giovedì, 21 20 Novembre19
Attualità Editoriale

Cyberbullismo, parla il difensore delle vittime

Nel 2013 Carolina Picchio, appena 14enne, si lanciò dalla finestra di casa dopo essere stata vittima di episodi di cyberbullismo. Purtroppo, nonostante gli sforzi delle istituzioni, la lista dei suicidi si è ulteriormente allungata.

Stando ai dati diffusi dal presidente dell’Istat nel corso dell’audizione alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza del 27 marzo scorso, il cyberbullismo ha colpito il 22,2% di tutte le vittime di bullismo. Nel 5,9% dei casi si è trattato di azioni ripetute. La maggior propensione delle ragazze/adolescenti a utilizzare il telefono cellulare e a connettersi a Internet le espone di più ai rischi. Tra le 11-17enni il 7,1% delle ragazze che si collegano ad Internet o dispongono di un telefono cellulare sono state oggetto di vessazioni contro il 4,6% dei ragazzi. 

Di fronte a certi episodi c’è chi come l’avvocato Giuseppe Fortunato, difensore civico della Regione Campania, nonché candidato al ruolo di “Mediatore europeo”, ha deciso di rimboccarsi le maniche per dare un aiuto concreto alle vittime.

In questo modo è nata la figura del Difensore della cybervittima.

Giuseppe Fortunato

Avvocato Fortunato: di che cosa si tratta?
“L’iniziativa nasce da un’intesa tra la Società italiana di medicina dell’adolescenza, l’Associazione nazionale dei difensori civici italiani e Civicrazia, una rete di oltre 4mila associazioni che si occupa della tutela dei diritti della persona. 

Ho ricevuto l’incarico di presentarne i contenuti nel corso del convegno scientifico della Società italiana di medicina dell’adolescenza che si è svolto a Sorrento”.

Cosa vi proponete di fare?
“Considerando che quella della vittima del cyberbullismo è una situazione da pronto soccorso, abbiamo pensato a uno strumento operativo per fornire un aiuto concreto alle vittime di cyberbullismo, evitando analisi e accademie.

Molte volte, anche con le migliori intenzioni del caso, si rischia di dare risponde non adeguate. Al contrario per approcciarsi a situazioni di questo genere occorre l’intervento di una equipe composta da vari professionisti (psicologici, medici, sociologi, avvocati, ecc.) in grado di assistere soggetti deboli, particolarmente fragili, che vengono a trovarsi in situazioni terribili”.

Quale è la strategia che seguite?
“Per essere quanto mai concreti abbiamo costruito un acronimo “C.e.r.c.a”  che unisce cinque semplici concetti da ricordare”.

Ce li vuole spiegare?
Certamente. “C” come consapevolezza, nel senso che il ragazzo o la ragazza vittime di cyberbullismo devono prendere consapevolezza di quello che stanno vivendo. È la presa di coscienza che spinge a chiedere un aiuto specializzato. 

Bisogna  rispondere in modo adeguato alle diverse forme di cyberbullismo, come, ad esempio, il flaming (la violenza verbale e volgare) o il “doxing”, ossia la diffusione di informazioni private e personali”.

E poi?
“E sta per evitare il bullo: infatti, non ci si può illudere di redimerlo. Si tratta, sicuramente, di soggetti che hanno bisogno di cure, ma questa non deve essere una preoccupazione di chi subisce gli episodi. R sta per riferire: in ogni scuola c’è un docente formato o, in ogni caso ,ci si può rivolgere al difensore della cybervittima (difensoredellacybervittima@gmail.com). 

Non bisogna vergognarsi di nulla. Ricordo a tutti che è vietato diffondere in rete le notizie private, vere o false che siano. Spesso gli adolescenti fragili, pensando che le offese contro di loro abbiano fondamento, si chiudono in se stessi, vergognandosi. Ci sono troppi suicidi e, come ha scritto una delle ragazze che si è tolta la vita, le parole sono peggio delle botte. 

E poi?
“La seconda C sta per cancellare: l’adolescente può cancellare o far cancellare le notizie che lo riguardano, richiamando la legge sul cyberbullismo. Se entro 24 ore non fanno sapere nulla oppure se entro 48 non hanno cancellato, si può segnalare il tutto al Garante della privacy (che provvede entro 48 ore)”. L’ultima lettera, la A, sta per la richiesta di aiuto”.

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