medicine, la possibilità di concepire spontaneamente all’età di 40 anni è pari al 5% ad ogni ciclo, purché la donna ovuli regolarmente e l’uomo abbia una qualità seminale sufficiente – afferma Daniela Galliano, medico chirurgo in ginecologia, ostetricia e medicina della riproduzione, Direttrice del Centro IVI di Roma – Non solo, all’aumentare dell’età della donna aumentano i rischi durante la gravidanza, non solo per la madre, ma anche per il bambino”.

“Per la madre – aggiunge – c’è un rischio maggiore di diabete gestazionale e ipertensione associata alla gravidanza, che possono essere trattati. Anche il rischio di parto cesareo e parto prematuro è più elevato, così come il rischio di aborto nel primo trimestre aumenta a partire dai 35 anni. La gravidanza di per sé è sempre un fattore di rischio, anche in giovane età ci possono essere complicazioni che non possiamo escludere. Non si può non tenere in considerazione il fatto che l’impatto di una gravidanza sul fisico di una over 40 può essere tollerato con più difficoltà rispetto ad una donna di 20 o 30 anni”. Diventare mamme quando si è più adulte può significare un migliore sviluppo affettivo del bambino, un ambiente economicamente più stabile e, di conseguenza, maggiori possibilità di garantire una buona istruzione. “Spesso le donne che vogliono un figlio a quest’età maturano una decisione ponderata, frutto di lunghe riflessioni. Questo le può rendere più preparate, sia a livello psicologico che fisico. In ogni caso, la gravidanza ad ogni età, è un cambiamento positivo che porta gioia, entusiasmo e vitalità” commenta Galliano.

Oltre i 43 anni, però, le probabilità di portare a termine una gravidanza con i propri ovociti sono molto basse; quindi, è spesso consigliato di ricorrere agli ovociti di una donatrice. In generale i trattamenti di fecondazione assistita sono comunque sconsigliati in donne con più di 50 anni, anche se ancora potenzialmente fertili: oltre questo limite d’età, infatti, potrebbero insorgere rischi e complicanze da non sottovalutare sia per il figlio che per la futura mamma. “Oggi la scienza ci viene in soccorso per non dover rinunciare al sogno di genitorialità e, attraverso nuove tecnologie disponibili e studi a disposizione come la diagnosi genetica preimpianto che rileva la presenza di eventuali anomalie genetiche, è possibile accorciare le tempistiche legate ai tentativi di concepimento, riducendo gli aborti ed evitando il trasferimento di embrioni anomali” dichiara Galliano.

La PMA, Procreazione Medica Assistita, comprende una serie di tecniche, finalizzate al raggiungimento di una gravidanza. La tecnica più semplice, l’inseminazione artificiale, consiste nell’introduzione del liquido seminale all’interno della cavità uterina. Nel caso in cui non si dovessero raggiungere i risultati sperati, si passa a tecniche più complesse come la FIVET, Fecondazione In Vitro e Trasferimento dell’embrione in cui, dopo una fase di stimolazione ovarica, gli ovociti vengono prelevati dal corpo della donna e fecondati dagli spermatozoi in laboratorio.

La PMA è presente sul territorio italiano dal 2015, rappresentando un punto di riferimento per molte delle coppie che prima di allora dovevano recarsi in paesi in cui la legislazione è più inclusiva per quanto riguarda la Procreazione Assistita, come per esempio la Spagna. “Non è più necessario recarsi all’estero per realizzare percorsi di riproduzione assistita con noi, nelle nostre cliniche disponiamo degli stessi standard qualitativi, la tecnologia e le tecniche più avanzate che contraddistinguono il brand IVI nel mondo – conclude Galliano – la medicina riproduttiva contribuisce a ridurre al minimo i rischi associati alle gravidanze tardive. In IVI sappiamo bene che il tempo, influendo sulla fertilità, incide negativamente sulle possibilità di diventare genitori. Sottoporsi a un trattamento di riproduzione assistita è una necessità urgente per molte persone che non possono permettersi di rinviare il loro progetto di avere un figlio: per questo siamo felici di agevolare il più possibile il percorso dei nostri pazienti, perché il loro sogno non venga posticipato”.

Sponsor

Articoli correlati

Adolescenti e genitori ai tempi del Covid-19

Licia Fantini

Allattamento esclusivo al seno solo per 23,6% donne

Redazione

Famiglia, Bonetti: “Assegno unico universale svolta storica a favore delle nuove generazioni”

Redazione

Lascia un commento