mercoledì, 20 20 Novembre19
Economia

Sviluppo alternativo e il passaggio obbligato dall’economia lineare all’economia circolare 

L’utilizzo globale delle risorse è più che triplicato dal 1970 e potrebbe raddoppiare entro il 2050 se non si cambia rotta. Nel 2015 la Commissione europea ha adottato un piano d’azione per contribuire ad accelerare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare, stimolare la competitività a livello mondiale, promuovere una crescita economica sostenibile e creare nuovi posti di lavoro.

Il Circular Economy Network (CEN) è un progetto che si propone, sulla spinta della strategia europee, di stimolare nel nostro Paese uno sviluppo dell’economia circolare capace di sostenere le sfide climatiche, ecologiche e sociali proposte dalla  green economy, accrescendo al tempo stesso la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. Il Rapporto del 2019, è stato redatto valutando le performance sui macro settori indicati dal Piano d’azione sull’economia circolare adottato dall’UE: la produzione, il consumo, i rifiuti, il mercato delle materie prime seconde, innovazione, investimenti e occupazione nell’economia circolare. 

Nel confronto tra le 5 più importanti economie europee, la performance dell’economia circolare dell’Italia è risultata la migliore, superando nell’ordine quella del Regno Unito, della Francia, della Germania e della Spagna. Dalla ricerca e risultato che ogni anno un cittadino dell’Unione Europea genera in media 4,5 tonnellate di rifiuti, di cui circa la metà viene smaltita in discarica. È certo che questi numeri sono impressionanti e che non possono essere più sostenuti, sia dal punto di vista ambientale che economico. Purtroppo sono gli effetti collaterali della cosiddetta economia lineare, basata sulla produzione di un bene, il suo consumo e il conseguente smaltimento. È necessario che a questo sistema bisogna contrapporre con forza un modello di economia circolare dei rifiuti, che superi il concetto di fine vita della materia. Non si tratta di un obiettivo utopico, ma è senza dubbio complesso da raggiungere, non senza l’intervento congiunto di vari soggetti: dal legislatore ai produttori, dagli enti di salvaguardia ambientale alle infrastrutture per la gestione dei rifiuti, passando per il personale addetto alla raccolta e allo smaltimento.

E poi, in ultimo, ma non per importanza, il cittadino, che deve impegnarsi a seguire un modello di vita e di consumi ecosostenibile, che riduca al minimo la sua impronta ecologica.

Ma cosa in che consiste il modello di economia circolare dei rifiuti?

Per comprendere meglio il concetto di economia circolare, è sufficiente osservare ciò che accade in natura.

In natura, in effetti, non esiste il rifiuto. Tutto ciò che viene prodotto ha uno scopo e tutto ciò che diviene scarto si trasforma in nuova risorsa, innescando un circuito virtuoso che si autoalimenta.

Per economia circolare dei rifiuti, si intende un sistema in cui si supera il percorso produzione-consumo-smaltimento per sostituirlo con un modello, appunto, circolare, dove il prodotto di scarto finale viene re-immesso in circolo come (MPS) materia prima seconda.

Quindi, dopo il consumo e prima dell’eventuale smaltimento, è necessario attivare dei processi virtuosi come: la riparazione, il riutilizzo, il riciclo, cercando di mantenere il valore dei materiali e l’energia utilizzati nei prodotti nella catena del valore, riducendo così al minimo i rifiuti e l’uso delle risorse. Questo tipo di economia crea opportunità economiche e vantaggi competitivi su base sostenibile. Praticamente, la caratteristica principale dell’economia circolare è che non ci siano sprechi e che debba favorire la protezione, valorizzazione e il ripristino della biodiversità, utilizzando le risorse in maniera efficiente per favorire la crescita di una società globale sicura e sostenibile.

A ricoprire un ruolo centrale nello sviluppo di un modello di economia circolare dei rifiuti, quindi, è il mondo delle imprese, che deve iniziare a ripensare le fasi di progettazione, produzione e commercializzazione dei prodotti. Ed inoltre, non si può più prelevare materie prima dalla terra, ormai iper sfruttata e incapace di soddisfare le nostre esigenze, per realizzare un prodotto che, in pochissimo tempo, diventerà un rifiuto, magari anche di difficile smaltimento.

Contestualmente, per poter chiudere il cerchio, il consumatore dovrà imparare ad allungare il più possibile il ciclo di vita di un prodotto o di un materiale, abbandonando quella cultura dello spreco che si è diffusa in particolare negli ultimi decenni.

Il passaggio da un modello di economia lineare ad un’economia circolare presuppone, un vero e proprio cambio di paradigma, una deviazione netta rispetto al percorso compiuto fino ad ora. In definitiva, necessita un approccio sistemico che richiede delle trasformazioni in ambito normativo, economico, sociale ed educativo. Un processo essenziale per il nostro futuro e di quello del pianeta, che coinvolge tutti, nessuno escluso, dal produttore al consumatore, dalla catena di distribuzione alla gestione dei rifiuti.

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