sabato, 18 Settembre, 2021
Lavoro

Verso lo sciopero nazionale dei lavoratori Auchan e Sma

È in programma il prossimo 30 ottobre lo sciopero nazionale dei lavoratori Auchan e Sma. Il tutto in concomitanza con l’incontro al Mise richiesto dai sindacati nell’ambito della vertenza per la fusione con Conad. 

La protesta, che riguarda l’intera rete, comprese le sedi e la logistica, con un presidio dei lavoratori sotto al Ministero avviene dopo la rottura delle trattative sul passaggio dei primi 109 punti vendita Auchan-Sma a Conad.

In una nota la Filcams-Cgil  accusa la Conad di non aver voluto “garantire la salvaguardia occupazionale dei circa 5.700 dipendenti della prima parte della rete vendita che passa agli imprenditori associati alla cooperativa”, denunciando, nel contempo, che non ci sono buone prospettive  per gli altri 12mila dipendenti. I sindacati chiedono l’intervento urgente del Ministero dello Sviluppo Economico per “sorvegliare e verificare la reale fattibilità del piano”.

“Se Conad è una buona alternativa alle difficoltà di Auchan – spiegano – lo deve essere per tutti e non solo per la parte che gli interessa e se ci sono soggetti interessati all’acquisto di altre parti, vogliamo garanzie e certezze, anche da parte loro”.

Il rischio che vedono le sigle sindacali è che “le criticità verranno gestite in modo frammentato nei vari territori senza un governo centrale che garantisca la salvaguardia occupazionale e la dignità del lavoro”. 

La catena Auchan-Sma, presente in 12 regioni italiane, è composta da 269 punti vendita per un totale di 18mila dipendenti. Il piano di Conad prevede diverse tappe. Da ottobre 2019 a febbraio 2020, sarà organizzato il passaggio dei primi 109 punti vendita, individuati tra quelli coerenti con le caratteristiche della rete Conad, di cui 12 ipermercati per un totale di quasi 5700 lavoratori. I sindacati sottolineano però che “Auchan e Conad sono due realtà completamente diverse: una multinazionale a gestione fortemente centralizzata la prima, un consorzio di concessionari e soci, anche piccoli, la seconda”. 

Il loro timore è che “dopo il passaggio dei punti vendita verso i singoli imprenditori associati alle cooperative si possa determinare un forte peggioramento delle condizioni di lavoro che deve essere arginato attraverso il rispetto delle relazioni sindacali”.

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